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L’Aquila, il punto sulla Giustizia malconcia

Il discorso delle ferie dei magistrati è ininfluente ai fini del buon andamento della giustizia.

Lo ha affermato il procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Fausto Cardella, parlando con i giornalisti sulle difficoltà degli organici, con particolare riferimento alla Procura distrettuale antimafia.

«Devo dire con franchezza – ha spiegato il magistrato – che qua i problemi che ci sono per l’amministrazione della giustizia sono problemi seri, risalgono nel tempo. Sarebbe da illusi pensare che arriva un buon ministro che in un mese, due mesi, sei mesi risolve questi problemi, lasciati incancrenire per troppo tempo».

«Il personale amministrativo non viene assunto da 20 anni. E’ chiaro, voglio dire che oggi non è possibile ovviare a questa situazione nel giro di settimane, mesi. Si può fare qualcosa con la mobilità e qualcosa si sta muovendo sotto questo punto di vista. Tutto il personale va riqualificato, il nostro non è un lavoro generico, è un lavoro specifico. Questi problemi ci sono e non possono essere addebitati certamente all’attuale Governo, anzi».

«Detto questo, secondo me – ha aggiunto Cardella – sono il primo a dire che il discorso ferie è irrilevante ai fini del miglioramento del funzionamento ed è vero anche in un certo senso che parlare di ferie è stato un po’ come dire ai magistrati lavorate poco. Ma io non lo condivido e non mi sarei sicuramente esposto a lamentarmi sul discorso delle ferie. Pur sottolineando che noi abbiamo la produttività maggiore rispetto ad altre magistrature europee, pur sottolineando che il problema della magistratura, della giustizia non è quello delle ferie dei magistrati – ha osservato il procuratore capo – io non mi sarei lamentato perché bisogna rendersi conto del contesto dei motivi di opportunità. Non avrei minimamente calcato la mano su questo aspetto. Io non ho mai fatto tutte le ferie e credo che molti miei colleghi non hanno mai usufruito di tutte le ferie. Quindi è un discorso che non condivido».

Secondo Cardella «non c’è un consenso dell’opinione pubblica perché a torto o a ragione dopo 20 anni di dileggiamenti contro la magistratura, siamo in calo, tutto ciò è comprensibile un po’ per colpa nostra un po’ perché siamo stati bersagliati da oltre 20 anni e vabbé. In questo momento dare l’impressione di fare una difesa di quello che a torto o a ragione, sicuramente a torto, viene considerato un privilegio, secondo me è un autogol, io non lo avrei fatto. Mi rendo conto che ci sono molte difficoltà a migliorare la situazione – ha detto infine il magistrato – do atto che qualcosa si sta facendo».

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