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Imprese indotto Edimo: «Azienda va salvata»

Vorremmo portare a conoscenza dell’opinione pubblica, delle istituzioni, della politica, dei sindacati e del curatore fallimentare che quello che sta accadendo nella nostra città in questi giorni è il più vero e grande disastro economico post-sisma. Il fallimento della Edimo Spa, oltre a costituire un disastro per i dipendenti e per la famiglia Taddei, che in 25 anni di storia ha dato lustro alla nostra città e soldi a poggia, lo è per l’intero comprensorio aquilano». A sottolinearlo, attraverso una nota congiunta, sono un gruppo di fornitori dell’indotto Edimo Taddei: Ciancarella Luciano, Aquilana Calcestruzzi, Cicolani Enzo, Aquilaprem, Tmc Impianti, Orsolini, Coedil 99, Mastrangeli Srl, Palmerini, Celi Calcestruzzi, Fiordigigli Srl, Inerti Aquilana, Centi & Cecala, Di Sibio Combustibili, Aquilav e Staffetti.

«Oggi il gruppo va aiutato, senza se e senza ma – si legge ancora nella nota – lasciandolo lavorare e dando lavoro senza pensare agli ammortizzatori sociali. Occorre capire che se questa grande azienda viene fermata, si scatenerà un effetto domino sull’indotto che lavora da anni con il gruppo. Sono ben 156 le aziende aquilane che fanno parte dell’indotto del gruppo Edimo che, costantemente, anche in questi ultimi periodi di difficoltà, sono state vicine all’azienda del patron Carlo Taddei e dei figli».

«La ricaduta – si sottolinea nella nota – sarebbe la fine della nostra città, poiché sarebbero coinvolti più di 1.500 lavoratori di svariate aziende: elettricisti, idraulici, carpentieri, officine, gommisti, fornitori di cemento e materiale edile, prodotti per edilizia e termoidraulica, noleggiatori di mezzi, ristoratori, lavanderie, fornitori di legnami, materiali plastici, coibentazioni, materiali in ferro, serramenti, fornitura di carburante e altri ancora. Tutte queste piccole e medie imprese andrebbero in default perché legate a doppio filo con il gruppo Edimo. Non è un elenco merceologico da Camera di commercio, questo è semplicemente il disastro che seguirà al fallimento di Edimo».

«La nostra città ormai vive con un nucleo industriale che è un cimitero dopo la chiusura delle più grandi aziende: Otefal, Carteco, Wood Alberyani, Becker Polveri, Forex – aggiungono gli imprenditori nella nota congiunta – La ricostruzione post-sisma è latente, ma è anche l’unica speranza che ci resta per non continuare a perdere nostri ragazzi aquilani che ormai vanno via e scelgono di emigrare per una santa ragione, la mancanza di lavoro. Adesso siamo tutti fermi, bloccati. Che cosa dobbiamo fare? Adesso tocca a voi istituzioni rispondere e dare certezze, voi che potete. Ora si vedrà se avete la forza di aiutare non una azienda, ma una più altre 156 aziende, e fermare la fine di questa città, partecipando invece alla sua vera rinascita».

«Ormai L’Aquila è emarginata anche nelle carte dei vari ministeri – si legge ancora nella nota – visto che ci vedono ancora più sfasciati di quello che siamo e pensano che questa città non abbia nemmeno una sede da 500 metri quadrati per ospitare un’istituzione come l’Agenzia del lavoro che ci spetta di diritto. Ormai siamo la città che deve guadagnarsi tutto, anche la sopravvivenza. Per 50 mila euro buttiamo giù dalla torre aziende che pagano 1,5 milioni di euro ogni mese solo per le spese. Adesso è il nostro momento. Salviamo la Edimo e tutti noi salveremo questa città».

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