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Saturnino Gatti come Raffaello e Piero della Francesca

«Non un comprimario, ma un artista pari a Piero della Francesca e a Raffaello». Così il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha definito Saturnino Gatti, nel corso della presentazione del volume Saturnino Gatti. Pittore e scultore del Rinascimento italiano – edito da Textus e curato dallo storico dell’arte Ferdinando Bologna – che si è svolta nel pomeriggio di ieri all’Aquila in un Auditorium debordante e attentissimo. Come tasselli di un mosaico, gli studi di un’intera vita, quella dello storico Ferdinando Bologna – massimo esperto di Saturnino Gatti a livello internazionale – ricompongono e stravolgono il viaggio straordinario dell’artista che è riuscito a testimoniare e a imporre la vivacità aquilana a cavallo tra il ‘400 e il ‘500 in Italia.

L’evento, moderato dalla giornalista Maria Rosaria La Morgia, è stato realizzato grazie allo straordinario impegno della Fondazione Carispaq – costantemente al fianco del progetto a partire dalla pubblicazione del volume – e al sostegno dell’impresa edile DIPE e di Assofarm.

«Già da anni indico Saturnino come uno degli artisti che più mi piace, nella certezza che nessuno sappia di chi parlo. E’ come avere una Monica Bellucci tutta per sé». Usa un “riferimento pop”, Sgarbi, per rendere al pubblico la statura dell’artista rinascimentale aquilano, riscoperto proprio da Bologna quando negli anni Cinquanta scrisse il suo primo contributo a lui dedicato per la rivista Paragone-Arte, fondata da Roberto Longhi di cui era collaboratore.

«Sotto l’influenza del Vasari – ha spiegato Sgarbi nel suo lungo intervento – abbiamo vissuto l’arte seguendo due strade maestre: quella Toscana e quella Veneziana. Dopo quattro secoli di propaganda vasariana, Longhi dà rilievo alla pittura padana scoprendo Caravaggio e il migliore caravaggista è proprio Bologna. A Bologna, allievo di Longhi, è toccato di arare un campo solo marginalmente studiato: a lui si devono studi importanti sul Duecento e il Trecento e su artisti che avevano notorietà subalterna. Si è concentrato sulla Campania, ma anche sull’Abruzzo per la prima volta guardato con occhi nuovi, con lente puntuale. Questa arte non è affatto minore. Bologna si è convinto, sulla base di documenti che lo avvalorano, che

proprio a Saturnino – di cui ha anticipato i natali – si debba la più bella pagina della Bibbia di Federico da Montefeltro datata 1478. Se, dunque, Saturnino aveva rapporti con Federico non poteva non essere che grande come Piero della Francesca. Il primo potente d’Italia chiama Saturnino perché lo ritiene eccellente. Con questa monografia, Bologna riesce a mettere ordine sull’eredità di Saturnino, ristabilendo attribuzioni errate e presentandone di nuove. E’ l’opera definitiva su Saturnino».

Alla “lezione” di Sgarbi, che non si è risparmiato, è succeduto il brevissimo intervento di Bologna che non ha voluto aggiungere altro, ricordando come la sua relazione con Saturnino è iniziata fin da giovanissimo. L’individuazione di un nuovo anno di nascita – dal 1463 al 1457 -; nuove attribuzioni, come quelle di alcune opere oggi custodite nei musei di Baltimora e Montreal in precedenza assegnate al Perugino; l’attribuzione, ancora, del Tabernacolo Mariano della chiesa aquilana di Santa Maria del Soccorso all’artista verrocchiesco fiorentino Francesco Brugi, che ne smentisce l’appartenenza a Silvestro dell’Aquila, confermano la tesi che «L’Aquila è stata un incrocio fertile di presenze autorevolissime del Rinascimento fiorentino e italiano». Svolgendosi sulle orme di Saturnino, il volume assume i tratti, non di una “semplice” monografia, ma di “mille finestre”, di uno spaccato di ampiezza inusitata che parte dall’Aquila e immediatamente si dirama in mille rivoli in Italia cogliendo, così, l’evoluzione di una generazione di artisti anche più antichi.

Anche il Comune dell’Aquila ha voluto rendere il suo tributo al grande studioso, omaggiandolo ufficialmente di una chiave d’argento. «L’onorificenza che le consegno oggi – ha dichiarato il sindaco Massimo Cialente – è a nome della città perché vogliamo che lei sappia quanto è importante per tutti noi. Lei è padrone della città».

Soddisfatto della “fatica” Edoardo Caroccia di Textus che con la monografia su Saturnino “festeggia” la sua centesima pubblicazione. Caroccia ha sottolineato come “alla nostra casa editrice piace usare per l’Abruzzo e per L’Aquila un linguaggio che va oltre confini territoriali e abbraccia il mondo”. Il volume contiene un vasto repertorio fotografico realizzato da Luca Del Monaco e Mauro Bologna, nonché appartenente all’archivio privato di Bologna e ai diversi musei che ospitano le opere di Saturnino Gatti.

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