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Quando Vittorini portò L’Aquila oltreoceano

“Una valigia di cartone piena di libri verso una nuova vita oltreoceano”. Fulgo Graziosi ricorda così Domenico Vittorini, aquilano sconosciuto alla città natale, ma apprezzato e famoso a Philadelphia.

L’Aquila non ha solamente sognato per diventare una grande città nel territorio abruzzese e italiano. Ha allargato le vedute attraverso i propri figli, menti geniali, che hanno saputo esportare all’estero la cultura, la conoscenza, l’estrosità dei propri figli, che hanno reso la città famosa nel mondo. Quando L’Aquila Sognava nella puntata di oggi vuole rendere omaggio a Domenico Vittorini.

La Vita: da Preturo a Philadelphia

Nasce a Preturo nel 1892 in una famiglia patriarcale composta da cinque figli, di cui quattro maschi e una sola donna. I fratelli Carlo,Pietro, Ugo e Laura sono tutti deceduti. I genitori Andrea ed Enrichetta Papola non si opposero ai desideri e ai progetti del figlio Domenico, anzi ne incoraggiarono le iniziative. Questo intraprendente giovane, pur appartenendo ad una famiglia di consolidati imprenditori, era in grado di mantenersi autonomamente agli studi con i ricavati delle centinaia di lezioni di italiano, latino e greco che impartiva agli studenti del posto. Un assiduo allievo, nella stagione estiva, era il giovane rampollo della famiglia Cicchetti di Colle di Preturo. La stessa famiglia, poi, ospitava Domenico a Roma nel lussuoso palazzo di proprietà, ubicato in Via Volturno, a ridosso della attuale Stazione Termini, per consentirgli di frequentare l’Università.

Gli Studi

Giovanissimo, aveva compiuto da poco i 22 anni, si laureò in lettere antiche con il massimo dei voti e lode. Da ragazzo era stato colpito da poliomielite ad una gamba e camminava un po’ claudicante. Comunque, si recava a Roma usando la bicicletta, tempo permettendo, per cercare di correggere il suo piccolo difetto. Proprio attraverso questo esercizio e con una la perseveranza tipica del suo carattere, riuscì a correggere il difetto di deambulazione, tanto che non si notava più palesemente. In occasione della discussione della tesi, che i suoi docenti vollero in forma solenne, una coppia di mecenati americani presenti nell’aula magna, vollero complimentarsi con il giovane talento aquilano e lo invitarono in America, assicurandogli una collocazione di prestigio nella Università di Philadelphia top internazionale di studio.

La partenza

L’offerta fu alquanto lusinghiera. Più sorprendente fu la data di partenza, perché la coppia disse che avrebbero ospitato in casa oro Vittorini. Gli impegni familiari e di lavoro obbligavano gli stessi a tornare in America entro quindici giorni. Le spese di viaggio sarebbero state anche a loro carico. Domenico avrebbe dovuto preparare immediatamente i documenti, gli indumenti e il materiale necessario, per potersi presentare al Grand Hotel di Via Veneto a Roma. Dopo aver salutato i suoi, con una valigia piena di cultura, Domenico Vittorini si presentò puntuale a Roma. Il giorno dopo partirono alla volta di Napoli alla conquista di notorietà e di spazi culturali internazionali.

La professionalità e la sua docenza lunga 39 anni all’Università di Philadelphia

Domenico Vittorini non portava soltanto un bagaglio nozionistico. La vita in famiglia, accanto al padre imprenditore, bene o male, aveva inciso nella formazione del suo carattere particolarmente volitivo. Non si recava perciò in America con la solita valigia di cartone legata con lo spago. Portava con se un bagaglio culturale di tutto riguardo. Conosceva bene ben sette lingue parlate e scritte. Le cronache dell’epoca riferiscono che i corsi di Lingua e Letteratura Italiana di Domenico Vittorini fossero i più frequentati non soltanto dagli allievi, ma anche dagli intellettuali di Philadelphia, soprattutto quando le lezioni trattavano la critica letteraria, attraverso le cui analisi Vittorini riusciva a fornire degli spaccati, attraverso i quali gli astanti percepivano gli aspetti più significativi delle opere e lo stato d’animo degli autori. Alle volte affondava il bisturi della critica talmente in profondità, al punto di irritare gli autori oggetto di analisi, specialmente di quelli le cui opere apparivano palesemente mediocri.

Il rapporto con Pirandello

Non fu tenero neppure con Pirandello, anche se lo stesso viaggiava in quel periodo sulla cresta dell’onda di una particolare critica letteraria, dalla quale Pirandello amava tenersi a debita distanza. La stessa distanza non volle mantenere con Domenico Vittorini per una capillare e limpida analisi critica su “Il dramma di Pirandello”.

La Carriera

Domenico Vittorini non è stato soltanto un Docente, un Preside di Facoltà e un Pro Rettore dell’Università di Philadelphia. È stato anche un critico letterario attento, profondo e corretto. Forse tutti i critici vorrebbero ricevere apprezzamenti del tipo di quelli espressi da Pirandello nei confronti del Prof. Vittorini.
Sicuramente Pirandello nell’esprimere quei concetti ha voluto ripercorrere, in un sereno e severo esame introspettivo, le sue opere, attraverso le quali ha cercato di comunicare al mondo, agli uomini, alla società i propri stati d’animo e i travagli interiori legati all’esistenzialismo del momento. Ha insegnato all’Università di Philadelphia per 39 anni consecutivi. È statoPresidente dell’Associazione Americana degli insegnanti di Lingue Moderne ed Editore associato della rivista letteraria “Symposium”. Oltre al saggio critico su Pirandello ha scritto più di venti libri in inglese, donati dal fratello Ugo alla Biblioteca Provinciale dell’Aquila.

La morte – il cordoglio della politica

Una mattina del 1958, alle sette, la nostra Radio annunciò al mondo la scomparsa di Domenico Vittorini e il fior fiore della cultura delle anni ’50 si strinse attorno alla famiglia e all’Università di Philadelphia che aveva saputo catturare ed esaltare un genio della critica letteraria. Le ceneri di Domenico Vittorini e quelle della moglie sono state sistemate nella cappella di famiglia all’interno del Cimitero di Preturo.

Nemo profeta in patria

Dal 1958 l’Università di Philadelphia ha dedicato alla memoria del suo figlio adottivo due belle borse di studio da assegnare ai giovani meritevoli che riusciranno a laurearsi con il massimo dei voti, discutendo la tesi sulla Lingua e Letteratura Italiana. In molte Università nazionali conoscono Domenico Vittorini. Nella nostra città sono pochissimi, particolarmente nelle Scuole e nella stessa Università.

“Per intitolare una piazza a Domenico Vittorini la famiglia ha impiegato ben 23 anni. Il giorno dell’apposizione della targa stradale, il Sindaco dell’Aquila, Biagio Tempesta, disse che, in occasione di una sua visita ufficiale a Philadelhia, l’allora Rettore, con molto orgoglio, lo volle accompagnare a visitare lo Studio del Prof. Domenico Vittorini, sottolineando che era stato una guida efficace per tutti i Docenti e un luminare che aveva dato lustro all’Università, richiamando a Philadelphia ragazzi e studiosi da ogni parte dell’America. Una copia del volume “Il dramma di Pirandello”, tradotto in italiano da Albarosa Elia, in collaborazione con Gabriella Vittorini nipote di Domenico, si trova sistemata sulla scrivania dello studio nella casa di Pirandello ad Agrigento”.

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