Storia di un Parco nazionale «ingessato»

«Sono un ambientalista. La mia vicenda politica da sempre è legata ad una sensibilità ambientale che mi ha visto in gioventù battermi contro la Terza canna del Traforo del Gran Sasso, e oggi contro gli impianti a biomasse, gli inceneritori, il percorso del metanodotto SNAM sul nostro territorio sismico, le trivelle di Ombrina Mare». Così comincia una nuova battaglia cartacea firmata dal consigliere regionale aquilano, Pietrucci.

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«Tuttavia penso che posizioni rigorose di tutela ambientale mai debbano trasformarsi in bieco integralismo, ingessando futuro e potenzialità di un territorio.

Devo constatare con estremo rammarico che è questa la posizione dell’Ente Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, fortemente antropizzato, istituito per elaborare e gestire politiche ambientali di sviluppo di uno dei territori protetti più vasti d’Europa, e invece drammaticamente fermo, senza alcuna programmazione e che pensa di poter continuare a governare di fatto un territorio vasto e ricco continuando ad attingere a clausole di salvaguardia, piuttosto che pensare ad elaborare quello che manca da ormai più di vent’anni, vale a dire un Piano Parco. In tutte le altre Regioni di Italia il Parco è sinonimo di sviluppo. Da noi è sinonimo di ingessamento», si legge ancora nella nota.

«Chiedo che le popolazioni di tutti i Comuni delle aree comprese nel perimetro del Parco Nazionale Gran Sasso Monti della Laga – alcuni dei quali stanno seriamente valutando l’ipotesi di uscire dal Parco - facciano sentire la loro voce, indignandosi per questa mancanza di lungimiranza e di programmazione che blocca lo sviluppo turistico del comprensorio con una visione antiquata e dannosa del turismo sul Gran Sasso. La nostra montagna è un brand che deve funzionare 365 giorni l’anno, sviluppando la ricettività estiva e potenziando, nella misura consentita dal Piano d’Area, gli impianti di risalita per il turismo invernale.

Non è più possibile perdere tempo; cambi rotta, dunque, il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, esca dall’immobilismo, e venga finalmente incontro alle esigenze delle popolazioni che, al suo interno, allo stato attuale di questa ferma politica immobilista, stanno morendo», questa la conclusione.

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