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Parcella salatissima per Arpa, ma azienda non paga

Il presidente dell’Arpa, Luciano D’Amico, rimane sulla sua posizione. L’azienda non ha intenzione di pagare la maxi parcella da 700 mila euro ai due professionisti che si sono occupati delle perizie in vista della fusione per l’incorporazione di Gtm e Sangritana in Unica. Una posizione ferrea e solida, difficile da scardinare.

Il tutto, quindi, viene rimesso alla voce del Tribunale. Bisognerà aspettare, dunque, per capire quanto l’Arpa dovrà pagare per chiudere la vicenda.

D’Amico, infatti, dal canto suo, specifica che non è stata la sua società ad incaricare i due consulenti, ma lo stesso Tribunale di Chieti e che si tratta, addirittura, di un obbligo previsto dal codice civile in quanto, come vuole la norma, bisogna fare perizie di valutazione per la stima del conferimento dei beni rappresentati dal 100% delle azioni delle tre aziende di trasporto.

L’Arpa, a fronte di un conto pari a 577.411 mila euro – cifra determinata, a quanto sembrerebbe, dal valore della pratica, dall’applicazione del compenso unico e da una maggiorazione del 100% per «incarico collegiale» più una maggiorazione del 100% per «attività d’urgenza», ha detto no in quanto non ritiene dovute le maggiorazioni e ha, invece, proposto l’applicazione del compenso medio per un totale di 70 mila euro da dividere tra i due professionisti (44.300 euro per la perizia Fas e 25 mila euro per la perizia Gtm).

Il presidente D’Amico basa la sua posizione su due punti fermi: «gli importi richiesti non rispettano le disposizioni del decreto ministeriale 140 del 2012 e l’operazione di fusione sarà a costo zero». L’Arpa, infine, ha dato mandato al proprio legale di contestare nelle sedi opportune le richieste dei professionisti.

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