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Terremoto, ecco le Zone franche urbane

Via libera dal Consiglio dei Ministri all’istituzione delle zone franche urbane per i comuni del centro Italia colpiti dai terremoti degli ultimi mesi.

Il provvedimento è stato approvato nelle scorse ore con il Documento economico finanziario (Def) e prevede quattro capitoli: correzione dei conti dello 0,2 per cento, misure a favore degli enti locali, misure per il terremoto e altre misure per la crescita.

In particolare, il Governo ha istituito una zona franca urbana nei Comuni delle regioni del Lazio, dell’Umbria, delle Marche e dell’Abruzzo colpiti dagli eventi sismici in favore delle imprese aventi la sede principale o l’unità locale all’interno della stessa zona franca e che abbiano subito una contrazione del fatturato a seguito degli eventi sismici.

Al momento, non è nota la percentuale di flessione che le aziende dovranno dimostrare: nel caso del danno indiretto – già approvato seppur con una dotazione leggera di 23 milioni di euro per tutto il Centro Italia – è stata stabilita la soglia del 30 per cento nei sei mesi successivi al terremoto.

“Ora – commenta la senatrice Pezzopane – aspettiamo di vedere la declinazione del testo, perché ci sia una effettiva efficacia, ma certamente l’annuncio del governo ci vede soddisfatti. Importantissimo anche l’impegno di stanziamenti anno per anno pari ad un miliardo per far fronte alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma 2016/2017, che vede colpiti molti comuni sia della Provincia dell’Aquila che della Provincia di Teramo. Avere la certezza di un flusso continuo di risorse è stata una battaglia fatta anche per il sisma 2009 ed ottenuta solo con il governo di Matteo Renzi”.

Soddisfazione è stata espressa da parte della Cna : “Sono state finalmente accolte – scrive la Confederazione in una nota – le richieste arrivate dagli artigiani e dalle piccole imprese delle aree terremotate che la Cna ha sostenuto in tutte le sedi istituzionali. Un aiuto per favorire concretamente il ritorno alla normalità di questi territori e per riattivare – conclude – un tessuto economico composto in prevalenza da artigiani e piccole e piccolissime imprese”.

(e.f.)

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