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Quando lo sport tifava L’Aquila

di Francesca Marchi

Sono passati già da un po’ i tempi dell’Hip Hip Rossoblu e dello stadio conteso tra il calcio e il rugby.

Quando Natali, Chiarizia, Lopardi, Vespa Di Cola cercavano di attirare le attenzioni degli imprenditori verso lo sport e quando quest’ultimo tifava per L’Aquila.
I preziosissimi anni ’50, quando sul rettangolo di gioco aquilano si disputarono le partite di calcio olimpico Ungheria-India, Danimarca-Tunisia, Bulgaria-Repubbliche Arabe.
Partite viste dagli occhi di un cronista come Fulgo Graziosi, che per lo sport intraprende la sua carriera giornalistica, e che oggi racconta quelle emozioni con la stessa passione.
La palla ovale, per certi versi un po’ più marginale, rispetto al calcio ma comunque simbolo della città.

“I sogni, purtroppo, restano quasi sempre sogni. Questa volta non tanto per le disattenzioni amministrative, ma per un certo distacco della tifoseria locale che, in alcuni periodi, ha preferito recarsi fuori Provincia e fuori Regione per assistere alle competizioni sportive, snobbando le squadre e gli atleti locali, come nel caso del rugby, certamente più noti e apprezzati in Italia e in Europa che non in città” – spiega il vicedirettore Graziosi.

Acquasanta            

Sarà stata una pura coincidenza, ma il toponimo “Acquasanta”ha portato fortuna al completamento dello stadio. Bisogna dare atto ad un tenace Assessore allo Sport, Giampaolo Arduini, che, tra le pieghe dei finanziamenti dei Campionati Mondiali del Calcio di Italia ’90, riuscì a trovare dei fondi residui per il completamento dei lavori, sospesi e ripresi nel tempo per carenza di risorse eonomiche.

Stadio Fattori        

Lo stadio Fattori non ebbe la fortuna di ottenere significativi investimenti. Le uniche innovazioni sono state la collocazione del tabellone  elettronico della Cassa di Risparmio e la realizzazione dell’impianto elettrico per le gare notturne.

Sviluppo                  

Nel 2009 si accende un piccolo lumicino per poter riprendere asognare. L’Amministrazione Civica prende in considerazione l’ipotesi di ammodernare lo Stadio Fattori per ospitare qualche gara dei Giochi del Mediterraneo e di attribuire allo Stadio Acconcia le caratteristiche di impianto sportivo senza barriere. Il terribile sisma della primavera del 2009 fece naufragare sul nascere anche questo sogno. Comunque, lo stadio Fattori fu dotato della sala stampa intitolata  al giornalista aquilano Remo Celaia.

Pianificazione       

Nel 2012 Giampaolo Arduini ebbe l’intuizione di pianificare la dislocazione sul territorio dell’impiantistica sportiva e, forte della stretta collaborazione offerta da Francesco Aloisio, allora Presidente del Pantahlon, riuscì ad ottenere dalla Protezione Civile i rimborsi dei danni causati dalle tendopoli per rinnovare e restituire alla fruibilità gli impianti dell’Acquasanta, di Paganica, di San Gregorio, di Arischia e di Piazza d’Armi. Nello stesso anno, tra accese polemiche e referendum, avviene l’inversione di destinazione degli stadi: l’Acquasanta al calcio e il Fattori al rugby, oltre alla denominazione dell’Acquastanta, che viene sancita in “Stadio Acconcia e Gran Sasso d’Italia”. Avviene anche una poco accorta collocazione del Palazzetto dello Sport, offerto dai giapponesi, realizzato su un’area piuttosto insufficiente. Cade così definitivamente nell’oblio il vecchio sogno della Grande Aquila, che avrebbe voluto realizzare nella piana di Preturo “La cittadella dello sport”, ignorando, di fatto, le aspettative delle Frazioni che non credono neppure nella tanto osannata Città Territorio.

Auspicio                  

Vista l’abbondante disponibilità di impiantistica esistente nel Capoluogo, ci sarebbe da augurare che le locali Associazioni possano conseguire brillanti risultati agonistici in tutte le discipline sportive, onde concorrere alla ricostruzione sociale della Città Capoluogo di Regione. Per la razionale funzionalità dell’impiantistica sportiva, forse, si renderebbe necessario e indifferibile redigere un preciso regolamento per la gestione delle strutture, senza taglieggiare le Associazione, ma senza neppure rendere le stesse uniche titolari della gestione.

 

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