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Cotugno, reazioni e lettere aperte

Iniziano ad arrivare le prime repliche alla lettera aperta inviata dall’Arch. Vincenzo Vivio sulla vicenda legata al liceo Cotugno.

A rispondere è l‘avvocato Fabrizio Lazzaro il quale nel mese di febbraio aveva inviato una diffida – sottoscritta da diversi genitori degli alunni del Liceo Cotugno – al Prefetto, al sindaco, alla Provincia, alla preside della scuola e al Miur nella quale si invitavano le autorità a provvedere al reperimento di locali adeguati, non ritenendo tali quelli dell’Itis dove si stavano svolgendo i doppi turni.

La pubblichiamo integralmente, così come fatto per la lettera aperta dell’Arch. Vivio

Premetto che è un piacere ascoltare finalmente una voce fuori dal coro, dopo avere assistito – come avevo paventato – alla strumentalizzazione politica di un delicato tema sociale ed alle passerelle di molti amministratori cittadini che (dopo il mio sfogo pubblico raccolto dalla stampa) hanno cavalcato l’onda della sicurezza delle scuole, dimentichi che avrebbero dovuto preoccuparsene, per loro specifico dovere, molto prima.
Mi permetto di aggiungere solo una cosa: siamo già ad aprile; mancano pochi giorni al fatidico momento in cui il Tribunale Amministrativo deciderà su ricorso e controricorso che vedono spettatori una manciata di persone (rispetto alla totalità di famiglie impelagate nel problema); manca assai poco alla fine di questo anno scolastico e regna ancora la totale incertezza e la fondata paura di nuovi traslochi.
Ovemai questo dovesse accadare, sono certo che il nuovo viaggio, zaini e banchi in spalla, avrebbe la destinazione meno auspicabile: il rogo di un intero anno di apprendimento, che farebbe rimanere solo le ceneri a perimetro di un buco cognitivo che sarà difficile colmare.
Questa amara vicenda, utilissima ai colorati personaggi che rincorrono la poltrona di Sindaco, comunque finirà, avrà un epilogo tristissimo e mai nessuna discussione riuscirà a cancellare i mesi di didattica perduta.
Meno liceali, ma certamente molti più ingeneri dell’ultima ora: su questo Vincenzo Vivio ha del tutto ragione, così come ha ragione quando sostiene che piuttosto che affrontare il problema da vicino s’è preferito andare caccia di colpevoli del malaffare o di fantasmi o di supertecnici, negando locali e ore di lezione ai ragazzi.
A ben vedere nessuno ancora ha dato certezze per il Cotugno (nè per le altre scuole cittadine) ma questo non può essere un vago viatico scioperato per non affrontare responsabilità, specie se pensiamo al fatto che dal 2009 al 2017 quel plesso è stato quotidianamente frequentato da moltitudini di persone (anche convegni esterni al pomeriggio).

Un frate, incontrando un monaco zen e volendolo prendere in giro, gli disse “senza parlare, spiegami perchè la realtà è dura”.
Il monaco zen gli diede un pugno in faccia.

Vincenzo Vivio è il monaco zen.
Noi siamo i frati.
Amen.

Fabrizio Lazzaro

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