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Emergenza precari Asl, Paolucci ‘Non drammatizziamo!’

Arriva al pettine uno dei nodi della sanità regionale. Dopo un pronunciamento della Corte Costituzionale e i ripetuti richiami del tavolo di monitoraggio dei ministeri della Salute e dell’Economia a rispettare il tetto del 50% di spesa per il personale a tempo determinato rispetto ai costi del 2009, un decreto del commissario ad acta Luciano D’Alfonso (il numero 5 dell’11 febbraio 2015) sana la situazione e rimanda la palla ai direttori generali delle Asl.

Secondo i calcoli dei manager circa mille precari saranno costretti a restare a casa entro giugno. E nelle quattro Asl provinciali si parla già di emergenza.

Lunedì prossimo i quattro direttori generali si riuniranno per cercare una soluzione comune. «Ci incontriamo per concordare un atteggiamento univoco – spiega il manager della Asl aquilana Giancarlo Silveri – rischiamo di dover tagliare servizi con drammatici problemi per un provvedimento non scaturito dalla volontà del commissario, ma da una direttiva statale del tavolo tecnico governativo: in pratica è un decreto imposto». In assenza di norme contrarie, i direttori generali dovranno tagliare. Silveri chiarisce che la spesa per i precari è sostenibile, anche se non ammessa, ma soprattutto che il mancato rinnovo dei contratti non coincide con il piano di assunzioni a tempo indeterminato per ogni Asl (per l’Aquila per esempio, 209 addetti), il cui iter per i concorsi è più lungo.

Per la Asl provinciale del capoluogo il taglio è notevole, circa 400 persone tra personale medico, paramedico e amministrativi, per via del fatto che nel 2009, anno del terremoto, tra l’altro l’anno precedente alla riforma che ha unificato le Asl dell’Aquila, Avezzano e Sulmona, c’erano meno precari rispetto ad altre aziende. Nella Asl provinciale di Teramo, i tagli saranno 336. A fine mese andranno via 70 persone, tra cui i magazzinieri della farmacia che serve gli ospedali, oltre a 45 infermieri. Seguiranno 20 medici e tutti quelli che distribuiscono i pasti. «Purtroppo il sistema dei tagli lineari – spiega il direttore generale Roberto Fagnano – produce storture e, paradossalmente, penalizza le strutture storicamente virtuose come Teramo. Spero, anzi sono convinto, che il presidente D’Alfonso modificherà questa situazione, ma è necessario fare presto». Alla Asl provinciale di Pescara, secondo il direttore generale Claudio D’Amario non si potranno rinnovare 150 contratti, la metà a tempo determinato, la restante parte interinali.

«Avremo grossi problemi nel barellaggio e trasporto pazienti – spiega – non sapremo come sostituire medici e infermieri, in particolare in chirurgia ed ematologia». Il direttore generale della Asl di Chieti, Francesco Zavattaro, riferisce di dover fare a meno di 100 persone, 50 con contratto a tempo determinato, il resto interinale. «È una situazione gravissima, perché quel decreto ci impedisce di coprire le assenze per aspettativa, sia coprire quei posti di lavoro che è ovvio e opportuno coprire con personale a tempo determinato, per esempio nei picchi stagionali. Andranno via molti infermieri, e non possiamo rinnovare il contratto, e sarà un enorme problema».

L’assessore regionale Silvio Paolucci invita a non drammatizzare, ricordando che negli ultimi sei mesi sono stati stabilizzati dai 600 ai 700 dipendenti: «Tocca a chi gestisce le Asl riconvertire i tempi determinati in tempi indeterminati – dice Paolucci – visto che sono sotto il tetto delle stabilizzazioni. Se facendo questo non raggiungono gli obiettivi del 2015 i direttori generali devono motivare il fatto che un certo numero di proroghe contrattuali sono necessarie per la salvaguardia dei Lea. Però nessun manager può nascondersi rispetto alla riorganizzazione. Per esempio chiedo ai manager: nel 2014 nelle quattro Asl abbiamo sforato di 6,5 milioni sui beni e servizi, come mai se siamo a inflazione zero?».

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