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Cari candidati… lettera dalla terra dei lontani

di Claudio Robimarga*

 

Dalla terra dei “lontani”

«Cari candidati,

la “linea” politica in queste elezioni dovrebbe essere quella di dare voce alla gente, stando in mezzo alla gente, come si sarebbe dovuto fare nello spazio dalle ultime consultazioni a queste.

Stare in mezzo alla gente sempre e non allontanarsene appena è stata infilata la scheda nell’urna, isolandosi nel “palazzo”. Questo, al di là delle chiacchiere,  sarebbe il vero comportamento innovativo per chi si candida. Altro che le ammuffite riunioni in conventicole autopubblicizzate in maniera penosa.

I cittadini che hanno dato nel passato (votando e credendo) chiedono dopo le promesse un  ritorno di quanto hanno dato, nei fatti. E non essere lasciati come sempre dopo il voto, nella tribù dei “lontani”, isolati e inascoltati. Il compianto Italo Grossi si era inventato per il suo “Centro diritti del cittadino” il motto: per diritto non per piacere.

In poche parole: basta col chiedere “a cappello in mano” come al tempo dei baroni e basta col ringraziare le autorità (che noi con il voto abbiamo fatto diventare tali) per aver compiuto il loro dovere. Cioè quello per cui si propongono al tempo delle elezioni, per cui sono pagati e si fregiano di ruoli più o meno significativi.

Il ruolo, quando si ottiene (con il voto), vuol dire servizio e responsabilità verso il cittadino e il territorio. Un servizio che deve essere costante. Poche promesse  e più presenze nei nostri paesi in cui si articolano le nostre contrade. La campagna elettorale si fa tra un’elezione e l’altra e non solo a ridosso del voto, tipo  bancarelle alla “fiera della Befana”.

La buona campagna elettorale è quella che si fa in mezzo ai disagi  e alle continue e legittime richieste delle persone. Questo tipo di “campagna” si chiama impegno politico tra la gente, cioè tra quella a cui la “sovranità” appartiene (art. 1 della Costituzione).  La Costituzione parla di popolo sovrano e non di palazzo sovrano.

 

Ma dove vivono i “lontani”? I “lontani”  vivono in un ignoto territorio dove alcuni esploratori arrivano solo in “campagna elettorale”. E poi?  Poi gli esploratori scompaiono. E chi li vede più aggirarsi nei luoghi dove vivono i “lontani”. Meglio restare nel “palazzo” dove gli esploratori vengono ripresi dalle TV locali in atteggiamento altero e  battagliero se all’opposizione; o con espressione pensosa se della maggioranza. Il “palazzo” è bello, i “lontani” no.  I “lontani” servono solo per i voti. Le commissioni comunali sono belle e ben compensate (80 euro a riunione). Lì è bene essere presenti.  I “lontani” che restino pure nelle loro riserve. Riserve che chiamiamo con vari nomi per essere carini: borghi, frazioni, paesi, paesini. Ci abitano i “lontani” che non  danno né gettoni di presenza, né visibilità. Danno solo voti.

Quindi la campagna elettorale diventa l’apertura della caccia. Ai  “lontani” si dà l’impressione di diventare vicini. Ma non preoccupiamoci, resteranno “lontani”.  La dimostrazione è la solita da sempre.

Fate svolgere le elezioni e vedrete.»

*Movimento Culturale Paesi Nostri

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