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Porta Barete, presenza storica secolare

di Francesca Marchi

I ritrovamenti archeologici nell’area di Porta Barete confermano una presenza storica secolare.

Già un anno fa, a scavi appena iniziati, il cantiere di Porta Barete regala delle sorprese molto interessanti dal punto di vista archeologico.

Un dettagliato incontro aperto a tutta la cittadinanza è stato patrocinato dalle Associazioni Archeoclub Aq, Compagnia Rosso d’ Aquila, Italia nostra, Jemo ‘nnanzi, Lega ambiente Beni culturali e Panta Rei.

Un meeting interessante in cui relatori di spicco come la dottoressa Rosanna Tuteri, archeologa della Soprintendenza Beni Archeologici d’Abruzzo e l’architetto Gianfranco D’Alò della Soprintendenza BAP d’Abruzzo, hanno illustrato le fasi dei lavori.

Nel febbraio 2014 il ritrovamento di un busto di leone in pietra calcarea, di epoca romana, che doveva stare a “guardia” di uno degli antichi ingressi della città, ha rappresentato la prima eccezionale scoperta.

Quest’anno la pulizia della porta mette in evidenza vari elementi architettonici e decorativi nonché una targa affrescata con scritto [i]“Porta Romana”[/i]. Si trova sullo stipite in alto a destra, dove c’è un imponente blocco calcareo e il famoso busto di leone.

La seconda fase di indagine è stata una sorta di assistenza archeologica –come sottolinea l’archeologo Piero Cilento e collaboratore esterno della Soprintendenza.

Una fase complessa ha interessato le mura che si affacciano su via Vicentini e

ha permesso il recupero di materiale architettonico e decorativo, la messa in luce della targa, che rinomina l’ingresso Porta Romana/ Barete, la presenza di un possibile piano di calpestio, ancora da verificare, ma dai primi accertamenti sembrerebbe che sotto ve ne sia un altro, una sorta di marciapiede, come illustrato dalle fonti documentarie.

Inoltre l’area era quasi certamente soggetta a raccogliere acqua piovana. Lo scavo ha svelato un acquedotto. Vi è tutt’ora- ed è emozionante vederlo- una canaletta da cui sgorga acqua e che alimentava la piccola fontanella vicino la porta.

A confermare questa ipotesi anche la varietà dei detriti e reperti appartenenti ad epoche diverse. Son state ritrovate ceramiche risalenti al XII e XIII secolo e tracce di vita antichissima, come una pietra lavorata del paleolitico.

La prima fase invece, a scavi appena cominciati, vede un cantiere immerso in un contesto urbano particolare.

E’ certamente una fase di emergenza in cui è stato necessario coordinare il lavoro archeologico con quello riguardante le varie trivellazioni effettuate nel terreno. Ma anche in questo step riserva interessanti scoperte.

I carotaggi hanno permesso di stabilire che il materiale recuperato si trova sempre alla stessa altezza, tra i sei e gli otto metri.

Tutti gli interventi hanno dato alla luce una precisa documentazione che vuole essere anche uno strumento utile sia per le soprintendenze preposte che per la ditta che vi sta lavorando.

La dottoressa Rosanna Tuteri è soddisfatta dell’andamento dei lavori.

«La parte intra muraria dell’antiporta che si vede da via Vicentini è molto caratteristica, fondamentale è stato l’impegno degli archeologi. E’ importante fare archeologia preventiva in modo tale che le varie fasi di demolizione, ricostruzione e restauro potrebbero avere il valore aggiunto della conoscenza del territorio. Porta Barete – ribadisce la Tuteri – è un caso conosciuto ma ci son molti altri interventi che son studiati e indagati archeologicamente».

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