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San Demetrio e il ‘Pranzetto di San Giuseppe’

di Giuseppina Riocci*

Nella piazzetta di Cardabello, a San Demetrio, raccontano, si faceva il pranzetto di San Giuseppe: tre poveri – madre, padre e figlio – il 19 marzo mangiavano un lauto pasto preparato dalle donne del vicinato.

Nella piazza, luogo urbano simbolico, espressione di memorie e di significati, si celebra il pranzetto: la tavola è imbandita, la Madonna, San Giuseppe e il Bambino mangiano, la folla intorno osserva e ricorda, “[i]commenta nel suo divenire epistolario collettivo[/i]” (V. Battista).

La tradizione del pranzetto risale alla devozionalità medievale, quando davvero le famiglie benestanti offrivano da mangiare ai poveri del borgo, il cui protettore è, appunto, San Giuseppe. A lui e alla sua sposa, poveri in fuga, fu negato un riparo.

Nei tempi passati, a San Demetrio N. V., si partiva dalla chiesa dell’Annunziata e si arrivava nella piazzetta di Cardabello, si rinnovava il rito processionale, con la statua di San Giuseppe che operava la “sacralizzazione” dello spazio sociale, purificandolo dalle forze negative.

“[i]Negli ultimi decenni, le persone si vestivano in costume[. . .] Nel pomeriggio si benediva il cesto per “lu pranzitte“ e con la banda dietro e tanta gente in corteo una donna con il canestro in testa arrivava alla piazza. I personaggi venivano serviti e riveriti sul palco in legno, altare liturgico, affidato alla “creatività”, desueto luogo di piccole biografie inconfessabili, teatralizzato per il pubblico quel “podio”, sensibile, stridente rito della povertà tirato fuori dalla sua quotidianità

[. . .] [/i]“(V. Battista)

Anno 2015, la domenica immediatamente successiva al 19 marzo, vigilia dell’equinozio di primavera, metafora di rinascita, la Pro Loco di San Demetrio rivitalizza le sue radici, esorcizzando inconsapevolmente la crisi dello sradicamento sociale e culturale che incombe sugli individui, mette in scena “[i]lu pranzitte de San Giuseppe[/i]”, rito antico, desiderato dalla collettività, significante dell’esigenza, forse, di ricercare la propria identità culturale e di sentirsi rassicurati nella scompaginata società contemporanea.

La festa popolare diviene, così, festa nuova e festa antica, incontro tra mondo rurale e mondo urbano, continuità tra passato e presente, sintesi di una nuova appartenenza.

[i]La foto del pranzetto di San Giuseppe, anno 2006, è stata gentilmente concessa da Roberto Mirabella.[/i]

*Pro Loco San Demetrio N. V.

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