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L’Aquila Calcio: l’addio di Morgia e Battisti

Lungo il discorso di Morgia e Battisti davanti a stampa e tifosi: “C’era un’altra società, contrapposta. Ranucci. I tifosi ci avevano messo in guardia. Speravo di trovare personaggi puliti, esco distrutto”.

di Claudia Giannone

È il momento degli addii tra il pubblico aquilano e i due personaggi che ormai appartengono al tormentato passato de L’Aquila Calcio: Massimo Morgia e Alessandro Battisti si congedano dalla città, in un incontro riservato non solo alla stampa, ma a tutti coloro che, per l’ennesimo anno, ha assistito ad un triste spettacolo. E non c’è bisogno di commenti, ma solo di riportare parole di chi, con la commozione negli occhi e nella voce, è stato pronto a dire senza problemi ciò che pensa sulla situazione della società e non solo, mentre i giocatori sono intervenuti solo per poter salutare il tecnico ed il direttore.

“Non sono amareggiato, né deluso – ha affermato l’ex allenatore rossoblù – sono più di questo. Sono venuto qui rinunciando a qualcosa di importantissimo. Ho accettato la proposta di Battisti, non solo per fare l’allenatore, ma per portare avanti ciò in cui credo. Ho preso accordi con i signori Chiodi, Ianni, Cipriani e Rossi, mettendo in chiaro i miei obiettivi. Obiettivi che ho messo in chiaro anche con i tifosi: provare a vincere il campionato, promettendo il massimo”.

“Dopo due giorni ho capito che c’era un’altra società, molto più influente, legata al territorio. Una società che vedeva un calcio totalmente all’opposto al mio, l’avvocato Ranucci. Mi sono accorto che la componente vera era quella composta da lui, che gestiva risorse economiche e logistiche. Questo ha destabilizzato l’ambiente fin da subito. Mi sono ritrovato solo dentro lo spogliatoio, perché dopo pochi mesi Battisti e Ianni sono stati destabilizzati da chi gestiva quell’area. Tutti gli accordi sono stati totalmente cambiati in sede”.

“Nel mese di dicembre, ho alzato i toni perché mi sono reso conto che in questo progetto sono stato preso in giro. Sapevo che l’unica cosa da fare sarebbe stata prendere i giocatori, perché l’unica cosa che ci teneva uniti era vincere il campionato. E sapevo che con due partite perse la situazione sarebbe caduta. Quest’estate, i tifosi ci hanno messo in guardia. Avevano ragione. Tutto si è realizzato”.

“Sembra tutto organizzato ad arte, di chi aveva paura di questo tipo di calcio. Da questa esperienza, resto distrutto. Non mi interessa lasciare i soldi, forse di più per i miei collaboratori. Ci sono state persone che hanno apprezzato davvero il nostro lavoro. Persone silenziose, rispettose, che dovrebbero essere quelle che riempiono gli stadi. Speravo di trovare personaggi puliti in società, ma mi sono trovato ad avere a che fare con lestofanti. Io me ne vado da questa città, e voglio essere ricordato come uno che mette la faccia, che parla di cose vere con cognizione di causa. È giusto che la gente sappia”.

È Alessandro Battisti a snocciolare altre questioni, come l’ormai nota vicenda relativa allo sciopero dei giocatori, venuto fuori dal nulla insieme ai vari problemi logistici.

“Ringrazio tutti i giocatori, quelli che sono andati via e quelli che sono rimasti. La loro è una storia che vede campionati importanti vinti. Ringraziare i tifosi è una cosa pleonastica, ma credo che per chi fa questo lavoro è importante: le gioie non sono date solo dalle vittorie. Questo ringraziamento è sentito. Quest’estate, quando il presidente mi ha chiamato per illustrarmi gli obiettivi, sapevamo che ci aspettava una grande impresa, e per questo ho chiamato Massimo Morgia. Non poteva che essere lui. Mi ha insegnato tanto, anche quando ero calciatore. E ha continuato a darmi tanto in questa esperienza. Si dice sempre che non ci siano più valori nel calcio, ma non è così. Loro ne hanno dimostrati tanti, e chiedo scusa per ciò che è accaduto, perché non lo meritavano”.

“Il progetto prevedeva una ricostruzione. Come nella situazione della città. Sapevamo che sarebbe stato un lavoro oneroso, ma gratificante come nessun altro. Volevamo cercare di realizzare un sogno. Questo progetto è stato supportato e condiviso dalla società. Sarebbe stato un progetto vincente, lo dicono i numeri. Le chiacchiere possono farle tutti, talvolta a sproposito. Quando quindici giorni fa ho parlato con la società, volevamo ancora vincere, ma se così non fosse stato, sapevamo che l’anno successivo avremmo ricominciato con questo staff. Ma il calcio è questo, le cose cambiano quotidianamente. Non voglio parlare del mio esonero. Una società ha il diritto e il dovere di prendere decisioni. Una cosa mi è dispiaciuta in questi giorni: leggere determinate situazioni sui giocatori. Sono stati fatti passare dei messaggi privi di fondamento. Se c’è un problema si cerca di risolverlo, ma se non si può, non si mette in piedi un finto problema”.

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