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Acqua Santa Croce, contenziosi e veleni

Continua la battaglia dell’ingegner Camillo Colella, titolare della Sorgente Santa Croce SPA, contro coloro che, a suo dire, vogliono impedirgli di svolgere il suo onesto lavoro di imprenditore nel campo della distribuzione di acqua minerale.

Colella ha incontrato la stampa nella sala conferenza dell’Hotel La Dimora Del Baco nella mattinata di giovedì: l’imprenditore, affiancato dai suoi legali, si è lasciato andare ad un lungo sfogo.

Nel 2008 l’ingegner Colella rilevò l’azienda che era sull’orlo del fallimento, in poco tempo l’ha resa di nuovo competitiva ed il marchio Santa Croce è diventato protagonista sulle tavole degli italiani.

Qualcuno, a detta dell’imprenditore, non ha gradito il mancato fallimento dell’azienda e così ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote a Collela e soci tramite “un lavoro di deliberato ostruzionismo”. Il bando di gara è stato invalidato sulla base di motivazioni come quella delle conseguenze ambientali che il lavoro dell’azienda di Colella andrebbe a provocare.

I legali dell’imprenditore, gli avvocati Roberto Fasciani e Giulio Mastroianni ed il presidente dell’Ordine degli Architetti di Isernia Francesco Di Turi, hanno sostenuto che tutto ciò è ridicolo dal momento che la società si è limitata a rilevare uno stabilimento preesistente ed a migliorarne il funzionamento senza peraltro compromettere l’ambiente circostante.

Quanto al prelievo dell’acqua, esso si attesta attorno ad un settimo della quantità prodotta dalla sorgente per cui la portata del fiume Liri non ne è in alcun modo condizionata.

Da quando lo stabile è stato messo sotto sequestro, senza peraltro nessun preavviso, l’acqua viene scaricata tutta nel fiume con una crescente perdita di milioni e milioni di euro: un danno incalcolabile per la società che è pronta a chiedere il risarcimento ai diretti responsabili.

Riferendosi all’annullamento del bando vinto nel 2015 dalla Santa Croce, e alla successiva revoca della concessione, l’avvocato Mastroianni ha parlato di “provvedimenti a orologeria”, evidenziando come a Canistro si sia registrato un caso unico in Italia, considerato che ovunque vale il principio della continuità: in attesa del nuovo bando, normalmente si proroga la concessione esistente.

santa croce, camillo colella

Alla Santa Croce non è stata concessa, invece, nessuna proroga, che al contrario è stata concessa per la terza volta dalla stessa Regione Abruzzo alla Guizza di Popoli, con evidente disparità di trattamento e questo dopo che la Santa Croce si è vista annullare nel 2015 il bando vinto con un punteggio altissimo, perché la Regione lo aveva sbagliato.

“Per non parlare”, ha incalzato il legale, “della revoca dell’aggiudicazione, motivata da un Durc irregolare, cosa da noi contestata. Ci sono poi provvedimenti a orologeria come il sequestro di 8 milioni di litri d’acqua nel nostro stabilimento, disposto dalla Regione violando il nostro domicilio – ha rievocato ancora – avvenuto il giorno dopo il mancato accordo nei tavoli sindacali e dopo che la Regione ha permesso l’imbottigliamento a concessione revocata”.

Molte anomalie, per gli intervenuti, anche nel secondo bando vinto poi dalla Norda Spa e impugnato dalla Santa Croce.

“La Italiana Beverage, controllante della Santa Croce, è stata dichiarata inidonea”, ha ricordato Fasciani, “Davvero strano per una società che ha imbottigliato acqua minerale per 30 anni, che a Canistro ha stabilimento nuovissimo, un acquedotto da 4,5 chilometri, e poteva cominciare da subito ad imbottigliare con un marchio già affermato e riassumere”.

A tal proposito Colella, ha ricordato come l’assessore Lolli abbia assicurato che, con il nuovo bando, sarebbe arrivata a Canistro un grande player, ma di fatto la Norda non ha un metro quadrato di terreno per costruire un nuovo stabilimento, né nuovi acquedotti. “Sarà un iter lunghissimo”, ha previsto , “e ci sono due anni di tempo per cominciare a imbottigliare. Hanno illuso i lavoratori che solo ora cominciano a capire”.

E ancora la vicenda del diniego da parte della Regione di utilizzare l’acqua minerale della sorgente Fiuggino, di cui pure la Santa Croce detiene regolare concessione.

Una situazione che ha dell’incredibile per Colella e i suoi legali dal momento che la sorgente è a soli venti metri dall’acquedotto da loro utilizzato ma non si può realizzare alcun allaccio nonostante la concessione e questo mentre attaccati abusivamente all’acquedotto ci sono da anni, prima che subentrasse la Santa Croce, varie abitazioni privati, e anche una clinica, che non pagano l’acqua. E nonostante le denunce, nessuno interviene.

Colella ha poi ricordato che Iris Flacco, dirigente del settore da lui denunciata, ha ricoperto la carica di presidente della commissione dell’ultima gara a cui lui ha partecipato. “Si è trattato di un evidente conflitto di interesse. Ci sono fatti indizi e documenti che attestato un accanimento personale della Flacco nei miei confronti”.

“E anche Lolli, da me già querelato e sotto inchiesta, nei tavoli delle trattative ha preferito fare il sindacalista piuttosto che l’assessore alle attività produttive super partes”, ha accusato l’imprenditore, “Ed è grave anche che il presidente della Giunta, Luciano D’Alfonso, abbia taciuto, che la politica regionale buona non prenda posizione: solo il presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio, mi ha concesso udienza”.

Appare evidente che per venire a capo della spinosissima questione occorreranno anni: “Ma io non mollo, a Canistro non vendo e non affitto. Io voglio ripartire”, ha concluso Colella.

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