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Poeti estemporanei riuniti all’insegna della tradizione

di Nando Giammarini*

Splendida serata, lo scorso 25 marzo, all’insegna dell’amicizia e della cordialità, allietata dalle rime poetiche improvvisate e accompagnate dal suono delle ciaramelle, dell’organetto e del tamburello, strumenti cari alle genti di montagna che hanno fatto la loro storia e non devono tramontare mai.

In un locale accogliente – con grande senso di ospitalità e cortesia, tipiche della gente abruzzese e laziale – sono volate via intere ore senza neanche accorgercene. Siamo arrivati intorno alle 20 – accolti con calore dal proprietario del ristorante e dal personale di sala, cui vanno i nostri sensi di gratitudine e ringraziamento – e dalle prime battute si è subito capito che si trattava di una serata speciale, tra amici vecchi e nuovi animati dalla comune passione per il bel canto a braccio.

Un brindisi iniziale, unitamente ad un ottimo ed abbondante antipasto e altre ricche libagioni compresa la gustosissima amatriciana, specialità della casa, abbondantemente annaffiata da vini rossi e bianchi, ha dato il via alla spettacolare serata.

Presenti i maestri della ciaramella e dell’organetto Alessio Di Fabio di Roccapassa di Amatrice, Franco Ferretti di Bacugno, Matteo Assennato di Roma e Andrea Delle Monache della Provincia di Roma. Poi i poeti Donato De Acutis e Giampiero Giamocante – organizzatori dello scorso festival del canto a braccio di Borbona che riscosse un successo al di fuori delle migliori aspettative – e Francesco Tomassetti si sono dapprima scatenati in delle splendide terzine a ciaramella che hanno captato, oltre all’attenzione dei convenuti, la curiosità e la simpatia degli altri clienti della sala.

La magia dell’organetto accompagnato dal tamburello ha creato quell’atmosfera tipica dei tempi che furono, essa si rivive nei nostri paesi le sere d’estate in occasione delle varie feste patronali. Un pubblico quasi familiare attento e partecipativo ha salutato le ottave declamate da Donato e Giampiero che hanno spaziato su vari argomenti, partendo dal saluto alla trattoria passando per il poverello di Assisi e raggiungendo temi a contrasto tra il presente ed il passato.

Erano presenti al convivio istituzioni e costruttori dell’Alta Valle dell’Aterno, di Pizzoli, i gemelli Giammarini e Rocco Di Giamberardino, originari di Cabbia di Montereale, un amico di Campotosto e un illustre figlio d’arte: Serafino Adriani di Mascioni, erede del commianto Rinaldo che ci ha lasciati quasi due anni fa.

Ci siamo salutati con la promessa di rivederci il prossimo mese per dare un seguito a questi eventi poetici e mantenere in auge la meravigliosa arte della poesia estemporanea.

Riportiamo di seguito, per dare una dimostrazione pratica della bravura degli estempori cantori, due ottave da loro declamate.

[i]. . . Per Roma Amatrice in fin dei conti

Ai tempi del circolo amatriciano

Ancora larghi vedo gli orizzonti

E quel tempo era ormai lontano

Tanti ad ascoltare sono pronti

Ci sono i gemelli del suolo aquilano

Che a ste serate non mancano mai

E tu Giampiero non dimenticherai.

Di ridimenticarli non sia mai

E se mancarono alla prima occasione

Mi prendo tutta la colpa e tu lo sai

Si sentì la lor mancanza giù a Parione

Pur quella sera combinammo guai

Più o meno c’eran le stesse persone

Ma forse l’atmosfera oppur l’ambiente

La cosa venne su più divertente.[/i]

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