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L’Aquila, centro città: un’altra dimensione

di Camilla Elleboro

Incuria, sporcizia, abbandono. Sono queste le parole che gli esercenti dei locali e dei bar aquilani del centro cittadino usano per descrivere la condizione delle loro attività e l’ambiente attorno. No, effettivamente l’amministrazione locale non fa una bella figura a riguardo.

Osservando il chiosco universitario “Punto Basilio” si possono ben comprendere le lamentele: la mattina e nel primo pomeriggio, anche grazie alla presenza degli universitari, è molto attivo, ma, dopo il tramonto, è praticamente costretto a chiudere i battenti per mancanza di illuminazione. Già, e forse nel ventunesimo secolo i lampioni non dovrebbero più essere un problema, ma non per piazza San Basilio, che sembra trovarsi in un buco nero.

“La città è inospitale”, queste sono state le parole del proprietario del chiosco, il quale ricorda anche le pesanti e numerose tasse che è costretto a pagare senza però ricevere in cambio servizi adeguati. Stando alle parole di altri esercenti la situazione è, sotto alcuni punti di vista, insopportabile anche per loro.

Il “Bar Castello” ha dalla sua una clientela fissa di giovani, soprattutto il giovedì sera, ma lamenta l’incuria e il disinteresse generale riguardo le condizioni dei vicoli di Via Castello, e anche l’assenza di altri tipi di attività commerciali e di uffici nel centro storico. Questo effettivamente è un problema che in molti hanno riscontrato. Possibile che in pieno centro storico ci sia spazio solo per bar e locali? E se è così, come ci si può sorprendere se sono sempre più numerosi gli atti vandalici? Ecco il disagio maggiore del nostro centro storico: vittima, tra gli altri, anche il locale “I Santi” con danni alla porta di ingresso da parte di un gruppo di giovani incuranti, o ignoranti, delle telecamere.

Sono sempre di più le aree video-sorvegliate del corso, nonostante le polemiche di chi così si sarebbe sentito un po’ spiato dal Grande Fratello.

Se fossero intervenute le autorità a tempo debito, probabilmente non ci sarebbe questa spaccatura nella popolazione, e d’altronde bisogna pur prendere provvedimenti se un gruppetto mette fuoco a un palazzo appena ricostruito, se dai portici di San Bernardino piovono bottiglie di vetro o se nei vari bar o locali “bisogna tenere gli occhi aperti”, come in molti ci hanno detto. Tutti concordano nell’asserire che L’Aquila è cambiata: da una città tranquilla e riservata com’era, è diventata abbandonata e in crisi, non solo monetaria, ma anche e soprattutto di valori.

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