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Il commiato di Don Chisciotte

IL LAMENTO DELLA POVERA VEDOVA

Signore, è iniziato il tempo del raccoglimento, delle riflessioni. Il tempo dei ricordi. Don Chisciotte, mestamente, si avvia verso la fine. Ha iniziato a sciogliersi come neve al sole. Ha scritto una lettera agli aquilani che ha un sapore strano. Non è un testamento. Non è una cronologica esposizione delle cose fatte. È una specie di confessione di fatti e misfatti che sono accaduti in questo ultimo decennio, che passerà alla storia per i grandi polveroni alzati e per le inutili polemiche con tutti quelli che non la pensavano come lui. Diciamolo pure tra di noi, non siete mai stato molto tenero nei vostri giudizi.

Carissima, ho notato che anche tu sei rimasta in silenzio per molto tempo. Oggi vorrei essere abbastanza lapidario nel fornirti i miei pensieri, altrimenti dovrei scrivere un libro per ogni argomento che hai trattato. Don Chisciotte non ha mai tenuto un’agenda aggiornata. Quindi, il raccoglimento non lo sfiora neppure. Le riflessioni non le ha mai fatte. I ricordi ne ha veramente pochi. Ha la memoria corta. Un nostro vecchio amico, Cicerone,  disse “Memoria minuitur, nisi eam exerceas” (la memoria ti diminuisce, se non la eserciti). A te sembra che Don Chisciotte abbia seguito questo principio?

Signore, può essere anche vero il vostro dubbio. Questa volta,però, ce la messa tutta. Dovremmo prenderne atto.

Mia cara, ti rendi conto di quello che dici? Hai letto attentamente questa specie di testamento, come tu lo definisci? A mio avviso ha tutto il sapore di una separazione consensuale tra due fidanzati che non si sono mai capiti, l’Hidalgo e gli amministrati. Mi devi dare atto che non ho mai offeso il grande Hidalgo. Lui, invece, ha rivolto a me attributi ed epiteti irriverenti, scaturiti forse da un esame introspettivo mentre si rimirava allo specchio. Prendo atto, comunque, che la lettera da te osannata, contiene due soli argomenti portanti di una lunga e decennale gestione amministrativa della città. Primo. “Lascio un grande progetto solo da completare”. Rifletti bene al gioco di parole. Non ha lasciato opere compiute, ma un solo progetto e, oltretutto, da completare. Ci troviamo nella fase del pensiero. Secondo. “La città non si è spopolata”. Ti sembra possibile? Sono diminuite, invece, le iscrizioni degli alunni presso le scuole cittadine. Se ne sono andati presso altri lidi da soli o con le rispettive famiglie?

Signore, da soli certamente no, ci sono andati anche fratelli e genitori. Comunque, non sono poi tanti.

Cara mia, ogni tanto mi torna in mente  l’amico Seneca perché ha coniato una frase che resterà indelebile nei secoli: “Dediscit animus sero quod didicit diu”, (Difficilmente dimentichiamo quello che con cura e lungo studio abbiamo imparato). Ho seguito attentamente tutto ciò che il grande Hidalgo ha detto e fatto in questo decennio. Perciò, ti dico, solo per ricordarti quanto affermato da Don Chisciotte qualche mese fa: “Abbiamo restituito l’abitazione a 44.000 cittadini, ne mancano soltanto 16.000 che rientreranno a breve scadenza. Bene. Se la matematica non è una opinione, 44.000 + 16.000 quanto fa, se non 60.000? Oggi, improvvisamente, gli abitanti aquilani sono diventati 72.000. Poco prima ti ho detto che sono diminuite le iscrizioni scolastiche. Da una notizia pubblicata pare che siano circa 4.000 alunni, più due genitori in media, in totale sono 12.000 abitanti in meno. Guarda caso è la stessa cifra che risulta aggiunta agli attuali 60.000 residenti dichiarati dall’Hidalgo.

Signore, non ritengo necessario cavillare per le discordanti citazioni dei dati. Forse era in via di esaurimento il toner, la stampa è venuta un po’ sbiadita e, nella lettura, il 7 è stato confuso con il 6. Cosa volete che sia. Una promessa, però, l’ha mantenuta. Alla fine ha presentato il Piano Regolatore e lo ha illustrato anche bene.

Mia cara, non dar retta a chiacchiere. Non è un Piano Regolatore, ma semplicemente una bozza di linee guida sulle quali si potrebbe iniziare a discutere. Anche qui c’è un piccolo, ma significativo, refuso. Ha affermato che il programma edilizio prevede uno sviluppo urbanistico per 135.000 persone. Se ne siamo 60.000, come ha pubblicamente dichiarato, gli altri 75.000 dove li andrà a prendere? Forse ho capito. Siccome l’Hidalgo è un fervente credente, aspetta la resurrezione dei morti. Allora, saremo anche di più. A meno che non si ponga una precisa datazione per la resurrezione. In questa ipotesi, credo abbia fatto decisamente riferimento ad una affermazione del vecchio Orazio “Multa renascentur quae iam cecidere”, (Molte cose rinasceranno che già caddero). Aspetta e spera! Soltanto per notizia, senza entrare nel merito dell’argomento, vorrei farti sapere che il PRG è un documento di programmazione e, come tale, andrebbe presentato all’inizio del mandato e non alla fine.

Signore mio, siete alquanto severo. Comunque, la ricostruzione del centro storico si è fatta.

Carissima, forse è il caso che ti sottoponga ad una accurata visita oculistica. Ho l’impressione che tu non veda troppo bene. Ma, non aveva promesso che in cinque anni avrebbe ricostruito il nucleo entro le mura? Bene. Fai pure un accurato giretto per la città e poi chiamami. Anzi fai una bella relazione, perché delle tue chiacchiere comincio a dubitare.

Signore, proprio nella lettera il massimo cittadino ha scritto che L’Aquila sarà tra le settanta città più belle d’Europa.

Carissima, mi sembra un pochino esagerata la previsione. Ma, inizialmente, non aveva detto che sarebbe stata una delle più belle città della Comunità Europea? Nella sua ultima lettera mi sembra che la previsione sia collocata su una parabola discendente. Siamo stati declassati al settantesimo posto. Speriamo di mantenere la posizione.

Signore mio, i fabbricati del progetto CASE cadono a pezzi. Di chi sarà la colpa?

Mia cara, ti rispondo con una affermazione Omerica: di “nessuno”, ossia di “Ulisse”. Il tutto rientra nel magico disegno della demolizione del Progetto CASE, perché sulle piattaforme dovranno sorgere eliporti, nuovi edifici residenziali, scuole e altri centri commerciali. Non lo avevi saputo? Eppure, qualcuno lo ha detto attraverso gli organi di informazione. Lo ha ripetuto anche questa mattina. Informati.

Caro Signore, converrete con me che la circolazione stradale cittadina è migliorata di molto.

Cara signora, è vero. Le strade sono un colabrodo, piene di buche e sufficientemente idonee per scolare la pasta. I chiusini stradali sono ostruiti e non assorbono le acque piovane che scivolano come fiumi sulle sedi stradali. Le rotatorie per smaltire il traffico hanno palesemente dimostrato la carenza di ampiezza per assolvere ad un razionale funzionamento. Le colonne di autoveicoli sulle statali 80, 17 e 17/bis, raggiungono lunghezze inestimabili.

Signore, la cultura però è stata messa in bella mostra.

Carissima, ti riferisci, forse, ai “Cantieri dell’immaginario”? Certamente, qualcuno ha pensato bene di dare all’iniziativa una denominazione di effetto che facesse presa sulla pubblica opinione. Non è stato così. I cittadini sono stati disorientati, perché hanno pensato che l’immaginario potesse essere qualcosa che non esiste. Qualcosa che alberga nella mente di chi sogna solamente. Molti, per associazione di idee, hanno rispolverato il De Bello di Cesare, estrapolando questo esauriente concetto: “Communi fit vitio naturae, ut invisis, latitantibus, atque incognitis rebus magis confidamus, vehementiusque exterreamur”, ovvero (E’ un vizio comune e naturale che noi crediamo alle cose mai viste, che sfuggono alla osservazione, e sono incongnite, delle quali rimaniamo sorpresi più che non delle cose che conosciamo).

Signore, secondo voi come si accomiaterà l’Hidalgo dai cittadini aquilani.

Mia cara, guarda bene la foto in apertura di questo scritto. Si separerà dai cittadini con un grande bacio. Infatti, nell’immagine il torero rappresenta Don Chisciotte e il toro, in un certo qual modo, vuole essere l’espressione dei cittadini che, inferociti, hanno cercato di incornare l’Hidalgo mentre combatteva nell’arena contro tutti, anche contro i mulini a vento. Un sospiro di sollievo, però, i cittadini aquilani lo trarranno per questa ragione. Sarà una pura coincidenza, ma la terra ha tremato continuamente per dieci anni di fila. Da quando Don Chisciotte ha cominciato a parlare di commiato, di passaggio del testimone, quasi per incanto, la terra ha cessato di tremare.

Signore mio, noto nella vostra espressione un tono di malinconia, di un latente dolore, quasi dispiacere.

Cara Signora, non posso negare che Don Chisciotte mi mancherà. È stato l’amico del cuore al quale ho dedicato le mie attenzioni. Ha costituito per un decennio la sostanza dei miei scritti. Non lo nego. Gli ho voluto bene. Altrimenti non gli avrei fornito tante dritte, tanti suggerimenti, tante soluzioni. Molte volte ha raccolto i suggerimenti, i consigli. Poche volte, peccando di presunzione, ha voluto fare di testa sua e ha inciampato rovinosamente, precipitando sulla pista della stazione aeroportuale. Comunque, siccome gli voglio ancora bene, vorrei accomiatarmi da lui, dall’uomo saggio che ritiene di essere, con una frase di un illustre nostro conterraneo, Ovidio Nasone: “Crede mihi, miseros prudentia prima relinquit”. Sai cosa vuol dire? Lo dico a te, perché tu riferisca al tuo protetto e lo trascrivo fedelmente: “Credimi: anche la più grande saggezza talvolta ha reso miseri gli uomini”. Perciò, che non si osannasse. Che non creda di essere il migliore, perché se si confronta con il prossimo si accorgerà di stare appena nella media. Un ultima considerazione. Non perda tempo ad individuare la “Povera vedova”. Non è un uomo come crede. E’ una donna che lo conosce molto bene. E’ una sua ex compagna del Liceo Scientifico. Purtroppo, veramente vedova. Lo abbraccio fraternamente con grande affetto. La mia casa è sempre aperta, anche se danneggiata dal terremoto. Può venire quando vuole, magari con te, Povera Vedova. E così sia. l’amico Seneca l’amico Seneca

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