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SOS borghi, fermate gli opinionisti

di David Filieri (cittadino di un piccolo borgo abruzzese, in attesa di ricostruzione)

Nei talk show nazionali si è iniziato a discutere sulla opportunità o meno di ricostruire i piccoli borghi distrutti dai terremoti, dopo che il Fatto Quotidiano ha pubblicato un articolo che denunciava quale spreco spendere 50 milioni di euro per la ricostruzione di Gagliano Aterno, un borgo abruzzese con 254 abitanti.
Credo sia ridicolo che si apra un dibattito su questo argomento.
La necessità di nuovi temi da dibattere in studio non può prescindere dalla serietà dell’argomento e dalla validità dell’approccio.
Un minimo di riflessione e di analisi sul problema farebbe capire agli autori dei grandi talk show che scelte diverse, da quelle di ricostruire un borgo terremotato, comporterebbero degli squilibri demografici, e quindi socio economici, inimmaginabili.
La ricostruzione dei borghi abruzzesi, umbri o laziali, sancisce un principio: il rispetto del nostro territorio, della storia, della tradizione e della nostra cultura.
In Italia ci sono 8000 comuni, la stragrande maggioranza dei quali è composta da borghi e da piccole frazioni. Non ricostruire i paesi ed i paesini del centro Italia creerebbe una migrazione ed uno squilibrio demografico insostenibile.
Anche l’ipotesi paventata da alcuni di ricostruire dei paesi in economia vicino al borgo antico distrutto snaturerebbe il territorio e significherebbe cementificare ulteriormente i nostri straordinari territori.
Non è solo mera solidarietà, o soddisfazione di un presunto diritto dei singoli, ma consapevolezza del valore di un bagaglio culturale, del perpetrarsi di tradizioni e saggezza.
Con quale criterio si dovrebbe scegliere se ricostruire o meno un borgo?
Santo Stefano di Sessanio, per esempio, vent’anni fa era abitato da poche anime, oggi rappresenta un modello di sviluppo turistico per tutta Italia, se non per il mondo intero.

Questa, signor Caporale, è un’altra ragione per cui bisogna investire per ricostruire i borghi d’Italia.

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