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M@mme 2.0: le ragadi, come prevenirle

di Martina Civisca*

Allattare al seno è una delle gioie più grandi della maternità, i primi giorni possono comparire le ragadi: piccole lesioni intorno al capezzolo. Nella maggior parte dei casi succede perché il bambino si attacca in maniera scorretta e ben presto la suzione causa dolore intenso, a volte insopportabile.

CHE COSA SONO?

Le RAGADI sono dei taglietti sulla cute del capezzolo o anche intorno all’areola. Possono rappresentare un semplice fastidio temporaneo e sparire dopo qualche giorno, oppure possono aggravarsi fino a sanguinare, causando forti dolori quando il bambino si attacca ed un maggior rischio di infezioni.

COME SI POSSONO PREVENIRE?

{{*ExtraImg_237765_ArtImgRight_300x392_}}Nella maggior parte dei casi la comparsa delle ragadi al seno è dovuta ad un attacco scorretto del bebè durante la poppata e questo avviene in prevalenza durante i primi giorni di vita del piccolo, molte volte addirittura durante la degenza in ospedale dopo il parto. Dunque non abbattetevi, è un problema che si può sconfiggere armandoci di pazienza e facendoci forza!

Per poter prevenire la formazione delle ragadi basta seguire alcune regole semplici ma di grande aiuto.

– la posizione della mamma, qualunque essa sia, deve essere comoda e rilassata, per evitare stanchezza e contratture muscolari e favorire una corretta presa del bambino;

– se la madre sente la necessità di sostenere il seno, lo dovrebbe fare mantenendo la mano in posizione a C (pollice sopra e il resto delle dita sotto il seno corrispondente), cercando di evitare la classica posizione a forbice che prende il capezzolo tra l’indice e il medio, con possibile ostacolo alla fuoriuscita di latte per pressione sui seni galattofori;

– il corpo del bambino deve essere rivolto verso quello della madre e a contatto con esso, col naso del bambino in direzione del capezzolo;

– la bocca del bambino deve essere ben aperta in modo tale che buona parte dell’areola sia visibile al di sopra del labbro superiore ma non sotto quello inferiore (in tal modo i seni galattofori possono essere ben spremuti dal movimento della lingua);

– il mento del bambino deve essere aderente al seno;

– il labbro inferiore deve essere estro-flesso (se il bambino invece se lo succhia, va staccato dal seno per riprovare una presa corretta);

– le guance del bambino, durante le fasi attive della poppata, devono essere rotonde e piene senza la comparsa di fossette, che stanno invece a indicare che il bambino non sta eseguendo un lavoro di spremitura ma solo di suzione sul capezzolo;

– il ritmo di suzione deve essere regolare, lento e profondo;

– Il bambino si stacca dal seno da solo quando ha finito di succhiare. Ridurre la durata della poppata non protegge il capezzolo dal danno e non permette al bambino di assumere la parte più ricca in grassi, che viene prodotta proprio alla fine di questa. Se è proprio necessario staccarlo prima che si stacchi spontaneamente, bisogna aver cura di infilargli un dito in corrispondenza dell’angolo della bocca, in modo da evitare tensioni sul capezzolo e sull’areola;

– Per non eliminare la protezione naturale del capezzolo che deriva dalla secrezione sebacea delle ghiandole del Montgomery ai limiti dell’areola mammaria, e per non disorientare l’olfatto del bambino, la mamma dopo ogni poppata deve detergere il seno con dell’acqua e poi spalmare qualche goccia di latte materno sui capezzoli e lasciarlo asciugare.

*Martina Civisca ha 30 anni, è un’ostetrica libero professionista e mamma del piccolo Matteo. Si occupa di assistenza in gravidanza, sostegno all’allattamento e nel post partum. Le principali attività svolte sono corsi di accompagnamento alla nascita, corsi di Acquamotricità Prenatale e Neonatale e visite domiciliari nel Post Partum.

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