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Borse di studio non pagate, la denuncia di Udu

Gli studenti universitari aventi diritto alle borse di studio ancora non ricevono il pagamento della prima rata: è la denuncia di Udu L’Aquila (Unione degli Studenti Universitari).

“Gli articoli 3 e 34 della costituzione permettono a tutti gli studenti, capaci e meritevoli, ma privi di mezzi, di poter accedere all’istruzione universitaria”, – scrivono gli attivisti. “In Italia purtroppo troppo spesso non vengono rispettati. Lo scorso anno, con il cambio dei parametri nel calcolo dell’Isee, diversi studenti sono stati esclusi dalle graduatorie di borsa di studio pur mantenendo lo stesso reddito degli altri anni. Ci siamo ritrovati di fronte un fenomeno di studenti “falsi ricchi”, non più bisognosi grazie al nuovo metodo di calcolo dell’Isee.”

“Diverse famiglie hanno dovuto fare i conti con questa realtà e per questo come Udu, tramite il Consiglio Nazionale degli studenti universitari, chiedemmo un innalzamento delle soglie per adeguarle al nuovo calcolo per l’anno accademico 2016/17.”

“Grazie all’azione dei rappresentanti degli studenti dell’Udu all’interno della Conferenza Regione Università siamo riusciti a far approvare questo innalzamento; ma, consci del conseguente incremento del numero di idonei, pretendemmo dall’assessore la garanzia della copertura totale delle borse di studio in questo anno accademico, copertura che è stata ottenuta grazie anche agli incontri successivi avuti con l’assessore.”

“Quello che però oggi è inaccettabile è che gli studenti dovranno ancora aspettare per avere finalmente la borsa; dopo mesi a sperare e a dover fare i conti con le necessità economiche impellenti, si ritrovano oggi ad essere idonei beneficiari, ma a non poter ricevere ancora la prima rata di borsa di studio. Il passo avanti è stato fatto, ma per la parte economica della borsa dovranno ancora aspettare.”

“Chiediamo alla Regione un impegno concreto affinchè gli studenti ricevano nel minor tempo possibile la prima rata di borsa di studio.

“Studiare è un diritto che va tutelato – concludono – sul quale non abbiamo mai permesso di giocare e sul quale non possiamo più transigere che si temporeggi!”

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