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Alium Silere Quod Voles, Primus Sile

IL LAMENTO DELLA POVERA VEDOVA

Taci tu prima, se vuoi che altri taccia. Il passaggio delle consegne.

Signore mio, sono letteralmente sconcertata. Tutto ciò che ha sentito, visto e toccato con mano durante questa ultima campagna elettorale mi ha depresso. Scontri verbali, virtuali, via terra, via etere, tranelli, tradimenti, accordi sotterranei e trasversali. Cose dell’altro mondo. Neppure Trump è ricorso a simili strategie.

Mia cara, dai tempo al tempo. Se sono rose, fioriranno. Se, invece, hanno seminato vento, raccoglieranno “Tempesta”. Sai cosa ti dico? Per fortuna la Meloni ha incontrato uno “Biondo”, altrimenti avrebbe proposto la candidatura di Biagio. Altro che “Tempesta”, sarebbe stato un ciclone che avrebbe fatto piazza pulita.

Signore, non sono sicura delle notizie che ho ascoltato strada facendo. Sembrerebbe che il grande Hidalgo si sia defilato dal sostenere Di Benedetto per favorire l’avversario. Questa operazione sotterranea gli avrebbe consentito di restare a bordo della “zattera” comunale. Vorrei che mi chiariste un concetto. Ma i due sindaci, l’uscente e l’entrante, non sono politicamente opposti?

Carissima, apparentemente è come dici. Nella realtà, però, esiste una regola inconfutabile. Gli estremi si toccano. Si sono sempre toccati. D’altronde i due schieramenti cui fai riferimento provengono da un parto gemellare incestuoso originato dal vecchio Partito Socialista. Lo hai dimenticato, forse?

Signore mio adorato, adesso ho capito perché, pur essendo di segno opposto, si sono abbracciati affettuosamente, con pacche sulle spalle e tante altre adulazioni reciproche. Non ho afferrato bene, invece, che cosa hanno sussurrato all’orecchio quando si sono baciati.

Cara la mia signora, le reciproche raccomandazioni sono racchiuse nella frase latina che ho citato in anteprima. Bada bene di leggerla attentamente, osservando le dovute sospensioni. Voglio aiutarti. In latino puoi leggerla correntemente così: “Alium silere quod voles, primus sile”. Nel caso specifico la frase è stata divisa in due tempi. Don Chisciotte ha detto all’orecchio del “Biondo”: “Taci tu prima”. L’altro ha risposto: “Se vuoi che altri taccia”. In queste poche parole è racchiuso tutto il loro segreto, i patti trasversali, i tradimenti a sinistra e gli accordi a destra. Questo è quanto la gente mormora e se il popolo parla significa che “Voce di popolo è voce di Dio”.

Signore, veramente avevo pensato che fosse stato uno scambio di affettuosità tra il vincitore e lo sconfitto. Devo rivedere i miei concetti. Allora, lo scambio del “pannolone”, il sorriso e la cessione della poltrona sono semplici atteggiamenti di circostanza.

Cara signora, è solo e sempre tutto virtuale. L’ombra di Don Chisciotte aleggerà sempre, giorno e notte, nella casa comunale per dominare ogni scelta “sindacale”. Ricordati che ai Quattro Cantoni “non si muove foglia se Don Chisciotte non voglia”.

Signore, una osservazione me la dovreste consentire. Voi siete un po’ in collera con l’Hidalgo perché, effettivamente, è uscito fuori dei gangheri quando lo avete punto nei suoi molteplici punti deboli. Una cosa mi è piaciuta in questo loro incontro. L’umiltà del “Biondo” nel chiedere aiuto a Don Chisciotte e l’immediata disponibilità di quest’ultimo nel mettersi a disposizione. Può darsi che nasca qualcosa di buono. Cosa ne pensate?

Carissima, voglio toglierti ogni dubbio sul mio inesistente risentimento per gi evanescenti apprezzamenti del grande Hidalgo. Per spiegarti meglio ti cito una breve frase di San Giovanni: “Vox clamantis in deserto” (Voce di chi grida nel deserto). Ovvero parole che si adattano a chi parla, ammonisce o predica inutilmente, perché non è ascoltato. Entriamo poi nel merito dei consigli e dei suggerimenti che Don Chisciotte potrebbe fornire al debuttante “Biondo”. Li elenco brevemente, altrimenti ci vorrebbero cinque o sei tomi scritti con carattere quattro. Sicuramente l’Hidalgo inizierà con il famoso “cronoprogramma” di cui ha parlato fino all’esasperazione. Dirà al “Biondo” che ne deve soltanto parlare, in qualsiasi circostanza, tanto si farà soltanto il “crono”. Il “programma” sarà opera dei posteri. Poi, passerà al PRG, spiegando al successore che ha impiegato dieci anni per presentare una pseudo idea alla fine del mandato. Lascia le cose come stanno perché è difficile parlare di sviluppo quando i cittadini abbandonano il territorio. Parlerà anche della Accord, dicendo che il Socio di maggioranza e A.D. si è dimesso perché non è riuscito ad accordare l’orchestra. Sorvolerà sull’Aeroporto del Parco finché non avrà trovato l’ala giusta, l’apparecchio e, soprattutto, chi ci vola. Eviterà di parlare del reclamizzato “Parco delle acque”, perché, come avrai notato, è andato tutto in acqua. Caldeggerà molto la metropolitana di superficie, raccomandando al “Biondo” di prenderla tutte le mattine, portandosi dietro tutta la famiglia, onde evitare che anche questa, come l’aeroporto, venga disertata per mancanza di frequentatori.

Signore, che bella prospettiva! Comunque, dovete ammettere che si sono caldamente abbracciati con molto slancio.

Mia cara, non poteva essere diversamente. Soprattutto per evitare che la gente possa ancora credere al vecchio detto: “Gli asini litigano e i barili si sfasciano”. Ti prego, comunque, di non fare confusione tra pace e servitù. Ti spiego questo importante concetto con una citazione latina di Cicerone: “Et nomen pacis dulce est et ipsa res salutaris, sed inter pacem et servitutem plurimum interest. Pax est tranquilla libertas, servitus postremum malorum omnium, non modo bello, sed morte etiam repellendum”. Vale a dire: “Il nome di pace è cosa dolce, e la pace in sé è salutare; ma occorre notare la differenza grande che esiste tra pace e servitù. Pace è libertà tranquilla: servitù è l’ultimo di tutti i mali, da ricacciare non solo colla guerra, ma col sacrificio stesso della vita”.

Signore mio, mi avete creato problemi esistenziali con queste vostre affermazioni. A questo punto penso, se mi accettate ancora, di tornare da voi prima possibile. Velocemente. Specialmente adesso che ho l’opportunità di venire a cavallo. E così sia.

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