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Teatranti Tra Tanti ad Avezzano: la farfalla-follia in una mano

di Gioia Chiostri

Fra maschere e parole, fra miti scalfiti e subordine capovolto, cresce il fiore all’occhiello dell’Arte che abbaglia. Il 31 gennaio, al Teatro dei Marsi di Avezzano, arriva una estrosa compagnia di teatranti, alcuni fra tanti, almeno così recita il loro nome singolare. Lo scopo? Quello di liberare la pazzia per mitigare la malinconia e di dare nuova voce alla follia. Il talento è come una farfalla. Socchiude le antenne diritte, dispiega le ali variopinte e, dopo un lungo annusare fra polline ingiallito dal sole e dalla luna, si posa sul palmo del fiore che getta più colore.

Quest’ultimo non ha nome di bellezza, ma di fantasia. Alessandro Martorelli, originario di Massa D’Albe, classe 1976, membro fondatore della compagnia suddetta e artista dalle tre anime creative osmoticamente intrecciate fra di loro (segnatamente da musicista, scrittore ed attore) ha creato ex novo la trama di una commedia tutta da ridere. ‘Follia d’Ufficio’ è il suo ultimo figlio in fatto di ideazione ed invenzione. Una storia attuale, ma estremizzata dalla penna vivace del teatro riflessivamente ironico. Una commedia che brilla per originalità e che abbaglia per un sottile retrogusto di verità.

{{*ExtraImg_231534_ArtImgRight_300x225_}}«E’ da tanti anni che mi diletto a lavorare con l’arte. Principalmente faccio l’attore, anche se la scrittura personale, quella vissuta a tu per tu con il foglio bianco, mi soddisfa non poco. Io nasco come figlio del Teatro, senza dubbio, poi, però, strada facendo, ho coltivato le mie altre due passioni dell’anima, quali la musica e la scrittura creativa senza abbandonarle definitivamente mai», così racconta a IlCapoluogo.it. La compagnia di attori di cui Alessandro fa tutt’ora parte ha nome di ‘Teatranti Tra Tanti’: «uno scioglilingua quasi. – spiega Alessandro – È un nome che, immagino, sia difficile da imparare, ma una volta che è entrato nella testa, il gioco è fatto: non si scorda più». La compagnia teatrale di cui Alessandro fa parte è di stampo amatoriale, sgorgata, per così dire, da una realtà culturale più ampia quale un’associazione culturale di Massa D’Albe nata nel 1998. Ufficialmente, ‘Teatranti Tra Tanti’ è nata nel 2007, «ma, in realtà – aggiunge Alessandro – è sempre stata viva, costola dell’associazione più grande e più risalente nel tempo. Proprio quest’ultima si occupava principalmente di allestire spettacoli dal vivo durante il periodo estivo; questa energia di fondo è servita a noi ‘eredi’ dell’associazione culturale originaria per mettere in piedi una nostra realtà, personale, certo più giovane ma comunque densa di voglia e di spessore e che riuscisse a fare del teatro la carta vincente da giocare».

Alessandro, però, è un demiurgo dell’arte versatile, che presenta un piede in più scarpe e più scarpe in varie scatole. Ha incrociato gli occhi della scrittura in senso stretto in tenera età adolescenziale. «Sicuramente scrivere un romanzo risulta essere più faticoso che dare alle stampe una commedia. – dice – Sono due soddisfazioni diverse, entrambe provate sulla mia stessa pelle: nel teatro, la soddisfazione si esplica nel legame che si instaura con il pubblico ascoltante, nel libro o nel racconto, essa è data da una fatica personale, regalata ad altre menti. In tenera età, io scrivevo già dei raccontini, delle belle storie, a detta della mia professoressa della Scuola Media di allora. La mia peculiarità però risedeva nel fatto che poi, quelle storie, io le raccontavo a voce, donando loro corpo e densità. Già allora, quindi, vi era nella mia personalità una sorta di chiaro-scuro fra maschera e penna. Nella vita, poi, sono anche un tastierista e un responsabile delle Risorse Umane in una società di servizi alle imprese».

{{*ExtraImg_231539_ArtImgCenter_500x497_}}Il livello amatoriale, targhetta necessaria per i ‘Teatranti Tra Tanti’, risulta essere, in realtà, un inganno benevolo. Infatti, entro le mura umane di questa istituzione, si nascondono professionisti di calibro. «Non abbiamo vincoli; da ‘solisti’, godiamo, infatti, di piena libertà di espressione. Parallela a quella dell’attore è, ad esempio, la mia carriera da scrittore». Alessandro Martorelli ha esordito nel 2008 con il suo primo libro, una silloge di racconti intitolata ‘Come nascoste da una notte senza luna’. Successivamente, ha deciso di cimentarsi con la sfida del romanzo vero e proprio. Ha dato alle stampe, nel 2012, il volume ‘Anche i Pink Floyd possono sbagliare’, edito da Montag. «‘Anche i Pink Floyd possono sbagliare’ racconta una storia amara, di un ragazzo 32enne, creduto matto, emblema della generazione di oggi, che attraversa, per pura e sfortunata fatalità, il vortice della violenza. In realtà, in questo libro, non v’è nulla della mia esperienza personale, solo la mia carta vincente onnipresente, ossia la fantasia. Da lì, poi, è sgorgato lo spettacolo teatrale, messo in scena nel febbraio del 2013».

La cultura è un amore ad un binario unico e monodirezionale. L’inghippo, di fatti, nasce allorché, percorrendolo, si incontrano le varie stazioni abbandonate e da vivificare dell’Arte. Così è stato per Alessandro: «‘Il Mistero dell’assassino misterioso’, opera prima di Lillo & Greg, rappresentata da me e dalla mia compagnia è stata vincitrice di importanti ‘medaglie al valore culturali’, quali il Premio Gradimento del Pubblico al concorso ‘Passaggio a Teatro’ di Bettona e il Miglior allestimento scenografico al concorso ‘Il Confetto d’Oro’, svoltosi a Sulmona. Ho vinto poi un premio al concorso nazionale ‘Parole In Scena’ indetto dalla F.I.T.A. di Messina proprio per il testo di ‘Follia d’Ufficio’. Sul palco, la bravura è una conditio sine qua non, non esistono attori senza merito nel Teatro. Catturare l’attenzione di un pubblico ampio, pagante di biglietto, con una commedia, credo sia una fra le più ardue imprese calcate da gente di spettacolo. Ebbene, ‘Follia d’Ufficio’ vorrebbe bardarsi di ciò, ossia della bellezza di provocare risa divertite ma pensanti. Questa storia, ambientata appunto nel crocicchio di storie e di vie moderno, quale un ufficio di lavoro, mi è venuta in mente d’improvviso. Ogni personaggio è, ovviamente, estremizzato; protagonista assoluto, poi, è l’arrivista: questo spirito indemoniato del XXI secolo». La commedia punta a risvegliare, in maniera fors’anche un poco catartica, le viscere dell’umanità e dell’altruismo a costo zero assopiti dentro l’uomo contemporaneo. Tutta la trama gioca sulla scelta del prescelto: ossia di colui che andrà a ricoprire il famoso ‘ruolo vacante’. Quest’ultimo è già ‘ammalato’ di per sé di stress da ufficio e ciò porta e comporta un inasprimento della malattia originaria stessa: visioni, dejà vu, cose che accadono solo nella sua testa: tutto ciò verrà rappresentato sul palcoscenico.

La compagnia, in origine formata da Silvia De Grandis, Virgilio Scafati, Gianluca Zanellato e Alessandro Martorelli stesso, è un crogiolo di amici della vita e delle idee. «Una famiglia, tout court. – spiega Alessandro – Gli ultimi arrivati, due teatranti nel DNA, si chiamano Adriana Marinucci, che è una nostra amica da sempre e soprattutto una violista professionista e Stefano Viezzoli, un ottimo attore che ha abbracciato subito il nostro micro-mondo».

Fra le parole di Alessandro, s’intravvede la goccia per lo più odiernamente scomparsa dell’umiltà sottesa al ben fare. Lo spettacolo‘folle’, allestito in collaborazione con l’Avis, «si pone – come sottolinea lo stesso ideatore – l’obiettivo di essere una storia per tutti quanti», conclude Alessandro. La traccia che si spera di lasciare nell’animo degli spettatori non ha a che fare con alcun messaggio propagandistico. «Ciò che viene rappresentato nella commedia, è vita vera estremizzata: ognuno potrà ritrovare il suo collega d’ufficio barra amico di lavoro, fra i personaggi impersonati. Se, il 31 alle ore nove di sera, riuscissimo a far scattare la magia dello specchio fra teatro e realtà, allora noi Teatranti Tra Tanti potremmo dire di aver fatto davvero centro». In taluni casi, molte volte, l’unica cosa da fare è restare. Restare a guardare e zittire il senso del dovere che preclude le vie del piacere.

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