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Ricostruzione, ritardi e stillicidio dei finanziamenti

di Fulgo Graziosi

Si rende urgente e indispensabile pensare alla stesura di un Testo Unico per le pubbliche calamità.

Non sono tutte rose e fiori le considerazioni espresse in questi ultimi tempi in merito all’avanzamento dei lavori della ricostruzione. Procedono con molta lentezza nei centri storici e ancora non partono con la dovuta tempistica nelle frazioni del Capoluogo. Che ci siano state delle scelte sbagliate e delle inesattezze nella valutazione delle priorità dei lavori da eseguire sono riflessioni alla portata di tutti, anche perché, in una città come la nostra, è difficile stabilire chi possa godere delle priorità, quando i cittadini del Capoluogo e delle frazioni sono sottoposti a identica tassazione fiscale e locale.

Se si dovesse usare correttamente questo metro, occorrerebbe intervenire prima sulle frazioni e poi sul Capoluogo, dal momento che la periferia non gode a pieno dei servizi connessi ai tributi versati. In sette anni, dalla data del sisma, abbiamo avuto la capacità di polemizzare con tutti. Tra di noi, con il Comune, con la Regione, con lo Stato e con l’Europa. Cosa abbiamo ottenuto? La sola irritazione degli Enti erogatori per il nostro modo di dialogare, non certamente consono alle regole dell’etica. Si potrebbe ottenere tutto sapendo presentare le legittime richieste.

Prima abbiamo aggredito politicamente il Governo di centro destra e, successivamente, abbiamo riservato lo stesso trattamento anche ai Governi di sinistra. Non è stato risparmiato nessuno. Sono stati istituiti degli Uffici speciali per l’esame e l’approvazione dei progetti, per la verifica delle procedure seguite nella esecuzione dei lavori e, infine, per l’analisi del riscontro contabile. In questo caso un filtro poteva benissimo essere eliminato.

Infatti la struttura preposta alla verifica delle procedure avrebbe potuto egregiamente assolvere anche alla verifica contabile, evitando lungaggini di sei o sette mesi per il passaggio delle pratiche da un settore all’altro. Tutto questo complesso movimento non è stato rilevato dal comune cittadino. Ha costituito, invece, una vera e propria sofferenza economica e psicologica per i materiali esecutori delle opere che, pur avendo effettuato sensibili anticipazioni economiche, hanno ottenuto il pagamento dei corrispettivi con oltre un anno di ritardo.

Gli interventi effettuati a seguito del terremoto dell’aprile 2009, bene o male e al di là di qualsiasi sterile polemica, avrebbero dovuto costituire un esempio pilota per le calamita naturali che si susseguono continuamente sulla penisola italiana. Ma così non è stato. Lo abbiamo verificato nei successivi terremoti del Centro Italia. Sono state seguite procedure diverse e più complesse e gli interventi di ricostruzione sono ancora in alto mare. È giunto il momento di effettuare una serena e pacifica considerazione. Il territorio nazionale, come abbiamo potuto constatare, appare quanto mai fragile e sismico dalle Alpi alla estrema periferia sud della Sicilia.

Non è più pensabile che annualmente, in alcuni casi a breve intervallo, si debba ricorrere a interventi governativi mai razionalmente risolutivi, in quanto le erogazioni finanziarie vengono effettuate a singhiozzo e soltanto dopo estenuanti proteste delle popolazioni colpite dai disastri naturali. Bisogna provvedere, con la massima urgenza e indifferibilità, alla redazione di un apposito Testo Unico per disciplinare correttamente le modalità di primo intervento e gli Enti preposti ad effettuare tali operazioni.

Coordinamento delle operazioni con il coinvolgimento delle Associazioni di volontariato qualificate. Individuazione del nucleo di coordinazione, reperendo il personale tra gli Uffici Statali e Locali, senza ricorrere a dispendiosi commissariamenti esterni. Organizzazione del nucleo di programmazione delle opere da eseguire con indicazione delle priorità per sicurezza, trasporti, strutture pubbliche e private, con impiego delle realtà statali e locali. Assegnazione alle entità locali e statali dei compiti di approvazione, verifica procedurale e contabile delle opere eseguite, conformi alla programmazione. Copertura finanziaria e modalità di erogazione dei finanziamenti predisposti. Modalità di collaudo delle opere e rendicontazione da parte degli Enti preposti alla gestione dei finanziamenti.

Questa proposta, partita proprio dalle colonne di questo giornale, non è stata ancora raccolta da nessuno. Né dalla Regione e neppure dai Parlamentari abruzzesi. Il corretto ordinamento delle procedure non interessa perché non provoca l’accensione dei riflettori sugli attori. È molto più efficace provocare l’attenzione della pubblica opinione ogni volta che si polemizza, forse anche ad arte, sul ritardo delle rimesse statali, anche perché questo polverone serve per mascherare, il più delle volte, ritardi, errori e omissioni commesse nella predisposizione degli atti programmatori e nei successivi adempimenti.

Eppure, una iniziativa del genere consentirebbe al proponente di salire sulla passerella della visibilità, quale riconoscimento per la soluzione di un annoso e importante problema di portata nazionale. Il razionale Testo Unico consentirebbe, oltretutto, un più spedito, corretto e trasparente dialogo con gli organi comunitari per tempestivi finanziamenti erogabili senza riserve, impostati sul metro della reciproca fiducia e affidabilità.

 

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