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«In Abruzzo i Casalesi agiscono da decenni»

Torna a riecheggiare in queste ore anche in Abruzzo il nome del clan dei Casalesi. La camorra è presente e agisce anche nella nostra Regione. La maxi operazione di queste ore ne è l’ennesima dimostrazione e documentazione. Ma non è stata la prima.

«L’abbiamo varie volte denunciato e documentato anche noi nei mesi e negli anni scorsi, le mafie sono presenti anche in Abruzzo. E i Casalesi non son da meno. Nel 2007 furono sequestrati a Pizzoferrato beni immobili e terreni riconducibili a Sandokan Schiavone. L’abbiamo ricordato nei giorni scorsi: la “Terra dei Fuochi” giunse fino in Abruzzo, la rete di traffici e sversamenti di rifiuti di ogni tipo da parte della Camorra ha avvolto anche la nostra Regione. E’ una vicenda su cui la luce si è tentata di accendere già negli Anni Novanta, proprio quando Schiavone fu ascoltato dalla Commissione Parlamentare Bicamerale “d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse”. Dichiarazioni rimaste però per anni nei cassetti fino alla loro desecretazione, avvenuta solo in questi ultimi anni. C’è un’incredibile, assurda reticenza e silenzio su questo, ma l’Abruzzo era al centro della “rotta adriatica” della camorra», così si esprime in una nota Alessio Di Florio, in rappresentanza dell’Associazione Antimafie Rita Atria, dell’Associazione Culturale Peppino Impastato e di PeaceLink Abruzzo a seguito delle ultime notizie apprese e riportate.

«In varie zone della Regione – scrive – ancora oggi giacciono vere e proprie bombe ecologiche (tra le più famose l’ex fornace di Tollo e l’ex discarica di Scurcola Marsicana) che rappresentano una quotidiana e incombente minaccia, negli anni in cui Carmine Schiavone fu audito in Parlamento almeno 15 comuni letteralmente appaltarono lo smaltimento dei rifiuti urbani a Gaetano Vassallo, allora imprenditore dei rifiuti legato al clan dei Casalesi e successivamente collaboratore di giustizia (cercando sul web notizie di questa gravissima vicenda praticamente negli anni scorsi solo Angelo Venti di Libera l’ha ricordata e denunciata!), sulla Trignina, a non molta distanza dal confine molisano con l’Abruzzo (e ricordiamo che proprio il fiume Trigno divide le due Regioni), un vero e proprio “triangolo della morte” è stato alimentato dalla camorra. Abbiamo raccolto (le alleghiamo a questo comunicato) gli stralci e le pagine dei rapporti della Commissione Parlamentare sull’Abruzzo. Probabilmente qualcosa è sfuggito, ma sono ben 12 le pagine riempite. Pagine fitte di atti, fatti, nomi, circostanze, inchieste, sversamenti illegali che avvelenano e deturpano la terra d’Abruzzo».

«E non si pensi siano tutte vicende superate, ormai legate ad un remoto passato. Perché le “bombe ecologiche” sono lì e, negli anni, la Rifiuti SpA ha continuato nei suoi sporchi traffici. Nel settembre 2011 presentammo un corposo dossier sulle inchieste e sui traffici illeciti dei rifiuti in Abruzzo. La stragrandissima maggioranza non erano di 10 o 15 anni prima ma molto più recenti. E moltissime erano di quei mesi e anni. Ma la “Terra dei fuochi”, come già scritto, non è soltanto la storia di alcuni reati in serie. E’ molto di più. La Rifiuti SpA è stata, ed è ancora, il braccio armato e venefico di un coacervo di interessi che legano a doppio filo organizzazioni criminali, politica, istituzioni infedeli, imprenditoria, massoneria, corruzione. Di tutto questo non abbiamo ancora riflessione, analisi, totale conoscenza. Ancor di più in Abruzzo. Una regione dove le mafie, come abbiamo ricordato anche recentemente, agiscono da decenni (gli omicidi Maisto, Ferretti e Fabrizi son ormai di più di vent’anni fa!). Dove la massoneria “deviata” compare improvvisamente nelle cronache, per poi “inabissarsi” nuovamente. Cercando sul web si trova qualcuno che sembra voler denunciare una sua presunta influenza. Ma mai si è riusciti ad andare fino in fondo, a fare piena e totale luce. La Procura Nazionale Antimafia ha recentemente illustrato il suo annuale rapporto. Si legge nel rapporto, dopo la meticolosa ricostruzione delle piovre che agiscono soprattutto nel traffico di stupefacenti, prostituzione, ricostruzione aquilana, caporalato e sfruttamento del lavoro nero, che[i] “si è avuto modo di comprendere la stretta connessione rilevabile tra infiltrazioni della criminalità organizzata e corruzione”[/i]. E’ un passaggio riferito alla ricostruzione post terremoto ma che getta inquietanti ombre sulla gestione della “cosa pubblica” in Abruzzo».

«Le 12 pagine relative all’Abruzzo della Commissione Parlamentare, i traffici anche successivi a quegli anni e cronologicamente molto più vicini, la presenza di temibili “bombe ecologiche”, il coacervo di interessi criminali che sono a capo della Rifiuti SpA, andrebbero analizzati, studiati, diffusi, conosciuti. Ma purtroppo non è ancora così. Come già scritto nelle righe precedenti, sono ben poche le voci che si son levate. Deve far riflettere ogni coscienza civile, ogni “schiena dritta”, ogni persona libera e innamorata del territorio in cui viviamo. Una delle inchieste più approfondite e con conoscenza dei fatti è venuta da Antonio Musella di Fanpage.it. Antonio merita un ringraziamento pubblico, dalla Campania è giunto in Abruzzo ed ha studiato quel che è accaduto, riportandolo in una sua video inchiesta. Sarebbe importante per questa Regione se tanti altri riescano a seguire il suo esempio e a fare la stessa cosa. La “Terra dei fuochi” è anche qui. E non è facendo finta del contrario che la eliminiamo …», questa la dura conclusione.

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