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Abruzzo, ma che caldo fa

Siccità, bollini rossi e temperature che si alzano progressivamente nel corso degli anni, con conseguenze gravi per l’agricoltura e non solo.

Fa caldo, tanto: e questi giorni di inizio estate segnano in tutta Italia una (ennesima) emergenza dal punto di vista climatico e l’Abruzzo non fa eccezione.

Pescara domani sarà tra le 10 città più a rischio in Italia a causa delle alte temperature: si raggiungeranno i 34 gradi di massima, con la minima che non scenderà sotto ai 20 gradi.

Diversa la situazione a L’Aquila dove si sforeranno, ugualmente, i 30 gradi, ma la forte escursione termica che caratterizza da sempre il nostro territorio consentirà di prendere fiato nelle ore notturne, con le minime attorno ai 15 gradi.

[Meteo L’Aquila, weekend a tutta estate]

In poco più di 50 anni, dal 1960 al 2015, le temperature medie in Abruzzo sono aumentate di 1 grado, con picchi sulla costa e sulle aree precollinari.

Il dato emerge dalla presentazione, avvenuta ieri, del Profilo climatico regionale, documento redatto dalla Regione Abruzzo nell’ambito del Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.

“C’è un evidente riscaldamento dell’atmosfera nella nostra regione, con un’intensificazione a partire dal 1990” ha sottolineato il Sottosegretario Mario Mazzocca. Il dato medio sulle precipitazioni, invece, non ha registrato sostanziali cambiamenti se riferito all’intero anno ma tra il 1991 e il 2015 le stagioni estive sono state notevolmente più aride rispetto ai 30 anni precedenti.”

Nello studio si sono analizzati i dati raccolti dalla fine dell’800 ad oggi e riguardano le serie storiche su temperature e precipitazioni di tutte le stazioni dell’idrografico regionale, su portata e altezza igrometrica dei fiumi, su popolazione e presenze turistiche, su imprese operanti in ricettività e ristorazione, sul numero degli incendi, sull’estensione del ghiacciaio del Calderone, sulla biodiversità montana e sulle calamità.

“Disporre di uno studio come questo – continua il Sottosegretario – consente di mettere in campo progetti per ridurre i fattori climalteranti ed è la base per tutta una serie di attività quotidiane per i cittadini, a partire dagli accorgimenti per migliorare l’efficienza degli impianti di riscaldamento o condizionamento delle abitazioni. Senza considerare le implicazioni sugli investimenti in agricoltura o in altri settori nei quali gli aspetti climatici giocano un ruolo chiave, come il turismo”.

Ed infatti è proprio l’agricoltura a risentirne maggiormente: danni per quasi un miliardo di euro, secondo una stima della Coldiretti.

Copagri Abruzzo lancia l’allarme: la crisi idrica sta arrivando anche in Abruzzo e non possiamo aspettare l’eventuale dichiarazione dello “stato di emergenza” anche qui per muoverci.

Il comparto agricolo regionale è già vessato dagli inaspettati ed imprevedibili esiti dei fenomeni naturali come il terremoto, le nevicate e gelate, le grandinate, dalla crisi inarrestabile del crollo dei prezzi dei prodotti e della perdita di quote di mercato, dall’ancora irrisolto problema degli ungulati in generale e dei cinghiali in particolare
Da tutto ciò NON può subire anche la sorpresa di razionamenti e/o interruzioni dell’acqua necessaria per irrigare i campi ed abbeverare il bestiame.
L’agricoltura NON è la “cenerentola” dei settori produttivi.
Per queste ragioni chiediamo al presidente – governatore della regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, ed all’assessore alle Politiche Agricole, Dino Pepe, l’immediata costituzione di una “cabina di regìa” con la presenza di tutti gli attori della “filiera acqua” atta non solo a monitorare la situazione ma anche a mettere in atto iniziative di vera e concreta “solidarietà” tra i vari comparti produttivi per sopportare gli eventuali sacrifici e tenere nel giusto equilibrio le necessità legate al consumo umano e civile.

 

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