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Trasfigurazioni, di Domenico Nardecchia

Cool-tura, rubrica di Valeria Mancini*

 

Ieri la sala polifunzionale “Arnaldo Leone”, della casa editrice-agenzia grafica Arkhé, ha ospitato la presentazione del nuovo libro di poesie di Domenico Nardecchia, dal titolo “Trasfigurazioni”, edito da Arkhé.

 

L’autore è stato introdotto dalle parole di Maria Antonietta Pezzopane, anch’essa scrittrice aquilana, con alle spalle diversi premi e pubblicazioni, e da Alessandra Prospero, poetessa e lavoratrice presso Arkhé. Hanno entrambe descritto la poesia di Domenico Nardecchia come una poesia sensoriale, capace di far recuperare il senso della vita e di rendere l’amore tangibile.

Inoltre, Alessandra Prospero ha letto diverse delle poesie contenute nel libro, soffermandosi in particolare su quella che ha dato il nome al volume stesso. “Trasfigurazioni” è un titolo che parla di mutamento, di deformazione, che in tal caso ci introduce ad una poesia che erompe da schemi predefiniti, esattamente come avviene nella pittura che trasfigura la realtà e l’opera in copertina di Franco  Sinisi ne è un valido esempio.

Il discorso di Domenico Nardecchia è stato invece inusuale e al contempo molto interessante, al punto da rendere l’evento, finalizzato alla presentazione del suo libro, quasi un incontro volto a riflettere sul concetto di poesia.

“Il poeta è essenzialmente passivo: riceve, ringrazia, poi fa del suo meglio per trasformare tutto questo in parole e sa che questa esperienza non viene da lui, viene da un altrove!”: con questa citazione di Jorge Luis Borges spiega come secondo lui il poeta si faccia strumento di qualcosa che lo trascende, che lo attraversa, di qualcosa che non deriva direttamente da lui.

Successivamente ricorda una delle frasi più belle e famose di Pablo Neruda: “Voglio far con te ciò che la primavera fa con i ciliegi!”. Domenico Nardecchia ha spiegato che in queste parole si cela una profonda contraddizione poiché, in realtà, la primavera non fa e proprio per questo permette ai ciliegi di fiorire; la fioritura è resa possibile dal vento che, “toccando” le piante, le mette in condizioni di fiorire. Il linguaggio poetico è come il vento a primavera: apre scenari immaginari di raffigurazione divina.

L’autore ha riscosso in maniera evidente un gran successo, conquistando l’intero pubblico, di tutte le età, che ha partecipato attivamente con interventi e curiosità. Concluderei, infatti, proprio con una risposta data da Domenico Nardecchia ad un intervento del pubblico: “A scuola armiamo gli alunni con le armi della comprensione, pertanto siamo tutti troppo allenati a capire, ma non a sentire. Quando vi accostate a una poesia fatelo disarmati!”.

 

*Cool-tura, la rubriValeria Mancinica di Valeria Mancini per IlCapoluogo

«Sono Valeria Mancini, ho vent’anni e studio “Arti e scienze dello spettacolo” all’università La Sapienza di Roma. Sono un’appassionata di cinema classico, amante dell’irriverente e mai banale Billy Wilder. Trovo che non ci sia  nulla di più suggestivo del jazz.

Cedo costantemente al vizio della critica, non sia mai che io mi astenga dell’esprimere un giudizio… amaro o dolce  che sia.
“Non c’è parola che non nasca da un respiro che la genera e non c’è respiro se manca il palpito dell’esistenza”: questo è il mio credo quando si tratta di Cantare, ancor di più quando è il caso di Scrivere».

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