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Abruzzo, è sempre più emergenza frane

Una mappatura – simile alle schede AEDES usate per gli eventi sismici – per rilevare i movimenti franosi in atto in Regione.

Va in questa direzione la richiesta del Governatore d’Abruzzo Luciano D’Alfonso al capo dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio. D’Alfonso chiede con urgenza l’adozione di “un’ordinanza di protezione civile, dedicata al rischio geomorfologico, che formalizzi una tipologia di schede di rilevamento (in analogia alle schede AEDES usate per gli eventi sismici) utile a fotografare i movimenti franosi in atto, con possibilità di impiego – dice – anche in altre analoghe situazioni”.

La richiesta a Curcio segue le segnalazioni del sindaco di Civitella del Tronto circa la necessità di “accertare
l’inagibilità delle abitazioni interessate dal fenomeno franoso che sta portando via metà abitato della frazione di Ponzano”, a causa dello scivolamento a valle di metà collina.

E’ una situazione davvero delicata: la regione è terza in Italia per il rischio idrogeologico, con una pericolosità da frana molto elevata (P4 cioè il più elevato livello di pericolosità).

A metterlo nero su bianco, in una ricerca del marzo scorso, il CRESA sulla base dei dati pubblicati dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sul dissesto idrogeologico in Italia.

Sul finire della scorsa settimana la Giunta regionale, in una delibera, ha destinato oltre 5 milioni dei fondi PAR FSC Abruzzo 2007-2013 a diversi interventi: fra questi, anche interventi legati alla mitigazione di frane e rischio idrogeologico. Beneficiari dei fondi destinati alla riduzione del rischio idrogeologico sono però solo alcuni comuni delle province di Chieti, Teramo e Pescara. Nello specifico, Manoppello (150.000€), Bolognano (100.000€), Roccamorice (200.000€), Atri (450.000€), Casalincontrada (270.000€), Bisenti (450.000€), Notaresco (450.000€), Fossacesia (1 milione) e Penne (400mila per la frazione di Collalto). Una coperta decisamente troppo corta.

I dettagli
Il Presidente spiega che “l’istanza trova fondamento giuridico e logico nell’art. 18 decies del decreto legge 9 febbraio 2017 n. 8, introdotto con lo scopo di ottenere, ai fini della ricostruzione delle abitazioni, l’assimilazione del danno derivante dalla frana, comunque in connessione con l’evento sismico, al danno derivante dal terremoto”.

D’Alfonso rileva che “ben si comprende l’importanza della invocata disciplina normativa, posto che nell’ambito dei rischi che caratterizzano il nostro Paese – nello specifico il territorio abruzzese, già notoriamente e dolorosamente compromesso dai fenomeni sismici – il rischio idrogeologico è tra quelli che comporta maggior preoccupazione, per impatto sociale ed economico, essendo secondo solo al rischio sismico”.

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