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Risarcimenti da restituire: che vergogna

di Fulgo Graziosi

Decisamente il nostro non è più il Paese delle meraviglie. Occorre dire che è soltanto la Nazione delle sorprese negative, oltretutto inopportune e offensive. È di questi giorni, infatti, la richiesta del Governo di pretendere la restituzione degli indennizzi concessi alle famiglie dei 309 morti del sisma aquilano del 2009.

È una vera vergogna. Un oltraggio alla memoria dei caduti. Com’è ingiustificabile, oltretutto, la motivazione della richiesta, ancorata all’assoluzione della Commissione grandi rischi.

Si ha l’impressione, anzi la certezza, che questo Governo sia alla completa deriva, non tanto sotto il profilo quantitativo dei provvedimenti, quanto sulla qualità, l’attuabilità e la veridicità di quelli che riesce a stento a varare. Prova ne sia la recente legge approvata per la legittima difesa. In questa circostanza anche la lingua italiana è stata stravolta e strapazzata.

Ma, torniamo a noi. All’emissione della richiesta di restituzione degli indennizzi. Bene. Se è valido il principio della non colpevolezza dei membri della fantomatica Commissione grandi rischi, è altrettanto vero che lo stesso Governo debba restituire agli italiani tutti i soldi che i Partiti hanno sottratto alla casse dello Stato, malgrado l’esito negativo referendario sul finanziamento dei Partiti. Perché non è stata data pratica attuazione alla volontà dei cittadini contribuenti? È una domanda rivolta al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Governo, al Parlamento e agli organi di controllo, come la Procura Generale della Corte dei Conti.

A differenza dell’obolo offerto alle famiglie delle vittime del terremoto del 2009, la reiterazione del finanziamento ai partiti ha tutti i crismi della truffa, del raggiro, del falso, della incostituzionalità, dell’appropriazione indebita, perché nel giro di pochi giorni la dicitura “finanziamento” venne delicatamente trasformata in “rimborso”.

 

Di quale rimborso si parla? Delle spese che i Partiti non hanno mai sostenuto? Visto che le spese elettorali venivano estorte alle imprese, alle attività economiche, ai commercianti e agli stessi cittadini? Per il terremoto dell’Aquila non è neppure credibile e sostenibile la tesi della completa assoluzione della Commissione grandi rischi. Così, infatti, non è.

Forse sarà sfuggito al Governo che proprio uno dei componenti della predetta Commissione, il capro espiatorio di turno, è stato condannato. Riconosciuto colpevole di aver divulgato i risultati delle riunioni della stessa Commissione di cui era parte integrante. Non dimentichiamo, poi, che il giudizio di primo grado, quello più corretto e attinente alla realtà di fatti inconfutabili, aveva determinato la condanna dell’intera Commissione. I giudizi di secondo e terzo grado non appaiono credibili. Presentano sfaccettature che danno adito a palesi manipolazioni dei contenuti degli atti processuali. Inoltre, il neo più vistoso, è rappresentato proprio dalla condanna, assai blanda, comminata ad uno solo dei componenti. Dal momento che De Bernardinis non è stato ritenuto incapace di intendere e volere, è oltremodo chiaro che lo stesso ha riferito fedelmente quanto era stato asserito in sede di Commissione.

La decisione del Governo, infine, ha ferocemente calpestato quanto hanno asserito il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, i Ministri e i parlamentari, ogni volta che si sono recati in visita alle comunità terremotate: “Lo Stato sarà presente. Non vi lasceremo mai soli. Troveremo le risorse necessarie per la ricostruzione del tessuto sociale e delle vostre abitazioni”.

È vero. Lo Stato sarà presente, ma nelle vesti di un aguzzino esattore. Non vi lasceremo mai soli. Soltanto per riprenderci quello che abbiamo anticipato. Troveremo le risorse necessarie per la ricostruzione, prelevando le necessità dalle vostre tasche.

Questo, in sintesi, il concetto dominante della poco piacevole gestione delle risorse economiche del Paese. Va sottolineato un altro aspetto. Alcune famiglie avevano previsto in partenza questa conclusione ed hanno rinunciato decisamente. Altre, disgustate, hanno già restituito la parca anticipazione. I restanti, invece, non intendono restituire un centesimo perché la richiesta è indecorosa, non legale e basata su affermazioni confutabili e aleatorie.

Noi vorremmo lanciare un’idea, vorremmo raccogliere consensi e adesioni su una proposta ragionevole, seria ed equa: “gli aquilani tutti sono disposti a restituire il piccolo risarcimento elargito alle famiglie delle vittime del terremoto del 2009 alla condizione che il Governo provveda prima alla restituzione ai cittadini dei fondi, illegalmente distribuiti ai Partiti, bocciati dall’apposito referendum per l’abolizione dei finanziamenti di che trattasi”.

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