La terra senza luna

di Valter Marcone

Per molto tempo la Luna è stata ritenuta una dei sette pianeti che ruotavano attorno alla terra insieme a Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove e Saturno. Una Terra ritenuta fissa, al centro di tutto.

Nel Seicento, con l’affermarsi della teoria copernicana e quindi dell’affermarsi delle idee eliocentriche dell’universo, la Luna divenne un semplice satellite in compagnia di altri satelliti esistenti in quanto la maggior parte dei pianeti che ruotano intorno al sole hanno una o più lune.

La domanda che da sempre osservatori e scienziati si sono posti è stata questa: ma la Terra senza la Luna sarebbe stata la stessa?

Certo, pensare di perdere la Luna, per quello che ha rappresentato nella realtà cosmica e nella immaginazione dell’uomo, equivarrebbe a scombussolare un po’ tutto il nostro mondo. Sì. Perché stabilizzando l’inclinazione del nostro pianeta la Luna lo ha protetto da escursioni termiche stagionali che avrebbero dato una direzione diversa alla evoluzione della vita sulla Terra. Per esempio, le pozze di marea prodotte dagli oceani sono state essenziali per lo sviluppo di sistemi biologici complessi.

All’inizio, poi, come afferma una delle teorie più condivise, fu la collusione della Terra con un corpo celeste di una grandezza su per giù come Marte a produrre detriti in forma di anello che crearono la Luna.

Senza quell’impatto non ci sarebbe stata la luna.

E non ci sarebbe stata la sua influenza con una storia quasi speculare a quella della Terra. Infatti la Luna ha rappresentato per la terra uno specchio nel quale gli uomini hanno visto riflesso per millenni le loro vicende vere e immaginate. Alla luna furono cantate le gesta degli uomini sulla terra e sulla luna, quando l’uomo finalmente riuscì a posarci i piedi, furono cantate le gesta della terra, degli uomini e della loro storia. Furono simboli come le bandiere che narrarono una storia: quella della terra al cospetto della luna.

Ma la luna è un corpo brullo, buio, senza vita, con una grandezza pari ad un quarto di quella terrestre, un peso pari a un ottantunesimo e una forza di gravità pari a un sesto. Compie una rotazione completa sul suo asse in circa ventotto giorni, una lentezza notevole nei confronti delle ventiquattrore della Terra. Ha una superficie poco più grande dell’Africa e dell’Australia messe assieme. Proprio grazie a queste caratteristiche la Luna ci permette di apprendere delle informazioni sull’origine del sistema solare; è una specie di archivio e catalogo di quello che avvenne e di quello che è avvenuto successivamente, anche se nel corso di miliardi di anni la luna si è modificata.

Appunto due miliardi di anni fa la Luna era lontana dalla Terra 38.600 Km,le ruotava attorno 3,6 volte al giorno e influenzava i mari e gli oceani provocando maree mille volte più alte di quelle attuali. Certo le condizioni di vita sulla terra dovevano essere a quel tempo difficili per le creature che siamo abituati a vedere oggi, ma eravamo appunto all’inizio di una evoluzione che ha reso la Terra e i suoi organismi viventi quelli che sono oggi.

La luna ha ora una distanza dalla Terra di 384.500 Km in quanto il satellite ha perso energia, rallenta e si allontana e la sua orbita si allarga di quattro centimetri all’anno (settantacinque metri ogni duemila anni).

Inoltre senza la luna e la possibilità della sua contemplazione ad occhio nudo (diversamente dal sole) l’uomo non sarebbe stato lo stesso anche per il ruolo importante che il satellite della Terra ha avuto nella sua immaginazione.

La Luna è il corpo celeste più osservato. Ma dicevamo: che sarebbe stato della Terra senza la Luna?

L’astronomo e fisico americano Neil F.Commins ha ipotizzato questa possibilità e ha tracciato un confronto tra la Terra che tutti conosciamo e una ipotetica che ha chiamato “Solone”, appunto una terra sulla quale non si è verificato all’inizio alcun impatto e quindi senza luna. Per questa ipotesi lo scienziato riferisce che Solone ruoterebbe più in fretta, forse ad una velocità tre volte superiore a quella attuale della Terra (giorni e notte di otto ore) provocando dei movimenti più vigorosi nell’atmosfera del pianeta. Sarebbero una rarità su questo tipo di Terra alberi alti e foglie larghe così come animali con gambe ed ali allungate. Ci sarebbero degli umani, ma completamente diversi dalle belle donne e dai begli uomini che tanto amiamo frequentare, fotografare, descrivere, amare, odiare o sognare. Sarebbe tutta un’altra Terra alla quale probabilmente saremmo ormai abituati, anzi adattati, e che ameremmo lo stesso e quella specie umana sarebbe altrettanto bella, degna di essere fotografata, amata, come quella attuale. Anche se, chissà, un dubbio ci assale: potrebbe essere anche una umanità migliore?

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