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Giulio Petrilli, la Cassazione annulla la condanna

La sesta sezione penale della Cassazione ha posto fine all’incredibile vicenda giudiziaria che ha coinvolto Giulio Petrilli, condannato ad otto mesi di carcere senza condizionale per aver ridotto, da presidente dell’ARET, l’indennità del direttore da 110.000 a 39000 euro annui, e per aver stabilizzato cinque dipendenti.

La Corte ieri ha annullato la sentenza di condanna per prescrizione, accogliendo in modo netto e chiaro le argomentazioni dell’avvocato Francesco Camerini, legale del Petrilli.

Lo stesso ha ripercorso la vicenda: l’ente, in seguito alle decisioni del presidente, ha nei fatti risparmiato e operato in modo trasparente e costruttivo.

A sostegno di Petrilli c’era stata una sottoscrizione, avviata solo 3 mesi fa: in 273 avevano apposto la loro firma per chiedere giustizia. Fra di loro, illustri personalità e tredici consiglieri del Comune dell’Aquila di varie formazioni politiche .

La Storia

Da presidente del Cda dell’Aret (Azienda regionale per l’edilizia e il territorio), stabilizzò gli unici cinque dipendenti, tutti precari, dell’ente pubblico abruzzese poi soppresso, e stipulò con il direttore un nuovo contratto che ne riduceva l’indennità da 110 mila euro lordi l’anno a 39 mila. «Reati» per i quali Giulio Petrilli era stato condannato in via definitiva a otto mesi di carcere senza condizionale dalla Corte di Cassazione de L’Aquila.

Petrilli, ex presidente dell’Aret dal 2006 al 2008, sostenuto allora dal Prc, è più conosciuto per un’altra vicenda giudiziaria. Nel 1989, dopo sei anni di duro carcere preventivo, venne definitivamente assolto dall’accusa di essere stato uno dei capi dei terroristi di Prima Linea. Non gli è stato mai riconosciuto il risarcimento per presunte cattive frequentazioni.

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