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21 marzo, primo giorno di primavera

di Valter Marcone

Il 21 marzo, primo giorno di primavera del 2015, si celebra come ogni anno la Giornata mondiale della poesia. La manifestazione è stata istituita dall’Unesco, riconoscendo così all’espressione poetica un ruolo privilegiato della promozione del dialogo interculturale, della comunicazione e della pace.

Ma che cos’è la poesia? Nell’era del web i versi sono ovunque. Cosa si intende oggi, dunque, con la parola “poeta”, visto che se si utilizza la parola “poesia” come criterio di ricerca, i risultati sono 108 milioni su Yahoo e 72 milioni su Google? Ha senso parlare di “mondo della poesia”? Un mondo un po’ nascosto, riservato e non chiassoso e che si esprime ai nostri giorni anche con nuove forme di comunicazione.

«[i]Non cercate di prendere i poeti, perché vi scapperanno tra le dita[/i]». Così recita l’aforisma di Alda Merini che sembra racchiudere l’essenza stessa del poetare: un’anima di bellezza effimera, ma al tempo stesso straordinariamente germinativa e vitale. Un’anima di bellezza effimera che la scuola da bambini ci ha fatto scoprire in modo singolare, costringendoci a mandare a memoria poesie di autori famosi che poi però ci ritornano in mente per tutta la vita, in tutte le più svariate circostanze. Perchè questa cosa così effimera poi diventa nel tempo e nei luoghi il senso della dialisi dei problemi, dei sogni, degli amori, delle voglie, dei silenzi, delle necessità.

Ma così sogniamo anche un‘Italia che si ispiri alla Poesia e alla letteratura. Un’Italia che abbia il coraggio di guardare al suo più grande patrimonio: i beni culturali, il territorio, la storia. Un sogno mai sposato dalla politica e dall’economia, forse perché non in linea con gli interessi di parte. Sogniamo un Paese che abbia il coraggio di superare la crisi facendo leva su ciò che il nostro passato ci ha regalato. Per esempio la nostra tradizione rinascimentale dovrebbe diventare il modello di un nuovo modo d’intendere gli affari e la gestione della cosa pubblica.

Proprio per ricordare quello che qualcuno ha chiamato “patrimonio”, che noi chiamiamo “memoria di sé”, è nato un gioco sui network per ricordare, per esempio, le dieci poesie più lette e più ricordate a memoria che sembra essere proprio una vera e personale celebrazione di questa giornata. Si va dall’[i]Infinito[/i] di Leopardi a Dante con [i]Tanto gentile e tanto onesta pare[/i], da [i]Soldati[/i] di Giuseppe Ungaretti a Montale di [i]Ho sceso dandoti il braccio[/i], a [i]Zacinto[/i] di Ugo Foscolo, a [i]Se questo è un uomo[/i] di Primo Levi, a [i]La pioggia nel pineto[/i] di Gabriele D’Annunzio a il [i]Cinque maggio[/i] di Alessandro Manzoni, passando per [i]San Martino[/i] di Giosuè Carducci e [i]Agosto[/i] di Giovanni Pascoli. E di questo passo si potrebbe anche chiedere qual è la poesia che, per esempio, identifica il nostro paese.

E’ sicuro, ognuno di noi ha una “poesia del cuore”. Qual è la vostra poesia? Avrei voglia di chiederla ad ognuno di voi che legge questa riflessione. Chissà che non si possa leggerle assieme ad alta voce in uno o mille luoghi. Chissà. Un giorno forse.

In questo anno per esempio ricorre il centenario della Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra per l’enormità dei morti, e proprio il 21 di marzo, giornata Mondiale della Poesia e primo giorno di Primavera, si svolgeranno alcune iniziative che vogliono mettere assieme, per esempio, la guerra e la poesia per ricordare “.[i] . . tutti coloro che hanno combattuto nelle trincee, amici e nemici, a chi ha incontrato la morte e a chi è ritornato, agli insepolti perennemente cercati e pianti, a tutti quelli la cui agonia l’occhio disincantato del cielo ha accolto, e a tutti quelli che consapevolmente o inconsapevolmente hanno aperto le porte di quella terra fatata e sono entrati. E la Poesia ha toccato le loro vite trasformando una lettera, un verso, un loro pensiero in un canto eterno[/i]”.

Anche il Capoluogo vorrebbe fare cosa grata ai lettori pubblicando, nei prossimi giorni, una riflessione attualizzata di questo connubio amore e guerra, con inediti di poeti ucraini e con un ricordo di Ungaretti e Apollinaire, in quanto sempre più spesso la guerra in Ucrania viene accostata alla Prima Guerra Mondiale.

Ma qual è il modo di festeggiare al meglio la giornata appunto mondiale della poesia. In questo anno in cui ricorre anche il 750esimo anno della nascita di Dante vogliamo terminare questa breve presentazione proprio con una sua poesia, per ricordare anche la nascita della nostra lingua che ebbe in Dante, Petrarca e Boccaccio gli inventori.

[i]Altre rime del tempo della Vita Nuova[/i]

[i]DANTE A GUIDO CAVALCANTI[/i]

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io

fossimo presi per incantamento

e messi in un vasel, ch’ad ogni vento

per mare andasse al voler vostro e mio;

sì che fortuna od altro tempo rio

non ci potesse dare impedimento,

anzi, vivendo sempre in un talento,

di stare insieme crescesse ’l disio.

E monna Vanna e monna Lagia poi

con quella ch’è sul numer de le trenta

1con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,

e ciascuna di lor fosse contenta,

sì come i’ credo che saremmo noi.

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