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Giubileo straordinario, Cialente stia al suo posto

di Amedeo Esposito

Questa volta non spetta a lui. Il Giubileo della Misericordia non è avvenimento pari all’Expo o all’Adunata degli Alpini, per i quali il sindaco Massimo Cialente, opportunamente, ha proceduto a formare strutture tecniche importanti e vitali per i due avvenimenti.

L’entusiasmo espresso per l’annuncio dell’avvenimento da parte di Papa Francesco ha superato nel Sindaco le dovute note di sobrietà che dovrebbero sottendere alla priorità della Chiesa (sia quella universale e sia quella locale, aquilana come le altre migliaia) che fa capo, come ognuno sa, al Pastore che la guida. Al più, Sindaco e Arcivescovo potranno, in piena parità, sedere in un’eventuale unica cabina di regia.

Il sindaco Marino, all’annuncio di Papa Bergoglio, ha detto chiaro e forte: Roma è pronta! Senza rilevare che Roma ha a disposizione basiliche e santuari, bensì si è immediatamente posto a disposizione della curia romana, perché la grande città sarà pure pronta, ma dovrà essere ospitale secondo la visione del Papa. Visione a cui il Sindaco della capitale d’Italia (che ha anche chiesto fondi per l’evento) collaborerà incondizionatamente e autorevolmente.

Cialente, dunque, non potrà questa volta sottrarsi al primato dell’Arcivescovo metropolita, monsignor Giuseppe Petrocchi (anche se tiepidi sono gli attuali rapporti fra i due) al quale spetta la legittimazione degli gli organi – compreso quello annunciato da Cialente – che dovessero sorgere per celebrare localmente il Giubileo della Misericordia.

Si tratta di una secolare prerogativa della Chiesa che nessuno disconosce, anche se la città custodisce nella laicità la bolla del Perdono di Celestino. C’è da sperare che curia arcivescovile e comune aquilano s’incontrino per raggiungere i dovuti traguardi: quelli spirituali e quelli materiali, perché finalmente torni a palpitare l’anima dell’Aquila.

E’ appena il caso di sottolineare che i giubilei dello scorso secolo, per L’Aquila, furono motivo di interesse nei fedeli, non meno che nei laici per i “profitti” che tutti ne trassero. Il giubileo del ‘900 – tanto per ricordare – consentì a circa 600 braccianti (comprese una cinquantina di mondine) di fruire degli sconti ferroviari (concessi dietro certificazione dei parroci) che furono concessi per l’occasione, non già per fermarsi a Roma, ma per lasciare definitivamente la città e il contado ed emigrare in alta Italia o nell’agro romano.

Va anche sottolineato che nello stesso anno fu indetto dalla massoneria (compresa quella vitalissima aquilana di palazzo Giammaria) il primo controgiubileo o giubileo laico che ebbe al centro il congresso per “festeggiare il terzo centenario del supplizio (1600) di Giordano Bruno”, con visite alle cosiddette “quattro basiliche laiche: Pantheon, Campidoglio, Gianicolo e Porta Pia”. Un dubbio è rimasto però: non si sa se i molti massoni aquilani partecipanti al controgiubileo fruissero delle tariffe agevolate ferroviarie per raggiungere Roma.

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