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‘Uno scheletro d’amore che però grida ancora vendetta’

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di Camilla Elleboro

L’8 marzo. Ognuno di noi ha conosciuto diverse versioni sulla nascita di questa particolare ricorrenza. Inizialmente si credeva fosse nata per un incendio in una fabbrica tessile in cui le tristi vittime furono le donne, oppresse dal loro datore di lavoro e dalle stressanti condizioni. In verità, se l’8 marzo ha acquisito questo significato si deve a Rosa Luxemburg e Clara Zetkin, che, all’inizio del 1900, si sono battute per ottenere il suffragio universale femminile.

Ma quanta importanza ha nel 2015, quando le notizie di orribili violenze e omicidi sono all’ordine del giorno? L’India, in questi ultimi giorni, ha vietato la diffusione del documentario “[i]India’s Daughter[/i]” di Leslee Udwin sullo stupro di gruppo che costò, nel 2012, la vita di una studentessa. Sarebbe dovuto essere proiettato proprio oggi, ma il governo ha deciso di non trasmetterlo, ufficialmente per le dichiarazioni scioccanti dello stupratore. Quest’ultimo, infatti, addossava la colpa alla ragazza, per aver resistito alle violenze.

A Mogadiscio, in Somalia, una bambina di 11 anni, dopo aver subito violenza, è corsa, con la madre, in ospedale, dove si sono rifiutati di curarla senza la denuncia alla polizia. A metà gennaio, la bambina ha deciso di togliersi la vita bruciandosi e la polizia ha archiviato la sua morte come un incidente.

Come si può ancora parlare di uguaglianza e di parità di genere di fronte a fatti del genere? Come, se in tutto il mondo ognuna di noi è a rischio ogni giorno? Noi donne, nel 2015, siamo ancora affiancate a convenzioni e convinzioni altrui: ogni donna può essere figlia, mamma, nonna, ma anche lavoratrice brillante e donna in carriera, aspetto ancora poco considerato. In nessuna circostanza, per niente al mondo, dovremmo aver paura o dovremmo sentirci inferiori; piuttosto sarebbe meglio guardare alle donne che in passato hanno fatto, e fanno tuttora, la differenza, e che hanno cambiato il mondo. Proprio quando sembra che stia incombendo una terribile regressione dal punto di vista della parità di sesso e dei diritti, bisogna cercare uno spunto per proseguire il nostro lungo e travagliato cammino.

Vengono in mente Malala Yousafzai, Premio Nobel per la pace per il suo impegno nell’affermazione del diritto all’istruzione femminile, bandito dai talebani a Mingora, o l’italiana Lucia Annibali, sfregiata dall’acido dal suo fidanzato, o ancora Samantha Cristoforetti, prima astronauta donna italiana nello spazio. Sono modelli quotidiani anche le nostre madri e le nostre nonne; dalla prima all’ultima, esempi di Donne che non si sono fatte scoraggiare, abbattere dalla paura o da pensieri vecchi e stantii e che, anzi, hanno scelto di fare affidamento sulla cultura e sulla tenacia, a cui ogni donna deve ricorrere perché saranno proprio questi elementi a salvarci.

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