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Le rose dell’8 marzo: Miss Abruzzo 2013

di Gioia Chiostri

Una Miss per l’otto marzo. Ogni rosa ha le sue spine e ogni spina ha le sue ferite. Dal Dna della donna sgorgano fuori furtivi calpestii di secoli di lotta di potere e di mire espansionistiche condotte poche volte a buon fine.

Bellezza, fascino, combattività, determinazione. Ma anche: perspicacia, agnizione e, soprattutto, futuro. Perché le donne, il gene del futuro, lo hanno scritto non nel corpo, ma nei vortici elucubranti della mente, tant’è creativamente maldestra e desiderosamente ammantata della voglia di viaggiare e di arrivare.

Per spodestare il pregiudizio sovrano della bellezza senza essenza, [i]IlCapoluogo.it[/i] ha scelto di intervistare, per l’8 marzo, festa di tutte le donne, Giulia Belmonte, residente a Castel Sant’Angelo (Pe) ma nata ad Atri (Te): proprio lei è stata incoronata ‘Miss Italia Abruzzo’ nell’anno 2013.

{{*ExtraImg_235492_ArtImgRight_300x446_}}«Miss Italia è stata una tappa importante nel mio percorso – ci racconta – ho rappresentato la mia tanto amata Regione che, davvero, non cambierei con nessun’altra al mondo: già questo, per me, è stata una soddisfazione enorme!». Bruna, con un pizzico di mediterraneità nei lineamenti, Giulia ha oggi 20 anni e nei suoi occhi scuri e intensi, un po’ come quelle notti senza luna, si legge tutto lo sforzo di una giovane donna ambiziosa e capace.

Lei, il concorso nazionale di Miss Italia, lo ha affrontato con il sangue tipico delle nostre terre. Scoperta dal fotografo Antonio Oddi all’età di soli 18 anni durante un casting tenutosi in quel di Avezzano, la bella abruzzese ha ottenuto, durante la sua carriera nel regno della bellezza, anche altre fasce, come quella di ‘Miss Sportiva Abruzzo’. Il giorno 24 agosto del 2013, però, è riuscita a conquistare il prestigioso titolo di Miss regionale. Una bandiera del fascino made in Abruzzo. Il suo è un viso che resta impresso nella memoria, come un francobollo raro degli anni ’40: prezioso, raffinato e custodito gelosamente nella bacheca delle cose da non dimenticare.

{{*ExtraImg_235493_ArtImgRight_300x447_}}«Ho avuto l’occasione di confrontarmi con altre ragazze provenienti da realtà diverse e con professionisti del settore; questo mi ha fatta crescere molto e soprattutto imparare cose nuove. Ricordo tutto come fosse accaduto ieri, nonostante siano passati ben due anni: sono emozioni che, a dirla tutta, non si dimenticano facilmente. Miss Italia mi ha portato e continua a portarmi molta fortuna e, soprattutto, mi ha dato molta visibilità», ammette.

Il concorso più noto nella Penisola di bellezza è stato più volte bistrattato e messo all’angolo. Complice, forse, la consapevolezza che nelle donne, ‘oltre le gambe c’è di più’. Infatti, come ci racconta la stessa Giulia, proprio «il 2013 è stato un anno in cui la figura della modella è stata messa in discussione, precisamente dalla Boldrini. Lei riteneva, di fatti, che proprio le concorrenti di Miss Italia fossero solo dei corpi seminudi senza cervello. Noi ragazze, mi ricordo, rispondemmo a tono promuovendo una campagna sociale che aveva come slogan la frase ‘né nude, né mute’: questo per precisare che partecipare ad un concorso di bellezza non significa non avere cultura».

{{*ExtraImg_235494_ArtImgRight_300x192_}}Giulia, infatti, è, ad oggi, iscritta all’Università degli Studi di Teramo presso la facoltà di Scienze della Comunicazione e ha seguito dei corsi di recitazione. Nel suo cassetto dei desideri, il giornalismo. «Amo molto l’arte della scrittura, ma ammetto che mi piacerebbe anche lavorare nel mondo del cinema. Io penso – continua – che non esista un sogno che non possa essere realizzato; con la buona volontà e la giusta determinazione si può raggiungere ogni obiettivo. Di sogni e di progetti, infatti, ne ho molti, ma spesso non ho molto tempo a disposizione per poter star dietro a tutti», scherza.

L’8 marzo: una data tanto odiata quanto amata proprio dallo stesso universo femminile. Commerciale, insensata, inutile: molti gli attributi negativi che le sono stati attribuiti.

Tu come festeggerai l’otto marzo? «Sicuramente – risponde Giulia, che ha incominciato a calcare le passerelle alla tenera età di 15 anni – non andrò ad uno dei tanti eventi che organizzano per sole donne con dei modelli come special guest. Per me, l’8 marzo, è un giorno come un altro; una donna, a mio avviso, dovrebbe sentirsi rispettata e, soprattutto, libera sempre». Una chioma corvina, molto spesso, nasconde una volontà di pensiero e di autodeterminazione estrema.

{{*ExtraImg_235495_ArtImgRight_300x201_}}La domanda sorge spontanea: che tipo di donna sei? «Questa è una domanda difficile. Come dice Pirandello: ‘il modo in cui ci vedono gli altri, spesso è ben diverso da come ci vediamo noi’; chi mi conosce, mi definisce ‘menefreghista’, determinata e spesso assai testarda, però dietro il mio menefreghismo si nasconde quasi sempre una spiccata sensibilità che riesco a mascherare bene».

«Una donna per potersi definire tale – afferma Giulia – secondo me deve possedere una sola qualità che, in fin dei conti, riassume e concilia tutte le sfumature positive, ossia la classe; un mix di cultura, serietà ed intelligenza. Il mio modello di donna, quasi scontato dirlo, è mia madre. Una delle cose che mi ripete sempre è di dare il massimo in ogni cosa che faccio e di non accontentarmi mai. Non nascondo che la ammiro in ogni cosa che fa: lei è coraggiosa, sensibile, determinata e pensa sempre prima agli altri che a sé stessa; oltre ad essere mia madre è anche la mia migliore amica, con lei parlo di tutto e sa darmi sempre ottimi consigli».

{{*ExtraImg_235496_ArtImgRight_300x446_}}La Redazione de IlCapoluogo.it coglie l’occasione per augurare a Giulia, a sua madre e a tutte le donne che hanno speso un minuto del loro frettoloso tempo giornaliero per leggere il nostro quotidiano, un augurio di rinascita femminile. La donna assomiglia ad un faro spento nella notte buia e più stellata: se acceso di rispetto, brillerà assieme a tutte le altre luci in cielo, scaldandole di rinnovato calore. Sortirà l’effetto di un autentico amplificatore.

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