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Villa Pini e il ‘drenaggio di risorse’

Su richiesta della difesa di Vincenzo Angelini presentata nelle scorse udienze, oggi nel processo in corso davanti al Tribunale di Chieti per la bancarotta fraudolenta del gruppo di Villa Pini è tornato in aula a deporre come testimone Luigi Labonia, il consulente della curatela fallimentare del gruppo Villa Pini che ebbe l’incarico di ricostruire i movimenti finanziari fra le società che facevano capo ad Angelini.

E rispondendo ad una delle domande del difensore di Angelini, l’avvocato Gianluigi Tucci, su quali fossero state le cause del dissesto del gruppo, Labonia ha detto che negli ultimi anni, in sostanza nei quattro anni che precedettero il fallimento, dichiarato nel 2010, ci fu un drenaggio di risorse finanziarie dalle cliniche a favore dei coniugi Angelini.

Un movimento di 30 milioni di euro, ricostruito attraverso gli assegni e seguendo le tracce dei prelievi.

«Tre milioni furono per spese personali – ha detto Labonia – mentre di 27 milioni c’è la prova del prelievo ma non della destinazione». In particolare fra le spese personali sono emersi acquisti in tabacchi, abiti e gioielli e altri beni.

Secondo l’accusa quelle ricostruite sono vere e proprie distrazioni di fondi dalle finalità aziendali. La prossima udienza si terrà il 27 marzo quando tornerà in aula sempre su richiesta della difesa, il curatore fallimentare Giuseppina Ivone.

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