Quantcast

L’Alta Valle dell’Aterno vuole il cratere foto

L’Alta Valle dell’Aterno vuole il cratere.

Un consiglio comunale congiunto dei comuni di Pizzoli, Barete e Cagnano Amiterno con un preciso ordine del giorno: richiesta di ingresso nel nuovo cratere dopo gli eventi sismici del 2016 e quello del 18 Gennaio scorso.

Una sala gremita quella di Pizzoli, all’interno dell’Auditorium Del Tosto. Presenti molti cittadini oltre agli esponenti politici.

consiglio comunale congiunto pizzoli cagnano barete

Presente il sindaco di L’Aquila Massimo Cialente che apre il dibattito: “Bisogna ricostruire bene e in assoluta sicurezza tanto è vero che la Regione finanzierà la redazione del fascicolo del fabbricato”. Pone l’accento sulla sua personale battaglia il primo cittadino del capoluogo d’Abruzzo.

Il sindaco di Pizzoli Gianni Anastasio ha affermato che “le scosse del 18 Gennaio – quattro di magnitudo superiore a 5 –  hanno sconvolto i territori, devastato i fabbricati, bloccato le attività economiche. Questo è il motivo per cui si chiede di entrare nel cratere sismico”.

Il primo cittadino Anastasio chiama a raccolta gli altri comuni con l’appoggio di Cialente: “Sappiamo che significa riemergere dopo quello che è accaduto nel 2009, ma adesso abbiamo bisogno dell’aiuto dello Stato”.

Continua da giorni e oggi pomeriggio si fa sentire forte la battaglia di tre comuni che vedono in pericolo la sopravvivenza dei loro territori da tutti i punti di vista dal momento che la continuità di fondi per la ricostruzione e qualche sostegno all’economia, seppur con molti limiti, c’è solo all’interno del cratere, come mostrano gli emendamenti al decreto Milleproroghe.

La garanzia di essere nel cratere e di poter contare su fondi certi darebbe un segnale di speranza alle aree interne.

“Abbiamo avuto una settimana intensa piena di riunioni ed incontri prima del consiglio di oggi. Dalle ultime notizie una “risoluzione” votata all’unanimità dal consiglio regionale sembra aprire la strada all’allargamento del cratere ma ancora non basta. Finché non vedremo il nome dei comuni scritti sul decreto non molleremo” – dichiara Graziano Santucci, consigliere del comune di Cagnano.

“Così rischiamo lo spopolamento” – il Sindaco di Cagnano Iside Di Martino. “Intendo garantire ad ogni cittadino del mio paese il diritto alla ricostruzione e al riconoscimento del danno effettivo. Sono disposta a far valere questi diritti anche se questo significherà lottare o andare alla Corte europea”.
Così diceva qualche giorno fa il Sindaco Iside di Martino alla testata giornalistica “Terre Marsicane”.

“Le condizioni devono essere uguali per tutti di fronte ai danni dei tre comuni”. 

I cittadini invece non escludono la possibilità di tornare a manifestare a Roma se “lo Stato resta in silenzio”.

“Da ex sindaco di Cagnano Amiterno, oggi cittadino affettivo, provo una forte rabbia e incredulità per le vicende dei tre Comuni (Cagnano Amiterno, Barete e Pizzoli) non inclusi nel cratere sismico”. dichiara l’assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila Pietro Di Stefano. “Nell’ultimo anno e mezzo – ha proseguito l’assessore – ho vissuto nella mia casa paterna e ho rivissuto l’incubo del 2009, con gli ultimi tre terremoti di Amatrice, Norcia e Montereale – Pizzoli. Quello del 18 gennaio è stato particolarmente intenso per la ripetitività delle scosse, perché gli epicentri sono stati tra Montereale e Pizzoli, e anche perché la forte nevicata ha ulteriormente complicato le cose. Trovo quindi incomprensibile questo modo sordo di andare avanti non riconoscendo nel cratere i tre Comuni al centro dell’ultimo terremoto e, per quanto ci riguarda, anche la frazione di Arischia, che si trova in continuità territoriale proprio con Pizzoli, a fronte dei gravi danni avuti e dell’abbandono, da parte di tante famiglie, di quei centri urbani. Mi sembra di avvertire una certa inadeguatezza della governance chiamata a gestire questo momento e lo stesso Errani non ne ha fatto mistero, il 15 febbraio scorso, ad Ancona, davanti ad alcuni sindaci dei comuni colpiti dal sisma.  A questo si aggiunge  il fatto che anche a L’Aquila, dove si può invocare il nesso di casualità, riceviamo segnalazioni di danni e preoccupa quando queste segnalazioni riguardano nuovi danneggiamenti o aggravamento dei precedenti a finanziamento già erogato e lavori in corso di esecuzione. Nonostante quanto previsto dall’articolo 13 del Decreto legge 189 del 2016 non esistono disposizioni operative, da parte del Commissario o della Regione, chiamata a gestire questa fase quale estensione dello stesso commissario, quando sarebbe necessario almeno un indirizzo su come comportarsi in attesa del provvedimento commissariale ed un’apposita proposta di emendamento da inserire in qualche atto che il parlamento, spero, avrà l’assennatezza di approvare. Esiste però un fatto incomprensibile ovvero, per dirla brevemente, che quello che è escluso dalle norme alla base della ricostruzione dopo il sisma del 2009 è invece ammesso per quella del sisma Amatrice/Norcia/Montereale. In pratica nello stesso Comune, a seconda del terremoto che si tira in ballo, si può incorrere in un reato oppure si è nella totale legittimità. Una delle tante stravaganze italiane che, da sempre, proviamo a far correggere in Parlamento con i nostri rappresentanti, a cui va il mio ringraziamento. Quanto accaduto a L’Aquila – ha concluso Di Stefano – ha fatto scuola per altri ma, per noi, è una grande fatica far correggere le norme astruse scritte anni fa”.