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«Vie della Transumanza patrimonio dell’Umanità»

Presentato, presso l’auditorium del Gran Sasso Science Institute all’Aquila, il progetto del Gal Gran Sasso Velino “Vie e Civiltà della Transumanza Patrimonio dell’Umanità“, che aderisce a un più ampio progetto di cooperazione internazionale il cui capofila è il Gal del Molise.

«Si parte dalla premessa del valore storico e culturale di questo patrimonio per sottolineare l’importanza della memoria, quale elemento di unicità identitaria dei territori stessi, che si intende recuperare in chiave contemporanea per offrire al turista, all’ospite, al viaggiatore esperienze esclusive», ha spiegato Bruno Petrei, presidente del Gal Gran Sasso Velino.

Il progetto prevede azioni riguardanti gli antichi percorsi tratturali ed altri cammini storici e religiosi, allo scopo di promuovere il contesto in cui essi si collocano: il paesaggio, i prodotti tipici, l’artigianato, il patrimonio storico-artistico.

L’azione di cooperazione internazionale mira anche a promuovere presso l’Unesco la candidatura dei tratturi e della transumanza come patrimonio immateriale dell’Umanità. E’ già stata presentata la candidatura italiana e nel prossimo giugno sarà presentata la candidatura internazionale.

Uno degli obiettivi è innanzitutto fornire al turista le informazioni sui servizi disponibili lungo gli itinerari e metterlo in condizioni di scegliere dove mangiare, dove dormire e cosa visitare in base alle esigenze.

«L’operazione intende mettere a sistema anche i molti attori che a vario titolo hanno salvaguardato ed ideato proposte e progetti per il recupero di questo patrimonio, perché la messa in rete di risorse e conoscenze è la migliore garanzia per una sostenibilità dell’iniziativa», ha affermato Alessio di Giulio, responsabile del progetto.

Proprio a questo scopo nei prossimi mesi saranno realizzati seminari itineranti – a Celano, nella Piana di Navelli, a Fontecchio, Castelvecchio Subequo e nella Valle Roveto, individuati come centri nevralgici dei sentieri da valorizzare – dedicati alla promozione della cultura dell’ospitalità, ai nuovi modi di fare comunicazione e non da ultimo alla creazione di contratti di rete che consentiranno di curare gli itinerari a progetto concluso.

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