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Cinema muto e musica elettronica, il mix possibile

Cool-tura, rubrica di Valeria Mancini*

L’Aquila Film Festival, in collaborazione con l’Università degli Studi dell’Aquila, ci ha piacevolmente stupiti con l’evento tenutosi il 2 Maggio all’Auditorium del Parco dal titolo “Il cavallo magico e altre fiabe”.
L’evento consisteva nella proiezione di alcuni cortometraggi muti della regista tedesca Lotte Reiniger, accompagnata da una sonorizzazione dal vivo curata da Doriana Legge e Flavia Massimo.

Lotte Reiniger è un nome che necessita di essere spiegato e contestualizzato nel suo tempo e per farlo bisogna entrare nel vivo della storia del cinema, quando le avanguardie artistiche investirono il cinema europeo di sperimentazioni ed evoluzioni. Durante gli anni Venti, furono gli stessi scrittori e pittori appartenenti a queste correnti artistiche a realizzare film d’avanguardia e fu così che al cinema commerciale si affiancò un “cinema d’arte”.

Le idee dell’astrattismo applicate al cinema miravano a creare ritmi e suggestioni visive, svincolandolo da storie e personaggi, attraverso l’utilizzo di linee e forme geometriche. Il cinema astratto ebbe il suo maggior successo tra i cineasti tedeschi e furono proprio le tecniche d’animazione impiegate in questo movimento ad influenzare Lotte Reiniger.
Ella già da bambina mostrò grosse inclinazioni artistiche: si appassionò dapprima alla recitazione e poi all’arte del ritaglio. Nel tempo si accostò al cinema, specializzandosi nella creazione di elaborate silhouette in cortometraggi d’animazione, per i quali attingeva principalmente al mondo della favola. Il suo era un vero e proprio lavoro d’artigianato: curava la composizione di ciascun fotogramma in modo dettagliato, rivolgendo un’attenzione particolare alle mani dei personaggi. L’obiettivo di ciascuna opera: creare “musica visiva”.

Doriana Legge

L’esecuzione musicale di Doriana Legge e Flavia Massimo ha accompagnato le proiezioni della Reiniger in modo splendido. Abbiamo assistito alla fusione tra sperimentazione sonora e sperimentazione visiva. La musica elettronica e il cinema muto d’animazione, due universi artistici a cent’anni di distanza l’uno dall’altro, erano in perfetta sintonia. L’accompagnamento al pianoforte in uso a quei tempi, è stato sostituito da una vera e propria drammaturgia sonora, che non ha fatto altro che amplificare e rendere attuale la dimensione onirica di cui fa parte l’opera di Lotte Reiniger.

Ciò dimostra che non c’è separazione tra passato e presente. Ciò dimostra che l’arte è atemporale. L’arte vive a prescindere dal tempo, cambia semplicemente con noi, si adegua a noi. Probabilmente lo spettatore di cento anni fa guardava questi cortometraggi con occhi increduli, con gli occhi di qualcuno che non si spiegava come tutto ciò fosse possibile. Gli occhi di oggi portano lo stesso stupore di allora, sono soltanto un po’ più consapevoli.

“A volte la musica elettronica passa un po’ per essere asettica… in realtà il lavoro che ho fatto sul suono costruendolo, decomponendolo e ricostruendolo, mi ha fatto molto pensare alla cura che Lotte Reiniger ci metteva nel realizzare le mani dei suoi personaggi, un vero lavoro artigianale.” – Doriana Legge.

*Cool-tura, la rubriValeria Mancinica di Valeria Mancini per IlCapoluogo

«Sono Valeria Mancini, ho vent’anni e studio “Arti e scienze dello spettacolo” all’università La Sapienza di Roma. Sono un’appassionata di cinema classico, amante dell’irriverente e mai banale Billy Wilder. Trovo che non ci sia  nulla di più suggestivo del jazz.

Cedo costantemente al vizio della critica, non sia mai che io mi astenga dell’esprimere un giudizio… amaro o dolce  che sia.
“Non c’è parola che non nasca da un respiro che la genera e non c’è respiro se manca il palpito dell’esistenza”: questo è il mio credo quando si tratta di Cantare, ancor di più quando è il caso di Scrivere».

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