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Dove abitano le montagne della frontiera fotogallery

Fotografie Vincenzo Battista

di Vincenzo Battista

Mi aspetta a Piazza degli Eroi, e lui, forse l’ultimo e inconsapevole, Luigino Barbati, con i due fratelli e un’impresa turistica avviata da pochi anni ostinata a restare alla «frontiera – dice – tra le erbe medicamentose e le piante officinali» con cui condisce le pietanze ai gruppi di turisti a Secinaro, dentro la montagna del Sirente, spartiacque tra l’ultima foresta giunta fino a noi e narrata dai mercanti medioevali sulla “Via degli Abruzzi”, ed il sole che nei quindici giorni a piedi di attraversamento non si vedeva coperto com’era dalla fitta vegetazione, e i declivi della valle Subequana che scendono fino al fiume Aterno, dove i contadini per segnare i confini dei campi utilizzavano le steli di epoca romane finemente scolpite dai Peligni Superequani, dissepolte dai lavori agricoli.

Migliaia e migliaia di ettari di bosco si alzano come quinte alle spalle di Secinaro fino ai dolomitici pinnacoli del massiccio del Sirente e un paesaggio che “a l’infinito la vision si perde“, scriveva Felice Santarelli nel 1922 e che oggi senza un coordinamento dei piccoli comuni per migliorare i servizi, le idee per un turismo di ritorno, è destinato ad una lenta e implacabile desertificazione.

E poi gli incontri con gli imprenditori della terza generazione degli emigranti, un possibile varco per capire se le “radici” potranno mai rompere l’incantesimo dei versi del poeta Santarelli.

 

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