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L’inglese accresce le radici italiane

di Giovanni Baiocchetti

[i]”L’inglese accresce le radici italiane”[/i]. Ho letto questa frase su Facebook e l’ho scelta come inizio per altre riflessioni sull’esperienza più bella della mia vita, l’Erasmus, dopo avervi già raccontato i primi mesi ([url”http://ilcapoluogo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=112917&typeb=0&L-Aquila-vista-da-lontano”]http://ilcapoluogo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=112917&typeb=0&L-Aquila-vista-da-lontano[/url]) e il primo ritorno in Italia ([url”http://ilcapoluogo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=114137&typeb=0&Vacanze-a-L-Aquila”]http://ilcapoluogo.globalist.it/Detail_News_Display?ID=114137&typeb=0&Vacanze-a-L-Aquila[/url]).

Non avrei mai immaginato, prima di partire, di poter dire che l’Italia ha più pregi di quanti glie ne avessi attribuiti, che non mi sarebbe mancata solo la cucina, il bidet, il sole ma anche altro. Leeds, la città in cui mi trovo, non è il paradiso. E forse avevo questo pregiudizio perché uno sport che noi sappiamo fare bene è lamentarci ed auto-criticarci, essendo portati a pensare che l’Italia “per carità”, mentre all’estero è tutta un’altra storia. Ora, questo ragionamento funziona sotto tanti aspetti; non serve neanche parlare di corruzione, mafie, immondizia, giustizia di parte eccetera, tanto lo sappiamo tutti. Vi dirò allora che, per esempio, nonostante stia studiando in una delle università più grandi e famose d’Inghilterra, studio molto di meno di quanto facessi a L’Aquila e finora ho superato tutti gli esami; considerando pure il tempo che mi ci vuole per tradurre alcune parole che non conosco.

La stessa cosa pensano tutti gli italiani che sono qui a studiare. Non avrei mai creduto di poter dire che il livello medio di cultura generale di un giovane italiano sia più alto rispetto a giovani di tanti altri paesi del mondo. Parlo di conoscenze ovviamente, non di apertura mentale o senso civico. In quanto a quello non si può dire niente agli inglesi: c’è una grande tolleranza diffusa nei confronti di stranieri e omosessuali per esempio. Ma, tornando al punto, posso dire sicuramente (sarà stato un caso, non lo so) che i discorsi più interessanti e profondi li faccio quasi sempre con altri connazionali. E non per un fattore linguistico, perché parlo ogni giorno anche inglese e spagnolo riuscendo a dire tutto ciò che voglio e a comprendere anche la radio.

Ho sentito dire da tanti studenti italiani qui: «non avrei mai detto che la scuola italiana potesse essere una delle più formative al mondo»; ed il risultato si vede, perché sto facendo dei corsi qui per i quali si richiedono meno conoscenze di quanto lo stesso corso di letteratura spagnola o di lingua francese mi richiedesse al liceo! Sul Don Chisciotte, ricordo, alle superiori ci saremmo stati almeno due settimane se non di più, dovendo stare attenti a lezione a prendere gli appunti dettati direttamente in spagnolo, mentre qui ci siamo stati un’ora leggendo delle diapositive, per di più in inglese (che per me è pur sempre una palestra, ma per un inglese no).

Questo perché in Italia, per fortuna, ci sono ancora tanti insegnanti appassionati alla loro materia, che pretendono che ci sia conoscenza, che spiegano con interesse. Al di là di ciò, purtroppo, poco più. Qui i materiali per uno studio approfondito, qualora uno studente voglia farlo, ci sono in quantità incredibile. Palazzi pieni di materiali ed attrezzature a disposizione di tutti e per qualsiasi area di studio. Lingue comprese (libri in lingua divisi per livello di conoscenza, televisioni con tg stranieri, notizie della BBC salvate ogni mattina sui computer con trascrizione e audio solo per citarne alcuni). Lì pecchiamo, perché non abbiamo questi materiali. Allora per me la chimica diventava noiosa perché imparare che la formula del cloruro di sodio sia NaCl guardando il muro rimaneva un concetto astratto.

Mi avvio alla conclusione affermando che dopo cinque mesi posso dire di trovare gli inglesi freddamente spensierati ma rispettosamente educati. Freddi, perché purtroppo non amano mischiarsi con gli altri (sarà la troppa immigrazione?), freddi perché ti conoscono una sera da ubriachi e il giorno dopo si dimenticano già di te e nemmeno ti salutano, come fanno anche i compagni di università. Spensierati perché non hanno problemi economici o problemi di terremoti, alluvioni, vulcani. E la loro spensieratezza e leggerezza si vede bene nei rapporti spesso superficiali con le persone. Come superficiali e talvolta volgari e sporchi sono i testi della maggior parte delle canzoni che piacciono di più. Allo stesso tempo, però, sono rispettosi del prossimo, precisi sul lavoro, rispettosi delle file e delle leggi.

Riflettevo proprio ieri con due connazionali che qui, almeno a Leeds, i rapporti umani si siano spesso persi in favore dell’individualità; cioè, si avverte poco il senso di comunità e collettività. Esempio: ti cade una cosa per strada e nessuno ti avverte. Oppure la gente viene a chiederti una sigaretta con 50 centesimi in mano dicendo: “posso comprarti una sigaretta?”. Una sera in un locale raccolsi il giubbetto ad un ragazzo a cui era caduto e lui mi diede cinque sterline! E non ci fu verso di poterle rifiutare! A nulla è valso spiegargli che chinarmi a raccogliere un giubbetto non è una fatica. Perché qui di gesti di aiuto spontaneo e gratuito se ne vedono di rado. Anche l’autista dell’autobus alla domanda “per favore, può farmi scendere in via X?” risponde “non me ne ricorderò”. Per non parlare di quando si chiedono informazioni. Forse gli anziani sono gli unici ancora disposti ad aiutare gratuitamente.

Questo per dire che dei tanti pregiudizi che si hanno all’Estero sull’Italia forse la colpa è anche nostra, perché siamo spesso i primi a buttarci fango addosso. Dovremmo invece, come suggerisce il collega Marcello Spimpolo, imparare dagli altri ad andare fieri delle nostre eccellenze. Perché di eccellenze ne abbiamo tante e lo sappiamo, famose in tutto il mondo! Perché l’Italia è controversa, paradossale, ma unica, bella, interessante, eccellente. Condanniamo piuttosto chi rovina il Bel Paese. A cominciare dai politici fino a chi butta una carta per terra. Se utilizzassimo il tempo che sprechiamo a giudicare gli altri e fare pettegolezzi per migliorarci, vivremmo sicuramente meglio. Ma probabilmente è un’utopia.

Beh, non avrei mai creduto di elogiare l’Italia all’estero. Ecco un altro bell’aspetto di questo Erasmus. Fatelo, ragazzi, crescerete in breve tempo e saprete apprezzare ancora più cose dalla vita. Crescerà la vostra capacità di guardare gli altri e casa vostra. E avrete fratelli e sorelle sparsi per il mondo. Ed abbatterete tanti pregiudizi su loro e su di voi.

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