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Inchiesta ‘Housework’, oggi si decide su D’Alfonso

E’ prevista probabilmente prima del pomeriggio la decisione della Corte d’Appello dell’Aquila riguardante l’inchiesta “Housework” su presunte tangenti negli appalti pubblici al Comune di Pescara, che il 15 dicembre 2008 portò all’arresto dell’attuale governatore abruzzese Luciano D’Alfonso, all’epoca dei fatti sindaco del capoluogo adriatico, del suo ex braccio destro Guido Dezio e dell’imprenditore Massimo De Cesaris.

La Corte, presieduta dal giudice Luigi Catelli (a latere Aldo Manfredi e Armanda Servino), si è ritirata per decidere.

Nella precedente udienza il procuratore generale, Ettore Picardi, aveva chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati relativamente alla maggior parte dei capi di imputazione oggetto del ricorso, la prescrizione per sei capi di imputazione e solo per Dezio una condanna di 2 anni e 6 mesi relativamente pero’ al reato contestato al capo B, cioé tentata concussione.

Da questa accusa, riguardante la gestione del bar del Tribunale di Pescara, Dezio era stato assolto dal Tribunale collegiale del capoluogo adriatico.

Nello specifico, in primo grado l’intero procedimento giudiziario si concluse con l’assoluzione di tutti e 24 gli imputati. Il ricorso del pm del Tribunale di Pescara, Gennaro Varone, riguarda però la posizione di D’Alfonso, coinvolto nei fatti in qualità di sindaco di Pescara, di Dezio di altre 16 persone.

Si tratta di Massimo De Cesaris, Angelo De Cesaris, Pierpaolo Pescara, Fabrizio Paolini, Rosario Cardinale, Giacomo Costantini, Nicola Di Mascio, Pietro Colanzi, Alberto La Rocca, Carlo Toto, Alfonso Toto, Giampiero Leombroni, Marco Mariani, Francesco Ferragina, Antonio Dandolo, Vincenzo Cirone. L’appello, inoltre, non riguarda tutti i capi di imputazione. Gi imputati erano accusati, a vario titolo, di reati che vanno dall’associazione per delinquere alla corruzione, alla concussione, alla tentata concussione, all’abuso, al peculato alla truffa, al falso, all’appropriazione indebita. In primo grado il pm aveva chiesto per D’Alfonso e Dezio sei anni di reclusione, due anni e sei mesi per gli imprenditori Toto. Vari i filoni dell’inchiesta, tra cui l’appalto per le aree di risulta e quello relativo al project financing dei cimiteri cittadini.

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