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Ricostruzione, un’ipotesi di piano B

di Giampaolo Ceci*

Nei due miei precedenti interventi ho cercato di mettere a fuoco i compiti istituzionali dell’USRA e di descrivere un modo per superare il problema della presunta scarsità delle risorse statali che acceleri anche i tempi della ricostruzione, per ridare in tempi brevi alla città dell’Aquila il suo aspetto esteriore, che consentirebbe almeno di attivare le sue attività aggregative e commerciali.

Ora, invece, esporrò un’ipotesi di modalità organizzativa per l’affidamento dei lavori e il loro controllo per ridurre il rischio di illegalità e furberie.

Devo premettere che sono consapevole che elaborare una proposta organica che consta di velocizzare la ricostruzione sembra velleitario, ma devo pur far notare che solo pochi tecnici hanno avuto la “fortuna” di vivere in prima persona le problematiche della ricostruzione di una città colpita da un sisma.

Essendo io una di queste mi sento in dovere di dare una mano agli amici aquilani, nella consapevolezza di espormi a molti rischi e immancabili critiche per i considerevoli interessi in gioco.

Prima di definire i criteri di affidamento dei lavori e il loro controllo si dovrebbe innanzitutto chiarire una volta per tutte in quale regime giuridico ci muoviamo: appalti pubblici o appalti tra privati? La questione è importante perché cambiano le procedure e le responsabilità.

Probabilmente la bozza di legge Legnini (di cui non riesco a trovare alcuna bozza in Internet) chiarirà la questione e fornirà un’ipotesi ibrida che prima o poi dovrà essere confrontata con questo mio scritto. Ma andiamo con ordine.

Abbiamo già detto che ogni aggregato può essere suddiviso in tre parti: quella COMUNE comprendente le opere condominiali e quelle private visibili dalla strada nella quale sono comprese le strutture portanti da consolidare, quella COMMERCIALE (visibile dalla strada ovvero i negozi) e, da ultima, gli alloggi di proprietà PRIVATA.

Abbiamo anche visto che in Italia, in situazioni “normali” i progetti edilizi subiscono una procedura complessa che li sottopone ad una mole considerevole di controlli da parte dei diversi enti pubblici che poi dovrebbero essere verificati a fine lavori. Mi riferisco ai permessi del comune per il rispetto delle numerose leggi sull’edilizia (parafilmini, dispersioni termiche, impiantistica, disabili ecc o a quelli del regolamento edilizio o dei vincoli di piano regolatore, quelli dei vigili del fuoco o della soprintendenza, regione, provincia, ecc.). Queste autorizzazioni di solito vengono rilasciate in un’apposita conferenza di servizi ove sono rappresentati tutti questi enti.

Abbiamo già visto che all’Aquila é l’USRA che sostituisce lo sportello unico e ha il compito di organizzare le conferenze di servizio perché i progetti siano approvati speditamente appena presentati e tengano conto della scala urbana in cui s’inseriscono. All’USRA compete anche effettuare le valutazioni tecniche sugli allacci ai sottoservizi che vanno unificati e razionalizzati anche in previsione delle future manutenzioni.

Per fortuna non tutte le soluzioni per rispettare i vincoli di legge si affrontano subito, molte si possono decidere in corso d’opera, trattandosi spesso di soluzioni tecniche connesse all’illuminazione, al colore delle facciate o alle sistemazioni esterne in generale, ma, di converso, queste soluzioni progettuali successive, prima o poi, dovranno pur essere organizzate.

Per eseguire questi controlli sugli aggregati e per organizzare razionalmente i cantieri si deve necessariamente dividere la città in un reticolo di tante parti omogenee da un punto di vista costruttivo: non troppo grandi, ma neppure troppo piccole.

Per realizzare questo reticolo ci vuole un tecnico che sappia valutare di volta in volta la complessità organizzativa dell’intervento in esame in funzione dei lavori da eseguire (viabilità, posizione gru, aree di deposito e stoccaggio ecc).

Possiamo dire, in prima istanza, che le cellule elementari del reticolo sono costituite dagli ISOLATI (edifici delimitati da strade).

Il problema é che un ISOLATO aquilano può avere anche elevate dimensioni e contenere anche diversi aggregati, affidati dai rispettivi consorzi a ditte diverse, creando così problemi organizzativi e logistici.

Nasce la necessità di OBBLIGARE i costruttori (quando verranno scelti o quelli già scelti?) coinvolti nella ristrutturazione degli aggregati di un medesimo ISOLATO a riunirsi in associazioni temporanee d’impresa (ATI) che li collochi in un’unica unità organizzativa (anche giuridica) che possa esprimere un solo referente tecnico (designato dalla mandataria) che avrà il compito di coordinare il lavoro di tutte le imprese coinvolte.

Similmente anche i progettisti dei diversi aggregati che costituiscono l’isolato dovranno necessariamente raggrupparsi in Associazioni Temporanee di Progettisti (ATP) per esprimere un solo referente per l’intero gruppo.

I presidenti dei consorzi invece potrebbero evitare aggregazioni formali se firmassero congiuntamente i contratti che li impegnano con l’ATI per quanto riguarda l’aggregato di cui sono responsabili.

{{*ExtraImg_237309_ArtImgRight_300x355_}}In questa ipotesi anche l’USRA assumerebbe meglio il suo ruolo di organizzatore e controllore del processo costruttivo, riducendosi sensibilmente il numero delle parti da coordinare.

L’USRA, per effettuare quest’azione coordinatrice e di controllo, dovrà prima di tutto proporre all’organo politico, perché le ratifichi, norme che stabiliscano i criteri per la scelta delle imprese e i criteri di aggiudicazione.

Essendo criteri unici per tutti si potrebbe organizzare un’UNICA STAZIONE APPALTANTE (USA) (già prevista dall’attuale ordinamento per i lavori pubblici) ovvero facendo confluire in un unico ufficio i dipendenti pubblici ora sparsi nei vari Enti pubblici che usualmente organizzano le gare per i lavori pubblici (Comune, soprintendenza, regione, IERP, Ex provincia, comunità, USL ecc) che ora curerebbero tutti gli appalti (pubblici e privati) in un’economia di scala.

In ogni caso queste gare riguarderebbero obbligatoriamente solo gli interventi comuni (trattandosi di soldi pubblici) essendo quelli privati gestibili, a discrezione, anche dai Presidenti dei consorzi o dai singoli proprietari che fruiscono di un contributo personale.

I criteri di aggiudicazione (decisi dall’organo politico) e le modalità di presentazione delle offerte sarebbero così uniformi e più spediti. Si potrebbero introdurre nel BANDO TIPO, (definiti con leggi regionali) clausole di salvaguardia per le imprese disposte ad affidare aliquote di lavori alle imprese e artigiani locali o clausole che riducano i partecipanti alle singole gare alle sole imprese gradite alla maggioranza dei proprietari, ma soprattutto si potrebbero uniformare le procedure per rendere possibili i successivi controlli tecnici e gestionali.

L’USRA prima di ogni gara nominerà (sulla base delle loro esperienze pregresse) tanti ISPETTORI TECNICI quanti necessari a presidiare una o più ATI significative, inserendo i loro costi tra le spese tecniche (si potrebbe anche inserire nei quadri economici l’obbligatorietà di nomina in ogni aggregato di un commercialista e di un avvocato che fornisca la necessaria assistenza ai presidenti dei consorzi durante le assemblee e riducano così le probabilità di illegalità o di collusione e anche per attivare l’economia locale).

Questi Ispettori tecnici dovrebbero essere autorizzati legalmente a controllare TUTTO; (basta inserire l’assenso nel contratto tipo tra ATI e Consorzi); dalla pianificazione dei lavori, alla loro qualità, al rispetto del crono programma, al rispetto delle leggi sulla sicurezza, sulla e sul lavoro in generale ecc.

Vidimeranno i certificati di pagamento redatti dai Direttori lavori, dopo aver presenziato alla loro corretta misurazione. Presenzieranno alle assemblee consortili e saranno i garanti verso l’USRA che tutto sia regolare ecc. Dovranno garantire adeguati controlli in cantiere.

Gli ispettori riferiranno periodicamente al Titolare dell’USRA o ad un suo un referente come fa usualmente un RUP negli appalti pubblici nei confronti del suo dirigente.

La scala gerarchica della struttura di controllo può essere organizzata a piramide su più livelli, fino al Titolare dell’USRA o suo delegato, che istituzionalmente si deve rapportare con l’organo politico per le necessarie informazioni sullo stato dell’arte rispetto al preventivato e ricevere le conseguenti direttive comportamentali.

Anche i contenziosi in corso d’opera se non risolti bonariamente dal Titolare dell’USRA troverebbero una veloce composizione, almeno temporanea se si attivasse una camera arbitrale che esperisca, nel giro di qualche giorno, un rapido procedimento amministrato fintanto che non si terminino i lavori per adire al giudice ordinario.

E’ un disegno organizzativo complesso ma semplice.

Sui pro e contro che ne deriverebbero, sarebbe utile fosse aperto un costruttivo confronto almeno coi lettori che sono riusciti a leggere fin qui.

*ingegnere umbro

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