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Archipendoli e grome nella storia recente di Avezzano

di Gioia Chiostri

Sorella della Scienza è la Storia che ne tesse gli effetti a lungo termine e i rimedi a lungo raggio. In quel di Avezzano, fra il sindaco che prevede cose, l’isola pedonale che viene e che va e il primo sole primaverile che incomincia ad affacciarsi fra le tende nuvolose, lei ha fatto il suo trionfale ingresso.

Nessun tappeto rosso per la Settimana della Scienza bandita dal Liceo Scientifico ‘M. V. Pollione’ locale, ma solo tanta estrosa e ragionevolissima creatività. E se il tutto viene condito, poi, con un pizzico di [i]‘historia magistra vitae’[/i], il piatto che verrà servito, custodirà il fatidico nocciolo caldo dell’amore per la cultura in senso lato. Paolo Farina, giovane studente di Archeologia di soli 27 anni e vicepresidente di un’associazione culturale marsicana, ha incontrato IlCapoluogo.it per tentare di spiegare cosa si nasconda nel cuore che batte per la propria terra e per il futuro, a tratti incompreso, di essa. Un viluppo di amore, affetto e attenzione, ma anche voglia di far ascoltare il martello cardiaco a più stetoscopi possibili.

Lui, di fatti, attuale vicepresidente dell’associazione culturale locale ‘Convivium’, nativa di un luogo storico di Avezzano, quale ‘Borgo Incile’, ha inteso tessere gli scopi e i fini di un progetto a lunga scadenza, progettato in collaborazione proprio con la Settimana della Scienza. Rendere interattiva l’Archeologia? «Con la nostra Associazione si può». Stamattina, alle ore 10, presso L’Incile Torlonia, anche detto Madonnone, la storia è diventata interattiva. L’associazione, sgorgata fuori dalle strade cittadine il 5 settembre del 2014 scorso, è composta, ad oggi, da otto membri fondatori, ragazzi dai 25 ai 35 anni di età. Il nome significa, letteralmente, ‘vivere assieme qualunque esperienza di vita’ e, di fatti, tutti i ragazzi che ravvivano e vivono l’associazione suddetta, hanno la passione comune per il passato e per il modo divertente e attivo di insegnarlo.

{{*ExtraImg_236206_ArtImgCenter_500x375_}}«Fra le pieghe delle vicissitudini di tanto tempo fa, qualche insegnamento per il presente si incontra ancora. Si pensi alla figura di Virtuvio Pollione, che ha dato il nome alla stessa scuola statale: un grande uomo, ideatore di macchine militari, al servizio di Cesare prima e di Augusto poi. In Vitruvio, di importante, s’intravvede un primo approccio scientifico a tutte le conoscenze pregresse, saperi sia teorici che pratici provenienti, per larga parte, dal vicino Oriente». Ebbene, questa sorta di osmosi giovanile ha portato alla realizzazione di una realtà più unica che rara. Ossia: l’allestimento sul campo di strumenti antichi e di antiche tecniche di lavorazione preliminari alla costruzione dell’Emissario del Fucino, un emissario artificiale che ha permesso, alla fine del XIX secolo, di prosciugare il Lago Fucino, terzo per estensione in tutta Italia. Verrà introdotta la ‘groma’, in bella mostra durante la Settimana Scientifica; uno strumento simbolo che veniva utilizzato, nell’antica Roma, per la centuriazione dei terreni, ossia la suddivisione di essi in lotti regolari. «Questo si ritrova, come pratica, anche nel Fucino di oggi». E proprio oggi, sul campo avezzanese, si effettuerà, grazie alla buona volontà dell’associazione, una visita all’emissario Torlonia e, successivamente, una mostra degli strumenti allestita al Parco dei Cunicoli. «Utile – spiega Paolo – per far vedere e capire quali fossero, in origine, le tecniche di misurazione preliminari alla costruzione e realizzazione dell’Emissario stesso. I ragazzi avranno la possibilità di provare in prima persona e con mano strumenti del passato».

Si presenzierà, quindi, ad una spiegazione delle archeologie di allora. La collaborazione con il Liceo ‘M. V. Pollione’ è saltata fuori dal cilindro delle idee per caso e per destino. «Un professore tedesco, di nome Lothar Weis, docente di liceo in pensione e membro onorario dell’associazione, che – afferma Paolo – ha avuto ed ha, correntemente, le mani in pasta negli studi archeologici sperimentali, si è occupato del Fucino e dei suoi dintorni storici». Martedì scorso, presso il Castello Orsini, il professore, assieme al supporto del mediatore Paolo, ha svelato i segreti de ‘Il prosciugamento del Lago Fucino: aspetti tecnici dell’opera antica’. Un bel colpo per la storia di Avezzano, la quale, strano e straordinario a dirsi, affascina più fuori che dentro casa.

Pietra angolare dell’associazione, traghettata dal presidente Ivan Pisegna, pizzaiolo ed ex battagliero nella milizia del WWF Marsica, l’Archeologia Sperimentale. Essa risulta essere una branca della più classica disciplina di studi archeologica che, «almeno in Italia, – spiega Paolo – non ha molto spazio, purtroppo. Grazie all’Archeologia Sperimentale, comunque, si possono ricostruire in maniera verosimile strumentazioni, tecniche di lavorazione e ambientazioni del passato». I ragazzi di Borgo Incile, quindi, hanno ben stratificati nel cassetto molti progetti scolastici che vorrebbero realizzare proprio dal vivo e di fronte ad una platea studentesca grazie all’appoggio di questo ramo di studi. «Tempo fa – racconta Paolo – andai a svolgere una lezione a due classi del Liceo Scientifico: avevo intenzione di porre i ragazzi di fronte all’atto pratico storico compiuto, ossia aiutarli nel ricostruire uno strumento antico. Per quell’occasione, ricostruirono l’Archipendolo, uno strumento antico molto semplice da realizzare: si tratta di una livella che funziona con un filo a piombo: veniva utilizzata nell’epoca romana, in ambito edilizio, e la sua funzione era quella di verificare l’orizzontalità di un piano». La settimana scientifica, quindi, è diventata per i membri dell’Associazione, una sorta di piedistallo di voci, pensieri e sensazioni capace di trasportare una passione per pochi a più alti livelli di pubblico senziente. Studioso a Roma per necessità di percorso accademico, ma da sempre marso fin dentro le viscere, Paolo racconta che alla base dell’esperienza che vedrà la luce oggi, domenica 15 marzo, c’è «la voglia di fare: questa grande sconosciuta dei tempi moderni».

Borgo Incile è una perla fucense. Oltre ad essere conosciuto per l’opera idraulica romana e per quella risalente al periodo dei Torlonia, è una «bella borgata – afferma Paolo – la quale, però, col tempo s’è andata un poco spegnendo, soprattutto al netto degli ultimi fatti di cronaca relativi al collocamento della centrale a Biomasse. Per me risulta categorico difendere il mio borgo di nascita, anche perché ha dei dettagli stupendi. Ci ho impiegato un po’ di tempo a capire il mio percorso di vita e di studio, ma il ricordo dei Cunicoli di Claudio, immagine costante della mia infanzia marsicana, mi ha alla fine condotto verso questo tipo di studi».

{{*ExtraImg_236209_ArtImgCenter_500x375_}}L’associazione, quindi, è divenuta a lungo andare, una sorta di paladina dei tempi perduti. Altro progetto che bolle nella pentola delle meraviglie, la valorizzazione dell’antica via ‘dei Marsi’ – un progetto che tende la mano al valore escursionistico dell’area – la quale veniva anticamente utilizzata per andare da Alba Fucens verso Luco dei Marsi. «La nostra Associazione si propone di valutare la zona dal punto di vista turistico e di creare una rete di contatto con le altre associazioni culturali presenti sul territorio in modo da realizzare una sorta di scudo di difesa e di evidenza in merito alle bellezze della nostra zona. Siamo noi giovani a dover prendere in mano adesso le redini dell’eredità del passato e a doverla utilizzare come un semaforo verde per il turista che verrà». Borgo Incile, i Cunicoli, il Madonnone, la via dei Marsi, il sito di Angizia, con le sue mura ciclopiche della città, raggiungibili con una passeggiata che attraversa la limitrofa Riserva del Monte Salviano, e il leggendario Bosco Sacro: gemme prelibate, ma poco assaporate.

«Purtroppo, da parte delle Istituzioni – conclude Paolo – molto spesso abbiamo ricevuto una porta chiusa in faccia in maniera cieca». Imparare dal passato per affrontare meglio la situazione futura: questo, infine, l’insegnamento sotteso a tanto fare e, soprattutto, a saper fare. «Nei cantieri del Post sisma all’Aquila, ad esempio, ci si scontra con delle realtà risalenti nel tempo. L’intervento di restauro adottato, per esempio, nella Basilica di Collemaggio, deve rispettare per forza di logica anche le fasi precedenti – come ad esempio la fase Paleocristiana – e non può essere invasivo. Ciò implica il profondo conoscimento delle tecniche edilizie di una volta. La nostra associazione si propone di iniziare ad ‘iniziare’ i ragazzi alla disciplina della storia. Perché così come ogni inizio illogico dà luogo ad una fine logica, ogni fine logica può dar atto ad un inizio rivoluzionario».

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