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La difesa di D’Alfonso

Una difesa del suo operato, sempre svolto ‘in modo che prevalga l’interesse pubblico’. E una promessa: continuerò con la stessa forza di sempre.

Era forse l’intervento più atteso, quello del Presidente della Regione D’Alfonso dopo le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto nell’ultima settimana. Dal blitz su Palazzo Centi – nel quale il presidente non è coinvolto – al fondaco di Penne, passando per le case popolari di Pescara. Nel suo lungo intervento, con il quale ha aperto la seduta pescarese del consiglio regionale, ha punto per punto spiegato i fatti e difeso il suo operato.Io coltivo solo interessi pubblici” ha sottolineato più volte”, rimarcando l’intenzione di collaborare appieno con l’Autorità Giudiziaria, apprezzandone l’operato, insieme a quello dei Carabinieri.

“Una cosa però è certa: io lo dissi anche ad un mio noto oppositore. Al senatore Pastore dissi: sii sempre certo che tutto quello che faccio, lo faccio per fare in modo che prevalga sempre l’interesse pubblico. 2000 giorni di accertamento giudiziario hanno messo in evidenza questo: dopo quei duemila giorni, Pastore è tornato a fare il nonno senatore. Io sono qui. Non vorrei che qualcuno scommettesse troppo su questo, perché 2000 giorni passano anche per quest’altro costui.
Quindi sia certo: sono pronto a tutte le critiche, tutte. Critiche politiche che poi si traducono nella continuazione della lotta politica in altra sede. Però si parta con questo assunto: io coltivo solo interessi pubblici.”

I FATTI CONTESTATI

“I fatti che mi vengono contestati – ha spiegato – sono racchiusi in due fogli di carta e in un terzo documento, che raccontano 4 situazioni reali. La prima vicenda riguarda un fondaco di Penne, su cui io avrei sollecitato (su richiesta non di un privato, ma del sindaco, del vice sindaco e dell’assessore al ramo) il superamento di un vincolo per consentirne al Comune l’alienazione, sulla base di un piano di sdemanializzazione risalente al 2008. Il secondo riguarda attività amministrative iniziate su lavori di risanamento ambientale e igienico di alcune case popolari a Pescara. L’Ater chiedeva 5 milioni di euro per gli interventi su 70 appartamenti, che grazie a una nostra rilettura e al lavoro di professionalità che hanno sempre affiancato la giunta, si sono ridotti a 2 milioni e 400mila euro. C’è poi il Parco Didattico del Lavinio, per il quale è in corso un’attività di estimazione e progettazione tra Provincia, Comuni e Regione. L’ultimo episodio riguarda la delibera del 3 giugno scorso per la riqualificazione strategica del Parco di Villa delle Rose a Lanciano, per la quale la copertura finanziaria deve essere rintracciata”.

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