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Campo dei fiori ‘riciclato’ dalla Marsica a Roma

di Gioia Chiostri

Un negozio di fiori catapultato nel brioso mondo dell’arte riciclata. Nella capitale d’Italia lo smog è stato totalmente spodestato dal profumo di una moda nuova, nata in Marsica, cresciuta ad Avezzano e approdata ad un livello di maturazione senza paragoni. Parliamo di ‘Art No Stop’, l’innovativo modo di rimestare, rimescolare e ridestare vecchie cianfrusaglie disusate e desuete in modo che assomiglino all’ottava meraviglia del mondo. Il padre di cotanta genialità artistica ha solo 26 anni e si chiama Filippo Odorisio. Ogni materiale, tra le sue mani, scopre il potere di acquistare l’aspetto di un oggetto capovolto: «L’arte del riciclo può questo ed altro – afferma emozionato a [i]IlCapoluogo.it[/i] – per me è una sorta di fede in un mondo migliore. Banale? Io oserei dire boreale; questo perché l’arte già di per sé colora in un modo nuovo la realtà delle cose; ma l’arte riciclata, quindi venuta fuori da tutt’altro paio di maniche originarie, dall’estremo Nord ti catapulta in un batter d’occhio all’estremo Sud, per quanto è affascinante, misteriosa e economicamente nuova».

{{*ExtraImg_235152_ArtImgRight_300x400_}}Dal cilindro delle idee, sembra essere spuntato, quindi, il ‘bianconiglio’ dell’utile unito al dilettevole. Fabiana Galati, una quasi 30enne romana, è la proprietaria di un piccolo locale in centro, ‘Le Petite Fleur’ che s’affaccia sui Castelli Romani, messo ‘in moto’ da pochissimo. Una ragazza giovane che ha creduto, spiega Filippo, nel tipo di arredo portato avanti da ‘Art No Stop’: una ristrutturazione, tout court, che non va troppo a pesare nelle tasche di chi vuole rinnovare. «Inoltre – aggiunge – risulta essere molto d’effetto». E’ un design irripetibile quello a cui si vuole dare un tono attraverso l’escamotage del riciclo. Filippo è un amico di vecchia data di Fabiana e lei, giovane imprenditrice, ha scelto di inaugurare la sua piccola attività appena sorta grazie al ‘cheap and cheese’ firmato Odorisio. ‘Economizza e sorridi’. «Art No Stop è sbarcato a Roma. Questo, per me, si configura come un secondo step raggiunto nel mio personalissimo iter artistico. Prevede la ridefinizione artistica di spazi commerciali grazie alla creatività del marchio ‘Art No Stop’, che, quindi, si diffonde come un virus passionale, ma non si disperde. La contaminazione, come la definisco io, adesso si sostanzia di realizzazione ex novo degli interni di negozi, esercizi ed attività commerciali».

{{*ExtraImg_235153_ArtImgRight_300x225_}}Che significa? «Vuol dire applicare l’arte del riciclo – fatta di riutilizzazione in senso artistico di oggetti, stoffe, pezzi di metallo e quant’altro – all’arte del design. Ho incominciato a diramarmi nella Marsica con una mostra targata ‘Art No Stop’ a dicembre. Io lavoro prevalentemente da solo, anche se, nel caso della realizzazione di interni, preferisco optare per delle collaborazioni professionali che vengano in mio soccorso laddove la sola arte personale non basta».

Filippo è nato, vissuto e cresciuto – in senso artistico – sulla strada. Esecutore di alcuni murales straordinari, come quelli dedicati ai 18enni di Ortucchio, elaborati allo scoccare di ogni nuovo anno solare, oggi si presta ad inaugurare una nuova tendenza: quella dello ‘spazio riciclato artisticamente’. «Fortunatamente, la Marsica ha molto da invidiare in fatto di know-how. Il cilindro è il simbolo principale di ‘Art No Stop’: esso rappresenta il cappello del mago, dal quale fuoriescono tutte le magie». E proprio di magia si tratta, se si va a guardare nella fessura della serratura del piccolo negozio di fiori ‘Le Petite Fleur’, sito a Roma, e finito sotto i ferri da lavoro di Filippo.

{{*ExtraImg_235154_ArtImgRight_300x400_}}«Chi potrebbe mai copiare un restauro riciclato? È un modo nuovo di veicolare l’arte – continua Filippo – Il negozio vende fiori: come si vede dalle foto, io ho scelto, quindi, di ornarlo attraverso, in primis, il riciclo di bancali di pellet usati per i trasporti. Questi sono stati riutilizzati come mensole innovative ed originali. I mobili all’interno del locale sono stati praticamente tutti ‘adottati’ dalla strada: mobili usati, scovati anche nelle discariche, parzialmente ristrutturati e fatti tornare a nuova vita. Alcuni mobili sono stati recuperati anche dalle classiche e vecchie cantine o soffitte impolverate dei generosi vicini di casa. L’arte del riciclo ricicla tutto, nessun oggetto è escluso. Ciò che serve è solo un lavoro di fantasia». Per la realizzazione e le varie rifiniture, Filippo ha impiegato, lavorando giorno e notte, sei giorni in totale. «Mi sono diretto a Roma con il mio camper, provvisto di tutti gli attrezzi del mestiere. La zona è quella dei Castelli Romani, una fonte d’ispirazione non indifferente».

{{*ExtraImg_235155_ArtImgRight_300x200_}}Un foglio bianco dipinto dalla magia a costo zero del riciclo: questo significa affidarsi ad ‘Art No Stop’. Ma come è avvenuta la magia del rinnovo? «Primo step del lavoro – spiega Filippo – l’osservazione dello spazio da ristrutturare e ridipingere ex novo; in secondo luogo, si contratta con la persona committente la performance alla quale dare atto. Successivamente, conosciuto il suo gusto e ricevute alcune coordinate ferree sulle quali approntare il lavoro – colori preferiti e/o collocazione dei mobili – si comincia a lavorare. Il cavallo di battaglia di questo progetto, a mio avviso, è l’insieme perché ogni tocco dato fortifica l’altro. Le sedie, ad esempio, erano, un tempo, marroni e in vimini; sedie classiche quindi: con un piccolo lavoretto ad arte sono diventate nuovissime. Una parete, invece, come si vede bene dalle foto scattate, è stata quasi totalmente ‘riempita’ da un mosaico di specchi, riciclato da una vecchia porta a vetri. Quest’ultima è stata praticamente ridotta a brandelli; successivamente, ogni spicchio di vetro è stato singolarmente apposto sulla parete con del semplice silicone». Il fotografo si chiama Daniele Galati, fratello della proprietaria del negozio. Qual è il vantaggio di affidarsi al riciclo artistico? «Sicuramente – risponde Filippo – il budget limitato, che non fa mai male in tempi di crisi. Arredare un negozio riciclando altri oggetti ha un effetto bumerang, quasi: si lancia il vecchio sulle ali della fantasia e torna il nuovo a portare allegria».

{{*ExtraImg_235156_ArtImgRight_300x450_}}Ma la genialità di Filippo non finisce qui. «Io, in realtà avrei in mente di piazzare in maniera sparsa ad Avezzano dei contenitori per il riuso artistico: dei punti di raccolta concreti, dove far confluire tutto ciò che c’è di vecchio ad Avezzano e dintorni, magari oggetti ben sepolti in cantina. ‘Art No Stop’ ha camper, furgone e un manipolo di sei autisti. Il mio progetto di raccolta artistica verrà presto presentato a Lorenza Panei, presidente di Aciam. Spero accoglierà la mia idea. La base di fondo è: nell’arte nulla si spreca e nulla si distrugge, ma tutto si ricrea. Da un materasso vecchio, io tiro fuori le molle e le riuso come emblemi artistici. Il lavoro del negozio ‘Le Petit Fleur’ è stato maturato ad inizio mese di febbraio. Inoltre ‘Art No Stop’ abbatte il digitale il più possibile, manteniamo viva l’immaginazione». In questo caso, il giovane ha chiamato in suo soccorso il giovane. «Ciò che oggi si definisce design, un tempo si definiva affresco – conclude Filippo – ecco: io spero di far tornare l’arte, attraverso l’occhio del riciclo, a quel suo primitivo senso di artigianato. Nell’aria c’è questa volontà di creare una collaborazione con Aciam; vorrei poter disporre di uno spazio nel quale lavorare serenamente sugli oggetti recuperati e differenziati; una discarica, se osservata bene da una mente artista, potrebbe assomigliare ad un grande centro commerciale, dove far la spesa fra metallo, plastica, legno e stoffe varie. La bellezza del riciclo è proprio questa: guardare il mondo con occhi nuovi e non bendati dall’arcigna mania del consumismo».

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