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Case popolari, ad aprile i soldi del CIPE

Arriva dall’intervento del vice presidente Lolli, interpellato dal consigliere Pettinari, qualche risposta in più sulle tempistiche legate alla ricostruzione delle case popolari dell’Aquila dopo il sisma.

Il CIPE tornerà a riunirsi ad aprile e sarà l’occasione nella quale verranno stanziati i 35 milioni necessari per il piano del 2017.

Una notizia tutto sommato positiva, visti i tempi estremamente lunghi ed il cronoprogramma incerto della ricostruzione delle case di edilizia popolare.

Dell’argomento se ne è tornato a parlare in consiglio regionale dopo il rinvio nell’ultima seduta, dovuto all’assenza dell’Assessore al ramo Di Matteo: la risposta fornita dall’Assessore è stata giudicata però fumosa e lontana dalla realtà da Pettinari, promotore dell’Interrogazione, che a sua volta ha chiesto a Lolli di dare maggiori informazioni.

C’è un tavolo: la situazione è difficile e quando c’è una rogna io non la scanso, ma la affronto” ha esordito Lolli.

“Tutta la ricostruzione pubblica all’Aquila è in grandissimo ritardo e  il problema è ancor più grave per l’ERP. Dei fondi sono stati già assegnati, così come alcuni appalti, per un totale di poco meno di 60 milioni di euro. Per completare l’intero pacchetto dell’ATER dell’Aquila ce ne vogliono altri 80.”

Lolli è passato poi a spiegare l’iter che deve seguire la ricostruzione dell’edilizia popolare pubblica.

“C’è un piano strategico pluriennale e uno annuale. Per avere l’accesso ai fondi stabiliti dal piano annuale avevamo bisogno che il CIPE ne stabilisse gli indirizzi: ma la delibera CIPE è stata bollinata dalla Corte dei Conti a febbraio, nonostante fosse stata approvata ad agosto. Ad ogni modo, ora le linee guida sono a disposizione e possiamo procedere: ammontano a 80 milioni i fondi previsti sul piano pluriennale.

35 milioni sono quelli giudicati necessari per il solo 2017 ma si deve seguite un’altra procedura: ci vuole un CIPE, che tornerà a riunirsi ad aprile. Abbiamo però ricevuto un’ampia disponibilità da parte dell’ATER, che ha acconsentito a far partire i lavori non quando avrà la disponibilità in cassa, ma da subito, non appena ci sarà l’assegnazione in competenza”

Infine, un’ulteriore questione sollevata da Pettinari: perché non applicare un affitto calmierato per quanti, già affittuari di case di edilizia popolare, ora sono nei progetti CASE e pagano canoni di locazione molto più alti rispetto a quelli che pagavano nel 2009?

“Non è una procedura semplicissima” ha risposto Lolli. “Il fatto è che non è l’ATER che dispone del pagamento del loro affitto nel piano CASE, ma è un’altra amministrazione. Siamo nella fase di procedure complesse: ci stiamo laavorando.”

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