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La Pasqua di tanti anni fa

La Pasqua di tanti anni fa.

Quando da piccoli si era appena entrati nella settimana di vacanze pasquali, venivamo coinvolti negli avvenimenti religiosi con estrema naturalezza: il giovedì sera c’erano le visite ai Sepolcri, almeno cinque, nelle chiese allestite con molta scenografia per la settimana del tributo alla morte ed alla Resurrezione.

Io, nato e residente nel centro dell’Aquila, ogni anno al crepuscolo seguivo i miei genitori nella immensa Chiesa di S. Massimo, nella quale mi perdevo a guardare nella semioscurità la grandezza del Duomo, poi sulla stessa piazza la chiesa del Suffragio, per noi tutti delle Anime Sante, rappresentava qualcosa di strano con i teschi e gli scheletri esposti che all’epoca non mi confortavano molto, poi si andava a S. Marco che è sempre stata una chiesa importante per la città, quindi S. Giusta la mia parrocchia ed infine il giro si concludeva ormai a notte nella Basilica di S. Berardino.

In tutte le chiese un’Ave Maria ed un Padre Nostro si recitavano tra le persone che numerose frequentavano gli altari dei Sepolcri.

Il Venerdì Santo, dopo aver passato la giornata a fare i compiti, che il maestro con tanto impegno ci aveva appioppato in quantità, dopo aver sentito per la cinquantesima volta in casa “ ..oggi è Venerdì Santo niente carne ..”, c’era il grande appuntamento a cui partecipava tutta la cittadinanza: La Processione.

Durava un’eternità ed era sempre molto inquietante e coinvolgente il corteo infinito con tutte quelle candele ed i canti gregoriani che accompagnavano il Cristo morto.

Un anno anche io ho partecipato al funerale del Cristo morto ma faceva un freddo polare e mi sono stancato molto, .. e non ci sono voluto andare più, avevo otto anni.

Poi la Pasqua, bellissima.

A Pasqua la mattina il sole splende sempre, te ne accorgi subito, anche gli atei se ne accorgono.

La prima cosa dopo gli auguri sono le uova benedette con il prezzemolo sopra, il salame aquilano fatto in casa e la pizza di Pasqua.

Quindi a messa, tutta la famiglia, e non finiva mai, io sbadigliavo ma vedevo che anche altri bambini sbadigliavano.

Gli auguri a tutti, la passeggiata sotto i portici, a casa le telefonate ai parenti per gli auguri e poi con altri amici di famiglia iniziava il pranzo di Pasqua, pranzo che non finiva mai: antipasti, lasagne al forno, fettuccine della mamma, agnello al forno con le patate e tante altre cose con il dolce e l’uovo di cioccolata… era tutto buono e sapori indimenticabili.

Il pomeriggio si usciva per riprendersi dal pranzo ed i grandi organizzavano per la scampagnata del lunedì.

Oggi ricordando quegli anni, con molto rammarico, mi viene da dire: bei tempi, vissuti con semplicità, con tranquillità ed entusiasmo.

Avrei voluto aggiungere altri ricordi che mi affiorano, ma lo smartphone mi segnala dei messaggi che aspettavo, e poi dovrei iniziare ad inviare le mail per gli auguri …

(… nuove realtà che non si fisseranno nella memoria).

MaB

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