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L’Aquila e la Giornata Internazionale della Donna

di Nando Giammarini*

Oggi, 8 marzo, è la giornata internazionale della donna – meglio nota come festa della donna – una ricorrenza, a differenza di quanto si pensa, volta a ricordare le conquiste politiche e sociali delle donne e a rafforzarne la lotta contro discriminazioni, soprusi e violenze.

Una giornata, al di fuori di tanti festeggiamenti, per riflettere su quanto ancora c’è da fare per abbattere quel muro di diffidenza che oggi attanaglia, purtroppo, l’universo femminile.

La leggenda, sebbene ci siano versioni diverse, narra che essa sia stata istituita nel 1908, allorchè in una fabbrica di New York perirono 146 operai, in maggior parte donne immigrate, in seguito ad un incendio sviluppatosi durante l’occupazione. Nel nostro Paese la festa della donna fu celebrata per la prima volta nel 1922, ma la vera iniziativa si ebbe a partire dal 1945, quando l’Italia era già stata liberata dal fascismo e forte e attiva era la militanza dell’UDI (Unione Donne Italiane aderenti al PCI, al PSI al Partito d’Azione) che giustamente reclamavano diritti e dignità. In quella circostanza fu scelta la mimosa come simbolo della ricorrenza, poiché è molto precoce e fiorisce nei primi giorni di marzo.

Successivamente l’8 marzo diventò occasione e momento simbolico di rivendicazione dei diritti femminili, dal divorzio, alla contraccezione, alla legalizzazione dell’aborto: grandi conquiste sociali degne di un Paese civile. Nonostante il giudizio dei ‘benpensanti’.

La festa della donna è nata anche con il preciso intento di ricordare sacrifici, difficoltà e sofferenze che le donne hanno subito nei secoli per arrivare ad affermare libertà, dignità ed emancipazione. In tutte le famiglie “l’angelo del focolare” è diventata la struttura portante, in quanto, nei tempi attuali, le donne lavoratrici svolgono un doppio ruolo e, una volta terminato il loro impegno, nelle fabbriche o negli uffici, ricominciano a casa. Loro hanno sempre sacrificato la propria esistenza per il bene dei figli; penso alle mondine che hanno fatto la storia del movimento operaio al femminile e alle nostre donne di montagna che la sera dopo il duro lavoro nelle aride e pietrose terre montane, intente a riposarsi, rammendavano gli indumenti.

Fino al novecento le donne erano costrette a dipendere totalmente dagli uomini, non essendo loro riconosciuti diritti elementari quali quello di voto, di iscriversi all’università, di ricoprire ruoli importanti e non potevano testimoniare nei processi. Quando le prime donne, durante lo sviluppo industriale, entrarono nelle fabbriche, a parità di mansione con gli uomini, percepivano salari più bassi. Ci volle del tempo e delle dure lotte dei movimenti femministi per affermare condizioni di parità e liberarsi di quei trattamenti d’inferiorità in cui erano state relegate fin dall’antichità.

Nonostante il raggiungimento della parità tra i sessi un altro grande problema assilla le donne: quello della violenza. Negli ultimi anni sono aumentati in maniera esponenziale i reati contro le donne, tanto che nel 2013, secondo il rapporto Eures, abbiamo avuto il triste primato con 179 casi di femminicidi, uno ogni due giorni, un’escalation violenta, la più cruenta dell’ultimo settennato nel nostro Paese. Al Lazio insieme alla Campania va il terribile primato tra le Regioni Italiane. Occorre fissare come obiettivo principale l’eliminazione della violenza contro le donne perseverando fronti educativi ed orizzonti culturali in cui è insito il rispetto della condizione di parità. In definitiva un 8 marzo che sia all’insegna della considerazione per tutte le donne del mondo – siano esse figlie, madri, mogli, sorelle – soprattutto per quelle che vivono ingiuste condizioni di povertà e vengono quotidianamente falcidiate da violenze e malattie.

Una splendida iniziativa dell’assessorato alla Cultura, politiche sociali e pari opportunità del Comune dell’Aquila, denominata ‘Prospettive rosee’, un anno di appuntamenti sulle donne del passato. L’iniziativa si articolerà in una serie di appuntamenti, che si terranno nell’arco di un anno e si concluderanno l’8 marzo 2016, finalizzati a riscoprire i volti femminili del passato. Altra splendida iniziativa all’insegna della solidarietà per l’8 marzo è quella organizzata dalla federazione Pensionati della Cisl L’Aquila-Sulmona, che offriranno un pranzo di beneficenza nella sede della mensa di Celestino, baluardo di bontà e umanità, gestito e diretto da Padre Quirino Salomone. La mensa, lo ricordiamo per dovere di cronaca, assiste persone, famiglie in difficoltà e si prende cura di ragazze madri con i loro bambini e anziane sole che non riescono, purtroppo, a sbarcare il lunario.

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