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Processo ‘Housework’, il 30 marzo sentenza per D’Alfonso

Slitterà probabilmente a lunedì 30 marzo la sentenza di Corte d’Appello all’Aquila per il processo [i]’Housework'[/i] che vede come principale imputato il Presidente della Regione Luciano D’Alfonso.

La decisione è stata presa dal presidente della Corte Luigi Catelli in apertura dell’udienza. Nonostante tutte le difese abbiano presentato memorie e abbiano formalizzato di attenersi ad esse, e la Procura guidata da Nicola Picardi abbia confermato di attenersi solo in parte all’impianto dell’appello presentato dal pm pescarese Gennaro Varone, la Corte ha spiegato che impegni odierni dei giudici impediscono di arrivare a sentenza in giornata.

D’Alfonso e gli altri imputati sono stati assolti in primo grado nel 2013, e per alcuni reati c’è stata prescrizione, dalle accuse di associazione per delinquere, concussione, corruzione, peculato, abuso e falso per appalti al Comune di Pescara.

Conferma della sentenza dell’11 febbraio 2013: non procedere per alcuni reati ormai estinti per il governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, e gli altri imputati per le tangenti a Pescara.

Questo è quanto ha chiesto il procuratore della Corte d’Appello dell’Aquila, Nicola Picardi, al termine della requisitoria al processo in corso in Corte d’Appello all’Aquila. Picardi ha chiesto la condanna solo per tentata concussione del dirigente del comune di Pescara, Guido Dezio, all’epoca braccio destro dell’attuale presidente della regione.

La Procura parlando del reato di associazione per delinquere per il quale ha chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati, ha contestato le conclusioni della procura di Pescara parlando di «fatti scollegati tra di loro, non c’era nessun modus operandi deliberato», dando ragione così a gran parte della sentenza emessa nel 2013 dal tribunale di Pescara presieduto dal giudice Antonella Di Carlo.

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